Poliziotto del mio cuore

Pubblicato il 14 giugno 2026 alle ore 17:32

Poliziotto del mio cuore

 

Il bisogno urgente di uno psichiatra o piuttosto del Cuore della Legge sul cui cuscino chinare il capo e dormire, finalmente, il tranquillo dolce sonno dei miei sogni?

Si scrive al Cuore della Legge in quanto si respira la Legge nel proprio robusto palpito di interiore esigenza.

Poliziotto del mio cuore, III media e autodidatta in tutto, la Legge non la conosco, la intuisco solamente, ospitando poi la Legge del proprio Cuore in continua evoluzione.

Proteso a confluire nel Libro del comune sentire.

L’Opera Grande che dichiara “Io sono la tua spina dorsale, Legge io lo sono, uguale per tutti!”

Poliziotto del mio cuore, da ragazzo, quale alternativa all’ottuso servizio militare, ho tentato la via dell’ausiliario di polizia, venendone respinto o solo io rinunciandoci per manifeste incapacità visive, ingenuamente stupidamente avendo tentato pure l’inganno su tale difetto. *

Ero imbecille, fossi stato preso e incorporato, sarei stato ben presto limitato ad una scrivania, alle scartoffie dove lì e non altrove lo do il mio meglio, è la gente a contatto che mi mette in confusione, tra imbarazzo e angoscia.

Poliziotto del mio cuore, la mia è la coscienza di un assassino più volte confesso dalle sue dolenti scritture.

Il mio delitto, le sei della sera dell’11/2/1981, l’avvio ufficiale della ricerca. *

Io che sempre anelo la Legge, io sono il mio mistero.

Poliziotto del mio cuore, sono il ribelle in sua onesta temeraria inclinazione, il rompere le fila è la mia indocile

consuetudine, per cercare una propria dirittura morale.

Lo sgarrare, il presentimento legale a rimetterlo in rotta, non il ribelle e non esattamente la Legge poi, la Terza Via della Vita la storia della mia vita?

Se la ribellione è l’istinto, mio cuore, la Legge che dirime il mondo è la nostra coscienza, in questa società squallida che si spaccia per dritto nel suo osceno, io mi vorrei tutto sovversivo.

Tale, alle cose come sono e come vanno, a puttane! con rispetto parlando per le care signore, in sospensione tra delitto e diritto, tra il Tutto e il Nulla, tra l’onnipotenza del verso che tale così si sente e l’impotenza d’ogni subita realtà avvilente, per uscirne, per reazione, il vivere mio a poterlo giustificare, avrei reso e scritto la poetica del diritto già nel 2004 che fu (La legge de l’ispirazione).

La legge non la conosco, la intuisco solamente.

La poetica mia feroce a pareggiare l’urlo dolente che non sa gridare e rivelarsi, di nessuna voce si comprime e reprime, per esplodere poi nel verso di rabbia implosiva.

Poliziotto del mio cuore, quale animo di assassino * e coscienza sporca in perenne, al tuo senso aspiro, ai sensi della Legge essere prelevato d’urgenza e confinato in una chiusa camera: lì io e TUTTI FUORI dai COGLIONI!

Non amo la gente, tra loro il celato misterioso sofferente.

Pazzo più pazzo o solo poeta dall’ipersensibile cuore?

Comunque, il pazzo di minoranza sono là dove tutte le maggioranze più folli si dicono e più pericolose, loro in dovere di immediato TSO morale, filosofico e politico.

Poliziotto del mio cuore, nel reclamare attenzione e impegno del tuo sguardo intenso, la speranza del tenere distanti o contenere se non il difendermi dalle molestie esistenziali, le provocazioni della vita quotidiana, dagli interessi di questi umani, loro in questo libro ponderoso sotto intimo processo, più che Dio il latitante.

La ricerca da anni è scopo, senso e meta nella mia vita.

Sarò pure il puro idiota, chi o che cosa siete voi umani?

Poliziotto del mio cuore, siine certo: l’esito di anni di situazione interiore, asserragliato nel proprio io, tutte le porte altrui sbarrate, inaccessibili o come non vivibili le porte, asociale, le avrei sfondate le mura d’ogni fronte della mia intimità, giorno dopo giorno, mattone a mattone.

Ogni muro interiore ad abbatterlo, nello sbatterci la testa e chi cede cede! prima o poi.

Oggi, ho l’infinito a mia disposizione.

Poliziotto del mio cuore, la stanza ambita, dove rinchiuso, la Legge a dirlo: girate al largo! qui non è aria.

Perché sì, le tentazioni della vita e le opere di seduzione.

“Vieni a bere qualcosa?”

Non rompete i coglioni all’infinito.

“Potresti guadagnare di più se…”

Non rompete i coglioni all’infinito.

“Non ti interessa…”

Non rompete i coglioni all’infinito.

I normali casi umani che i coglioni li rompono, a l’infinito.

Da tempo, ospito in me l’infinito di illimitata irrequieta estensione, da tempo ne ho coscienza.

Oggi, l’autentica compiuta consapevolezza.

Non ho bisogno di libertà per il mio muovermi.

Solo, necessità della riservata per il mio raccoglimento.

Nell’infinito, nel mio agio e mio elemento.

Poliziotto del mio cuore, tra torti e ragioni tutte nei tanti, come fossi a bivacco sulle dune del deserto, io nel mio Distacco Totale, aspettando il passaggio di un Dio che esca dall’ignoto, poeta ipersensibile.

Una camera per favore, una dove io lì rinchiuso e tutti fuori dai coglioni (ai sensi più rigorosi della Legge).

Non rompeteli all’infinito.

Poliziotto del mio cuore, non conosco la Legge e la bramo, ne ho il solido libero convincimento.

Avvocati idealisti, l’agognato sogno al poetico desco, nell’altrimenti virile ideale d’ogni nobile idea che si propone e non si imponga.

In tale palpito, così a sentire, io stesso interpreto la Legge.

Chiedo solo più spazio, più tempo per attuare il Distacco Totale, non sottoposto alla tentazione della vile seduzione dell’oggi, nell’intimo assorto, io nella dedizione per la riflessione.

Sia ben chiaro, senza ledere i diritti che sono altrui.

Là dove inizia la tua libertà, lì finisce la mia.

Poliziotto, una camera per favore! là dove le viltà non possano ardire il buttare giù la porta.

Perché lì dove così io, è nella Legge che chiedo tempo, spazio e solitudine per la mia ricerca.

Eventualmente, un giorno a scrivere la Legge.

 

* Ausiliario di polizia, non il servizio militare, la visita oculistica, io avevo messo le lenti a contatto.

Come se si potesse ingannare il medico alla visita.

* Alle sei della sera, non rispondendo ad una ragazza, uccisi un attimo fuggente, il senso di colpa che dura tuttora, anche se non più innamorato.

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