La nonconoscenza militante

Pubblicato il 3 maggio 2026 alle ore 17:57

Associazione per una nonconoscenza militante

 

Siamo la notte nel nostro cuore di tenebra esistenziale, noi già addentro la notte dell’umanità, in cammino verso il proprio destino.

Siamo sensi e significati alla ricerca di luce per l’intento delle nostre vite, per puro istinto, disperazione, per ogni altra nostra folle o razionale ragione.

Ne la ricerca, ne l’assillo di non si sa chi o che cosa, di noi stessi la ricerca? Camminando per intuizioni, per bagliori, la notte il nostro assale, non necessariamente a Dio il pensiero che pensa e si interroga su ogni altro Mistero.

I tre Cavernicoli il simbolo sulla via della nonconoscenza: chi siamo? da dove veniamo? dove cazzo stiamo andando?

Ne l’approfondire ogni sfuggente dirompente, di tanto vorremmo arredare il cuore dell’uomo nel chiederci: Dio chi è? e dove Dio? perché il bisogno di Dio in noi?

Perché di questa insulsa vita non me ne frega un cazzo?

Perché non ci bastano i soli Successo, Soldi e Sesso?

Così, cerchiamo verità altre e ulteriori, ne la perenne sete di verità, l’infinito inesplorato ancora, l’infinito siamo noi: intimo genere umano/coscienze, anime.

 

La nonconoscenza è termine che trova la sua ispirazione nella nonviolenza, nella costruzione formale di tale parola.

Il lampo addentro una situazione disagiata e disagevole.

Noi crediamo in tutto quello che non conosciamo.

Una filosofia, non una religione, poi la sua forza, la sua spina dorsale, come fosse di vera Fede?

Il nostro sapere, il singolo granello di sabbia da l’intero universo compreso, più che circondato.

Ogni altro uomo come parte di quell’universo.

Ogni altro uomo quale altro singolo e singolare granello di sabbia a sua volta, lo scibile umano, l’umanità, il granello di sabbia dall’universo relativizzati, più che assediati.

Siamo acqua stagnante se seduto il cuore si dice e, tale, dimora la propria conoscenza, il nostro sapere… la sua presunzione, il freno che ci impedisce di muoverci incontro a l’universo/l’altro, la catena che ci trattiene dove e come siamo, noi sappiamo! che cosa?

Soprattutto, cos’è e quanto quello che ignoriamo?

Il dovere del doverci mettere in discussione, addentro ogni nostra nozione, l’ignoto respira in nostra attesa.

Noi qui seduti nella nostra arroganza, solo perché qualcosa crediamo di conoscerlo?

“I don’t know!” lo si dice il fondamentale del relativismo.

Il sapere di non sapere che m’informo, vado ad incontrare i fatti, le possibili realtà, la notizia vado ad approfondire?

Socrate ci era già arrivato, secoli, millenni passati invano?

I don’t know! in potenza, è in grado di fare il culo ad ogni verità, se ben argomentato nel rango del suo non-sapere.

Io mi sento/sono acqua stagnante, così non mi voglio: a questo, postulo e scrivo la filosofia della nonconoscenza, spacciandola per militante.

 

Noi, ad offrire le possibili alternative in quanto poniamo alle nostre spalle la conoscenza, le diamo l’esiguo valore che le spetta, ci volgiamo all’universo per ambite rive di un altro mare: così, il navigare ne l’infinito a noi dentro.

Enterprise/Ibn Battuta o quale altro nome vogliate voi consegnare al vostro animo andante.

I don’t know! e l’universo è mio perché tutto io ignoro.

 

Ne l’animo più selvaggio, inesplorato e presago d’ogni possibile conoscenza, noi! eccoci ne l’anelito di avventura che sia la più dura, purché pura di cuore.

Ne l’infinito a noi dentro, lo scorrazzare, l’affanno della ricerca d’un senso, di significati, uno scopo in questa sporca vita, non bastando allo specchio d’ogni riflesso il conforto del vivace tintinnare del soldo o l’ebbrezza del successo, loro nel relativo effimero valore.

Così volti, a curare il cuore d’ogni nostro stato d’animo, perché se medicare vuoi l’altrui cuore, dovrai essere prima rigorosa medicina per il tuo mare profondo.

S’intende, se il tuo orgoglio riuscirà nell’impresa di essere sincero con se stesso.

L’animo si dice di irriducibili urgenze nel prepotente bisogno d’espressione: in chiave di via d’uscita dal vicolo cieco della vita.

Noi, nel lungo viaggio nella notte dell’umanità.

Nella notte del nostro cuore, nel cuore di questa notte, il cuore ad albeggiare la strada a noi avanti?

In speranza e Disperanza, diteci il perché crediamo in Dio, il chi, come e perché di chi in Lui crede.

Poi, altri che credere vorrebbero, non ci riescono e soli si sentono, opprimente cosmica solitudine del genere umano.

Insomma! chi siamo? da dove veniamo? dove andiamo?

Domande tante e risposte zero virgola zero zero, solo altre insorgenti violente inchieste?

Poi, le risposte in attesa delle proprie relative domande?

Noi, associazione di Speranza e Disperanza, le Fedi tutte a sostenere/relativizzare/conciliare, frugando il verso che intesa, comunione di spiriti, stimoli e palpiti ulteriori li doni e li comporti al nostro possibile mattino.

Perché in Dio crediamo, chi pure ne dubita, perché Dio comunque a cercare? Chi a Dio nega senso e realtà nella Sua possibile entità, perché?

Com’è che sai quel che sapere proprio non puoi?

Sapete, a volte ci sostiene e ci regge il puro fatto del non sapere, se consapevoli, ne la tenebra, sempre avanti!

Sì, nel lungo viaggio nella notte dell’umanità.

Siamo gli uccelli in volo alto di pensieri, di sensi e umori, uccelli abbattuti dai cacciatori della legge del profitto, di queste nostre ali gli indegni.

Siamo rose con tutte le nostre spine ne le nostre pose.

Siamo o non siamo continui ambiti congressuali, compresi nel segno di un più grande disegno d’autore a le nostre intime aurore?

Siamo sotto il cielo d’ogni colore, l’uomo… o Dio, lo vede, lo ascolta il nostro dolore? Dio, così vicino/così lontano? poi, irresponsabilmente latitante.

Siamo di vita avvertita, ci volgiamo ad altre soglie di vita.

Sperando ci lascino entrare, il bussare nel dubbio perenne se attendere cenno di risposta o di vita, se osare avanzare in quell’ignoto cuore, più superbo e rassicurante nel suo relativo agio o più disperato il suo bisogno d’amore?

Siamo il diverbio continuo e incostante tra il Bene e il Male, discussione accesa, la legge a reggerci dentro nel nostro sconcerto e causalità di vita.

Siamo mistero senza capo né coda, il mistero dove ogni possibile indizio affoga.

Siamo il quesito insonne che solo la morte, quando verrà, saprà o potrà risolvere?

Nel lungo viaggio, cammino senza tregua, rimedio o fine.

Là dove la vita quotidiana incede e sull’uomo procede,

siamo sogno di romantica inquietudine ad ogni latitudine e longitudine.

Siamo il giardino interiore di ogni sorta di possibile fiore che a spuntare si dica dal fango della vita, si leva, lo cresce il suo verso, il fiore nel suo sognare, per appassire poi nel breve volgere del tempo.

Dove va il mondo? dove l’uomo? dove questo uomo?

Tre cavernicoli sempre in onda nel vortice d’anime.

Siamo pensieri del più diverso umore, sconfinanti nella meraviglia come nell’orrore che già sono a dimora nel nostro ospitale cuore.

Siamo il talentuoso Libro del Bene e del Male, di quante fitte pagine il nostro spessore e chi lo aprirà tale Libro, con quale amore o quale violenza tanto nitore?

Di tale Libro, l’ultima frontiera, l’anima, il suo infinito, il possibile lettore a noi attorno, notte e giorno.

Noi, volti in ogni direzione, verso dove e chi, chiedendoci il perché delle nostre vecchie o nuove e continue prove.

Siamo sguardi, sensi e pensieri attenti, di avanscoperta nel cuore del genere umano: a cercare i giorni del giudizio che verrà, della resa dei conti d’ogni vitalità.

Non siamo dediti all’assolo, non all’autocompiacimento a nostra esclusiva soddisfazione, cerchiamo la Grande Orchestra a cui aderire, peraltro scoprendo ispirazione e nuova musica sullo spartito interiore.

Dai nostri intimi giardini partiti, sane e ambigue curiosità a zonzo lo siamo, addentro il più vasto giardino del mondo o del genere umano, noi nel nostro vagabondare, quel che meglio sappiamo anche fare.

Ehi, chi aspetta sia Dio a pagargli la bolletta della vita?

Chi ad altri la faccia pure perdere la partita?

Chi solo che Dio lo capisca e lo perdoni, chi da Dio tutti gli altri doni? Dio potrebbe essere la semplice lucciola, Lei pure a vagare nella notte del cuore d’ogni cuore?

Chiederselo è sensato, il rispondersi più che azzardato.

Siamo sensi come offesi da ogni portata corruzione ai nostri oneri, lo sguardo di vita facile che ci osserva, ci sorride, forse ci irride, la invidia segreta poi per possibile?

Siamo sguardi influenzati e soffocati dal nostro ego.

Siamo sentimenti sopraffatti dalle nostre esigenze.

Siamo più vagabondi o più simili a pellegrini nel nostro errare, alla ricerca di riscossa, riscatto e redenzione?

Nel lungo viaggio nella notte dell’umanità…

Del sogno, dell’incubo o dell’uomo soltanto?

Siamo il teorico nesso che multiformi diversità le collega e vita e senso a loro consegna.

Ne l’apparire e durare de la Disperanza, come fossimo la estrema risposta nel fomentare, suscitare ed estrarre, dal nostro cuore, altre e conseguenti risorse dal pozzo più profondo del nostro riposto.

Siamo incendio, meditazione, fervore, nell’emozione del mondo interiore, lo siamo in molte delle nostre ore.

Beh, noi il caffè ce l’avremmo già pronto per ogni censo d’uomo possibile a questo mondo.

Nel tentativo duro e possibile del conciliare Fede con Fede, tutte le fedi con lo spirito agnostico o laico poi a provare o tentare una convivenza, il sogno d’un genere umano da salvare.

Il concilio d’intenti di spiriti simili e più diversi e simili.

Nei tempi, afflitti da problemi come insolubili e popoli più conflittuali, idee con interessi l’un l’altro contro, quando ci sarebbe la necessità viva d’un comune percepire e lottare insieme contro i fottuti tutti della nostra epoca, noi come stupidi, noi a dilaniarci, a sprecare tempo, energie, risorse, a disperdere la Disperanza?

Perché Dio… dove sei Dio? ci sei Dio? Dio, se ci sei, batti un colpo! è il momento.

Dai nostri aneliti, al Dio possibile noi protesi, il bisogno di Dio sia come sia, lo spirito nostro sia a contare, perché se l’uomo è saggio e giusto e composto, possibile sia il nome del Dio a dividere il genere umano?

Domanda che insorge: in quale prospettiva o soggettiva, orgoglio o pretesa… l’uomo a portare pace in se stesso?

Riconciliarsi con Dio, con la Natura, con la Vita!

L’epica del relativismo, noi qui ed ora.

Siamo/saremo cuori grati a le critiche più aspre e più dure alle nostre volte irrisolte, come gli altri ci vedono e ci sentono, presumendo ogni critica di stimolo e sprone a la nostra crescita interiore, con ogni tempo e ragione.

Siamo il sindacato d’ogni peccato che comprensione e riparo cerca, ne le vive alternative del respiro insonne.

Siamo i versi accesi di un poema imponente, ineludibile ai sensi dell’uomo, la notte! questa nostra sentita carezza al problema di sempre, la vita.

Siamo le pagine mancanti, pagine oscure, pagine ancora tutte da inventare, Dio, dove sei Dio? chi sei? quale il tuo vero nome?

Tre cavernicoli che indenni camminano ne le menti?

Secoli e millenni di guerre, sangue, orrore, perché poi?

Siamo il soffio di un momento ne l’immensità del tempo.

Se noi siamo il problema, in noi pure la soluzione.

Poi, ognuno è nel destino del suo cammino.

La prima vertebra d’una sostenibile spina dorsale dice “I don’t know!”

La vita è ogni singolo respiro nel polmone infinito.

Più spirito e meno religione, il Vangelo del Buonsenso.

 

Roma, B&B Intrastevere – 12/1/2011.

 

Nota. “Ciò che sappiamo è una goccia, ciò che ignoriamo un oceano” Isaac Newton. (sentito per radio Rai Uno, il 16/8/2020 alle 20.55), possibile sintesi del libro.

 

La Carta dei Fondamentali dei tre Cavernicoli

 

Chi siamo, da dove veniamo, dove stiamo andando?

 

1) Noi esploriamo/indaghiamo, Noi nella ricerca sempre.

L’irraggiungibile meta come fosse il valido pretesto.

 

2) La porta chiusa il dettaglio che apre tutte le altre porte.

Se tutte le porte si dicono chiuse, l’infinito dentro allora.

Il dolore, la chiave di volta in tutte le sue volte.

La disperazione quale la più inaudita indomita risorsa.

 

3) L’avere, qualunque avere! nelle tasche o nel sapere, quanto ci trattiene come e dove siamo, il peso che impedisce il muoverci verso le rive di un altro mare.

Dio, ogni fatta certezza, la nozione sia pure insignificante, quale acqua stagnante, maleodorante?

Così l’andare, anche solo per camminare, non sai verso dove, non il perché, sai solo che lo devi fare.

 

4) Incontrare Dio o inciampare ne le sue orme, speranza.

Il fatto che questo non avvenga, la nostra relativa fortuna?

Se di Dio il sentore, lì ci fermeremmo, vero?

Non percependo, a scavare a noi dentro ancora e sempre, scrutando/frugando pure dentro ogni altrui cuore.

Come accade, senza capire Dio, però a scoprire noi stessi.

 

5) Nel peccato della nostra ambizione, ecco il precipitare ne l’abisso, la coscienza! ne l’anelito del risalire e… fatto, l’ineluttabile del precipitare ulteriore, lì scisso.

E’ quando teso sei ai due estremi, al contempo, che si leva e cresce un altro tempo, a noi dentro.

 

6) Quale è il senso ultimo d’ogni senso della vita?

Quale il perché insito nel profondo addentro ogni perché?

Nella nonconoscenza le possibili relative risposte, tali fino ad ulteriore scoperta, consapevolezza militante.

 

7) La Natura… se non è dono di Dio, potrebbe essere Dio?

Dio come fosse l’universo ne la sua carne: Dio è Natura!

Stiamo consumando, sfruttando, uccidendo Dio, per che cosa, siamo il tumore che appesta e minaccia l’universo: il riflessivo passo in avanti, l’auspicio di Natura.

 

8) Lo scopo della vita è che la vita continui! qui o altrove.

 

9) Dio ancora e sempre, lo vogliamo stanare.

La ricerca di Dio, l’ambito gioco di società o individuale che sia.

L’ambizione del poterlo guardare negli occhi, la nostra più insolente risorsa, abbassando poi i nostri per la vergogna della nostra vita, quanto di noi consiste?

Chi siamo? Da dove veniamo? Dove stiamo andando?

I tre Cavernicoli sono la chiave del nostro destino.

 

10) Sì, lo vogliamo Dio! un affetto, qualcuno con cui parlare nella notte del nostro cuore, addentro la già cosmica solitudine del genere umano.

Per dirgli Vaffanculo/ti amo con eguale trasporto.

Quale guida, compagno, amico, per afflizioni insonni.

Per poterci porgere delle risposte al fine del possibile insorgere d’altre più giuste e più toste domande.

 

Treno Roma Termini – Venezia Mestre 11/12/2011

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