Spirituale e coglione - La rivoluzione interiore

Pubblicato il 14 giugno 2026 alle ore 17:05

Spirituale e coglione – La rivoluzione interiore

 

Io lo sono spirituale, spirituale e coglione?

Non ho una religione, non un Dio a cui appoggiarmi, solo il mio cuore.

Quindi, coglione perché privo di alibi, di base o di senso?

Sono il cane che scodinzolare può solo per il senso del buonsenso, del bello agire, del giusto e della legge in vigore.

Non amo il denaro, non il successo, la gente e non le feste, il sesso sì, però solitario io, non ad ogni costo il sesso.

Non voglio il possesso del bene materiale.

Preferisco il mio spirituale, non corruttibile da comodità varie o altre fesserie.

Spirituale poi è coglione se privo della relativa protezione.

Da commenti e logiche altrui, l’insidiato o deriso, pure tentato dalle più razionali seduzioni della ragione…

Tra i beni materiali, il loro possesso con godimento relativo, e le Brigate Rosse, se spirituale è coglione, pure contro il mio stesso eventuale facile bene, nel possibile suo essere corruttore, temerario, a preferire le Brigate.

Poi, alle BR il mio Vaffanculo!

A chi “I giudici non ci possono processare!”

A chi lo uccide il cittadino che a fatta violenza reagisce o lo dichiara alle BR il suo animo contrario.

A chi uccide i fratelli di eventuali pentiti, per farli recedere dalla collaborazione con la giustizia.

Tuttavia, a dare anche il senso filosofico alle Brigate.

Perché se spirituale è coglione, se il possesso di un bene, di denari in smodate quantità, di cose per lo più inutili, loro il fine della vita altrui, da poeta quale sono consegno, al primitivo brigatista e violento agire, l’attestazione poetica del loro sentire altrimenti la vita.

In trappola, se inerti in questa società di merda.

Tale dichiarazione qui portata, è detta per strumentale, l’ambizione di aule di tribunale dove dichiararlo il proprio animo nel non voler sottostare, non il mero sopravvivere in questa società dei consumi e dell’apparire.

Le BR che nel loro agire lo sono poesia, cupa, contestabile e pure esecrabile l’azione, poesia, io a preferirne altra.

La nonviolenza, la Legge, la Responsabilità, loro.

La Democrazia dove purtroppo ognuno fa quel che cazzo gli pare e fanculo la coerenza.

I critici duri e severi, poesia le BR?

Tutto è soggettivo e relativo.

Poesia non lo sono nel presuntuoso istintivo e animale verso, frutto della disperazione o del farlo pure loro facile e come cazzo viene, viene?

Semplicemente criminale, poeticamente molto insidioso.

La dignità dell’azzardo, del mettere in gioco il proprio futuro e la vita, per un Fare là dove i tanti e troppi solo l’arraffare il possibile in ogni direzione?

Responsabile, sarò conseguente ad ogni valutazione a seguire della Legge.

Le Brigate, nobiltà d’animo che nel leggere le cronache e le argomentazioni: quale, dove e come?

Nell’atto del Fare, nel come farlo, le vie della Magia del Fare sono molteplici.

Là dove inizia la tua libertà, lì finisce la mia, sempre.

Se accostate all’Uomo di Merda, spiacente, le BR poesia lo sono, poetiche male argomentate e di brutto insipido verso, però lo sono.

Intrattengo pessimi rapporti con il denaro.

Lo spenderei pure bene, traendone il massimo dal minimo che è vero autentico minimo, però il denaro lo disprezzo.

Leggo i giornali, la radio la ascolto, resoconti inesauribili di denari a fiumi, di sprechi ignobili, di squallore e viltà quotidiane, tutto come fosse naturale, razionale, pure quale insolente privilegio per dovuto?

Io a sopportare, mia la non infinita pazienza, poi l’avvento del dire altrui su come dovrei io essere?

Fossi a voi più simile, l’eguale forse, il coglione vero in quell’allora, non in questo rigoroso scrivere.

Io non accetto più questa vita, in questo mare di merda.

Io sono spirituale e sono coglione, va bene!

Non ho una religione, non un Dio e non i fondamentali dunque, spirituale e coglione, così mi voglio e mi piaccio alla mia propria recensione.

Svillaneggiato, compatito, sminuito, ridotto a stupido imbecille, va bene.

Però, vorrei ribadirlo in austere aule di tribunale il mio diritto al sentirmi per tale, pensando io di più su di voi di quanto voi solo su di me.

In una società di merda, in una vita di merda.

Se costretto a vivere ulteriormente tra ironie altrui sulla mia pezzenteria, le Brigate siano a condurmi di fronte alla Legge, l’escogito d’autore per poter dire il proprio rifiuto all’andazzo generale.

In ognuno la personale consona dirittura morale, questa ho io di disponibile.

Sto violando la Legge o seccando le vostre coscienze?

Rinuncio al possesso di beni o cose sentite per inutili.

Io amo/ambisco il Fare onesto e saggio, nella Magia del Fare addentro.

Se l’indice di qualcuno è puntato contro di me, il mio verso da tempo è tutto e non solo per lui.

Umani, voi che possedete cose, le avete, le vendete e ne comprate altre, le consumate nell’attimo e poi le gettate, per correre dietro a che cosa?

Voi, non avete nemmeno voi stessi, sarei io il pezzente?

Quindi, qui lo dico e lo dichiarerò forte sempre, di fronte alla Legge in qualsiasi tribunale dell’uomo: secondo me, le Brigate Rosse il proprio senso l’avevano.

La dittatura del proletariato, lo spontaneismo armato… Vaffanculo!

Il Vaffanculo detto da chi soldi non ne ha, fa il Lavapiatti, bastardo ipersensibile e pure suscettibile.

Le armi, la violenza, Vaffanculo! io quasi nonviolento, quasi! perché violento lo è il verso incazzato.

Però, spirituale è coglione se non ha per nutrimento un Dio con il suo nome esatto e non la religione.

Tra ogni bene e suo possesso, tra denari eccessivi o più folli, gli agi e piaceri tutti, tra loro e le Brigate, io scelgo il Fare sia pure nel suo eventuale reato, la scelta in personale chiave spirituale, la chiamano disobbedienza civile.

Sì, a poter affermare innanzi la Legge: il Bene cui aspiro è intimo, addentro gli auspici di una rivoluzione interiore.

La minoranza assoluta che io sono è sottoposta alla logica delle maggioranze, OK.

Siamo in democrazia, la maggioranza come preferisce vive e decide, come la Legge lo permette, se nell’ambito della Legge si tira avanti.

Io che vorrei dirlo nell’aula di tribunale, alto e forte il mio pensiero sulle Brigate, Vaffanculo e di più a questa società fondata sul denaro, sui consumi, sul Nulla, l’apparire.

Attirare i sensi della Legge, se non della critica, su questo spirito insolito e per niente docile, anche se coglione?

Le Brigate: la pretesa di cambiare il mondo, imponendo e forzando il cambiamento, la violenza, l’uomo a rimanere poi lo stesso stronzo di prima?

Le ipocrisie non sono solo pie, sono dovunque, indossano ogni colore, Vaffanculo! alle BR.

Il poliziotto del caso, nel leggere, forse a commentare: ma che cazzo di stima alle Brigate Rosse è questa?

Lui pretendendo serietà e rigore di argomentazione, perché la Legge non è il Bene con cui si può scherzare.

Prediligendo il percorso nella Legge, amandolo pure di forsennato vigore, poi urlarlo il proprio spirituale avvilito dallo squallore generale.

Intime ferite che, nel sopravvivere non d’ambizione, mi rendono più feroce contro questa vita vile.

Ho i miei metodi, personali mezzi espressivi, uno stile poetico e legale veramente non comune?

Su tutto, l’esigenza dell’autore del non essere criticato per banale, proprio non amo le BR.

Spirituale è coglione, non gliene frega niente a nessuno?

Pure a rischio di decisioni psichiatriche, il coglione?

Non essendolo, la stima sulle BR si vorrebbe comunque seria, in tribunale di fronte alle sporcizie del mondo.

Immondizia immonda immondizia, a chiamarla per nome.

Il Vaffanculo rigoroso e responsabile alle BR, prive di spina dorsale.

Il tentativo della poesia primitiva si perde nel labirinto che in ognuno giace, in nostra attesa quale preda, le Brigate?

Ognuno ospita la personale legge del proprio cuore.

Legge che se nel cuore vive e si nutre di rigore, da sempre anela confluire nel senso più grande della Legge, il Libro austero dove la Legge si dice.

Io che cerco un Dio, un senso, una meta, la mia ricerca estenuante di imperterrito andante nell’ignoto, nella notte del cuore e dal suo battito solo la luce, strada a rischiarare.

Scrivendo questo singolo testo come pure il Libro tutto, si vuole significare: i vostri discorsi, le vostre vite, i vostri affanni, i vostri vuoti a perdere, voi che tanto lo ferite questo spirituale, ammazzatemi pure e fatelo subito! d’un colpo solo invece dell’uccidermi più e più volte, senza tregua, a non farlo poi per vero, ancora vivo, ferito tanto e dolente sopravvivente.

Se vi devo sopportare ancora, fatemi fuori per favore.

La coerenza please, fatelo davvero, voi che non avete nemmeno voi stessi, voi gli autentici pezzenti.

Poi, perduro ancora! non avendo la forza o il coraggio per provvedere da solo alla bisogna?

Io sono ancora vivo a causa delle cose mie da scrivere, con l’amico cane da 5 anni a sostegno ulteriore, loro la giustificazione sufficiente a mantenermi in vita.

Però, cerco altre cause, ideali ulteriori, nel mio infinito.

Quale e quanto sia il mio dolore, lo potrà raccontare solo l’analisi della mia reazione nello scrivere quanto scrive dal proprio cuore, siamo in Democrazia dove quanto è lecito è lecito, io, voi e tutti.

Sono l’orgoglio, il carattere più fiero e indocile ch’è mio.

La stima alle BR che si tramuta in critica aspra, la ricerca di alternative altre, la banalità non è mai stata il mio forte.

Infine, io vedo quanto vedo, un mondo a pezzi, macerie su macerie d’ogni bene morale, ambientale e pure legale, uomini sformati e privi di sostanza, in preda al delirio del possesso di cose, di somme, di averi che ben poco dicono al senso della vita, se non ridicoli, perlomeno relativi.

Io vedo i signori coglioni della Terra: l’unica rivoluzione sensata e accettabile sia la sensibile rivoluzione interiore.

Invece, oggi le ipocrisie! pie, atee e pure agnostiche sì.

Sono un cuore irriducibile sottoposto ad esigenze di spiritualità e poesia a dosi sempre più massicce.

Le dosi a cui accede questo spirito, pescandole dalle proprie inaudite risorse, come fossero insostenibili ad una normale vita umana?

Chissà come, io riuscendoci bene solo in quanto di vita impossibile?

Si anela, si cerca, si scrive per un mondo migliore dove pure alla mia vita sia concessa la probabilità del possibile vivere decente, senza cedere alle oltraggiose flatulenze.

Sappiate, la intendo per movimento neocopernicano la rivoluzione interiore tanto agognata.

Secondo me, Dio è tutto nel respiro dell’universo.

Scritto da spirituale e da coglione, però detesto le persone di origine egiziana. Amen!

 

Venezia, Dotazione 14/8 – S.Elena 26/9/2012.

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