
Il giuramento de l’Eclisse
D’ogni Cavaliere, pure del Filosofo Generale in ambizione,
il giuramento che tutti lega ne la comune Fratellanza.
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L'animo sotto Eclisse, ne la sterminata notte del mio cuore, nell'era oscura che l'umanità cinge, costringe, perde, avvince, io giuro.
Inteso ad essere Cavaliere, mia la sua condizione umana, io giuro.
Dell’attraversare, affrontare, vivere le difficoltà proprie del Cavaliere de l’Eclisse, lo giuro.
Di cercare nel mondo il mio Ideale e più ancora a me dentro, ne la coscienza del mondo, dal suo dolore stimolato, con risolutezza è che giuro.
Le intense cause a cui offrire il mio verso, onde combattere per moventi e ragioni che mi concedano il vivere diverso, tutto questo io giuro.
Di essere volto a sanare, ricucire, lenire e non a spaccare, le mie di ferite così medicando, io lo giuro forte.
In come ognuno dovrebbe prima donare agli altri quanto per sé pretende, a dare e non l’arraffare, in effetti io giuro.
Del cercare rassicurazioni, risposte e sostegno in me stesso piuttosto che nel volgare mondo, giuro il mio sudore.
Di esplorare la conoscenza umana, andare oltre il mio cuore, al di là di ogni essenza e molteplicità, anelante l’ignoto che sempre ci precede, con vigore è che giuro.
Di onorare l'avversario sia che egli mi onori a sua volta o si astenga, comunque giuro.
Del rendere conto ai giurati dei labirinti della mia coscienza, articolata, complessa, improba e difficile, prima che ad altre faccende o faccendieri, giuro subito cazzo!
Inteso a divenire il concentrato conclamato, l’intensità, arte, mestiere de l’Eclisse, nel possibile de l'umano tempo e limite a l’uomo concesso, distacco, disincanto e sublimazione, io giuro e canto.
Nell’impegno del proprio senso di giustizia, contro ciò che il proprio cuore, il suo verso, per ingiusto ritengono, contro ogni sopruso sia il levarsi, eventualmente pronto poi a riconoscere il proprio errore e l'altrui ragione, giuro con convinzione.
In quanto responsabile per quanto da me sortirà, errabondo nella mia anima, tenterò d’esserlo anche per gli uomini altri, più elusivi e sfuggenti, l’estremo responsabile io, coltivando a me dentro questo particolare ramo della coscienza, giuro in ottima ragione.
Del combattere, lottare e tenere duro, finché ispirazione, coscienza e verso di riserva, ancora mi reggono in piedi, consegnando le armi solo di fronte a giuste oneste cause, se per tali riconosciute, giuro il cuore puro.
Teso a quel Dio che non si sa se esista, cercando la coscienza del mondo nel dolore del mondo, una propria etica, una filosofia, una legge morale sia pure personale, giuro la mia spina dorsale.
Compatto, coeso e coerente, il pensiero agli altri cuori.
E Vaffanculo! ai signori della guerra! macerie, orrore e sangue, la guerra contribuendo a reinventare.
Questo lo giuro tutto.
Io, Cavaliere de l’Eclisse.
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