Il contratto con Dio

Pubblicato il 8 marzo 2026 alle ore 15:41

Il contratto con Dio (secondo Will Eisner)

 

Assorbito, leggo. Leggendo, il testimone lo prendo.

In alternativa a Shloime Khreks, da Frimme Hersh il testimone.

Nella presunzione, cimentandomi, subentro e sottoscrivo anch’io il contratto con Dio.

Unilaterale il contratto ad unanime attenzione dei cuori.

Non sapendo affatto se Tu sei, che cazzo farai, come corrisponderai, se e come mi giudicherai.

I don’t know! tuttavia, io responsabile lo sarò.

Tutto ignorando di Dio, sottoscrivo il contratto con Dio.

Il documento elevato sarebbe con il mio Ideale, come mi piacerebbe essere, come mi voglio ai miei stessi occhi.

Però lo contraggo con Dio, ufficialmente.

Scettico su Colui, più per il cuore dei credenti che per Dio stesso, ineffabile latitante.

Ai credenti tutti, quale il loro credo, a dire: io sono e sarò così, non altrimenti.

L’Ideale, come mi vorrei, io nei sensi miei.

 

Leggo rapito, leggendo, il testimone raccogliendo da Frimme Hersh, sentitamente.

Così, addivengo: giuro a Dio (agli altri tutti, a me stesso) che anche se non dico mai quello che penso, lo penserò sempre quello che scrivo.

Io sarò indipendente nella mia mente come nelle tasche, autonomo di cuore, di pensiero e carburante, anche se impotente contro i miei più neri pensieri, forse.

Solo i diritti d’autore i soldi che perverranno alle mie tasche, oppure da lavoro altro come finora, non dalle consorterie, losche o pulite che siano.

Mio soltanto! e non supino, sarà quel che scrivo al mondo.

Ne l’insorgenza di errori, sviste, incidentalità, le sempre possibili accuse, i sospetti di imbrogli, non addurrò le pavide scuse, altrui influenze o turbative, non i fraintendimenti.

Il mio soltanto mio sarà, il mio tutto in ogni mio frutto.

A Dio, a voi tutti, ormai mi conoscete: mi farò guidare soltanto dal mio cuore puro.

Dell’artista, del filosofo, del poeta o l’attore mattatore, l’istinto primevo.

Per contratto, io sceglierò il Bene o intraprenderò il Male in me, responsabile all’estremo di ogni mia scelta ne le sue conseguenze tutte.

Io chiedo e lo pretendo! l’onore e tutto l’onere del poter scegliere liberamente il mio agire, la mia sorte.

Onde, io rispetterò gli opposti estremi d’ogni possibile sorta, li contrasterò scrivendo, se ritengo, di volta in volta, quali siano gli estremi rimedi di umani estremi.

I miei interessi saranno solo quelli vasti della mia coscienza, il benessere dell’uomo in quanto genere umano come quella d’ogni specie terrestre dall’umana diversa, la vita!

Nel pubblicare e diffondere le mie idee, le altrui rispettando nella diversità d’ognuno, tenace, io reciterò disperatamente e con ferocia la mia insolita parte.

Io non chinerò mai la testa dinnanzi a nessuno, in questa mia vita segreta almeno, domani per pubblica ufficiale forse.

Non chinerò la testa nemmeno di fronte a te, o Dio!

Se vorrai obbligarmici, se vorrai provarci (finalmente), dovrai farlo di persona! senza delegare lo scialbo di turno.

Io aspetto solo un fiato, un cenno, una doverosa Tua parola in tal senso, perlomeno per pensarci poi sopra.

Non mi piacciono i voltafaccia, non il ritrattare.

Però, se avrai buoni e solidi argomenti, il mio cuore, il mio onore e suoi oneri come a sentenziare la giravolta?

 

Chi sei? Quale il tuo nome? Di quali giuste parole? Quali le tue esigenze?

Quali, fra le tante supposte Tue che l’uomo impone sulle proprie circostanze?

Io ti penso nell’uomo come nella Natura, frugando a me attorno come pure in me stesso scrutando.

Dove, dove cazzo sei o Dio!

Così, mi ribello al tuo mito, alzo la testa e mi ribello! lo scrivo il testo e spero in una rivolta politica, filosofica e morale anche.

A raccolta chiamo i delusi o mai accasati, gli insoddisfatti, i mistici, i puri folli, i curiosi, gli interessati, i disperati come gli animosi intenti tutti.

A raccolta, tutte le ragioni del mondo, qui sul precipizio dove il genere umano, oggi.

E ti sfido di cuore puro, volto a parlare col Tuo sì duro pure per oscuro.

Io dolente, ti sfido! a rivelarti ancora, una parola! una che sia per cuori assetati di buone nuove o di cattive, di conforto, cenni di presenza! colpevoli o innocenti in coscienza, noi pure del nostro umore.

Un libro di spessore, mistico, a Te rivolto come fosse il maltolto dalla mia anima?

Se non ci sei, ti manderò a fare in culo! il perché è ovvio no?

Se ci sei... ti ci manderò Vaffanculo! per il Tuo silenzio, la Tua grande assenza, la Tua latitanza?

Tuttavia, dopo... grande e sincero, sarà mio il sollievo?

Perché... sì, Tu a noi sarai la fine della cosmica solitudine?

Io che responsabile lo sarò d’ogni mia cosa, fatto o idea.

Poi, sempre mi domando: come reagirai alla mia mossa, Tu che mai reagito hai?

E che cazzo devo fare/scrivere ancora?

Cosa, per ottenere risposta, esito?

Di parole l’esigenza, d’una frustrata sia pure, la severa dolente attesa.

Io che responsabile lo sarò d’ogni mio scritto insolito… 

Ne la più disperata disperazione, non crederò in Te quale ultima e pietosa risorsa, della disperazione io non il mero e vano strumento per una conversione all’ultimo minuto.

Indagherò ne le ore più profonde, nel remoto dell’uomo: anelando il Tuo senso nell’andare agli altri, alle specie tutte, pensando per pensare per cercare?

La verità... cos’è mai la verità, la soggettiva relativa d’ogni momento nel suo momento?

Il senso fuggevole assai nella vita d’un uomo, d’ogni uomo?

La crociata agnostica io intraprendo, le vele al vento ne la ricerca.

Volto a conciliare la lotta tra le parti, quale sia l’argomento d’ogni cimento.

Teso al radunare l’uomo lungo il Cerchio della Vita, l’Equo Cosmico da qualche parte, si spera.

Idealmente, in cammino per le rive di un altro mare, la tensione dell’esplorazione dell’universo in me stesso.

In evoluzione, ne l’ambito del continuo inesausto divenire, la disperazione invece quale risorsa inestimabile, più viva e più pugnace, che forza e vigore e necessità porta a l’ingegno a che s’impegni, senza conformarmi alle correnti di sorta, di volta in volta nella volta di tutte le volte.

Il responsabile io lo sarò in ogni mia ruga, ferita o d’anima anfratto o fenditura.

Giurando su tutto quello che ho scritto finora, su tutto quello che scriverò ancora, sul mio relativo discutibile onore, io per la mia anima l’errante andante: teso sì a le rive di un altro mare.

Proprio a causa del silenzio Tuo o Dio, lo stimolo, la scrittura della disperazione a supportare, confutare forse, ponderare e rilanciare il senso del Tutto e del Nulla, mia culla profonda.

 

 

Notta. Will Eisner è l’autore di un racconto a fumetti o graphic novel “Contratto con Dio” pubblicato nella serie “I classici del fumetto di Repubblica”.

Il mio contratto non è con l’America o con gli italiani, come altri hanno fatto, il contratto è con Dio, secondo Will Eisner.

Nota ulteriore 19/1/2013, poi 25/6/2021..

Il testo (firmato) è stato pubblicato nel 2010, in questo stesso libro, la prima versione cartacea. Opera rivista e corretta per la pubblicazione quale e-book. La sostanza non ha subito modifiche rilevanti, la punteggiatura, gli accapi, le parole superflue, le aggiunte, l’impaginazione, queste le variazioni. Si può tranquillamente affermare che il testo ne viene confermato, rafforzato in quanto più efficacemente delineato (le aggiunte).

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