Associazione Home Sweet Home

Pubblicato il 3 marzo 2026 alle ore 17:31

Manifesto politico per detenuti in continuo divenire

 

Dedicato alla poesia di Fabrizio De André

 

Detenuti! voi che vivete come potete, relegati nella zona d’ombra di questo mondo spietato e teso alla selezione dei più forti, voi presi con le mani nel sacco, voi che della notte a volte/spesso e pure volentieri ne avete goduto i favori, voi al dunque addivenite.

Ora, la Notte è la nostra anima collettiva che nell’oscurità si scuote, nelle ore profonde, raccontando di cose vostre, probabilmente immonde.

Voi, esiliati nelle patrie galere d’Italia o del resto del mondo, chi a tempo e chi per sempre, fino alla fine del suo tempo.

Voi che la vita comincia quando si direbbe perduta o fottuta?

Comunque, in parte ognuno è artefice del proprio destino, vittime di questa società o solo vittime vostre, se il mondo, se l’uomo non è in regola (quando mai lo è stato), abbiate voi stessi una regola, insolita, audace, tale e tanto che mai si direbbe?

Chi ne è in grado, chi sogna, chi può, chi al fondo lo vuole, se il mondo ondeggia, tentenna, se barcolla... cercate a voi dentro un punto d’equilibrio ragguardevole, a riassestare le sorti delle cose quali sono e come vanno.

Che altro potete? che avete? che vi resta?

Questa è la possibilità offerta dalla fiera delle proprie fantasie.

Ehi, volendo, del vostro cuore ancora ne disponete?

Detenuti! a questo e quant’altro qui ponderato, oltre ogni limite e immaginazione, vi si chiede, invita, vi si stimola, esorta, poi vi si sollecita a divenire il sorprendente inestimabile soggetto politico, a dura prova, quale sfida ai pregiudizi viventi ovunque loro diffusi e sostenuti.

Ladri, puttane, assassini, truffatori d’ogni risma e specie di cui è capace questa rigogliosa società nel concepire, società dei consumi che l’animo vostro di più e tanto consuma, l’immodesto estensore di queste note, colpevole come voi! no, non proprio come voi, a mo’ di riscossa, riscatto e redenzione, vi propone cose audaci e forti, sensibilmente alla mano.

Dunque, figure perdute sullo sfondo d’un castello di pene, non vi si chiede di essere retti con la ipocrita società, con voi stessi piuttosto, a voi dentro, dove temerari resistete.

La dirittura morale un fatto epico in ognuno personale, preferibilmente nonviolento.

Detenuti, non nascondetevi dietro i vostri reati, quali macchie che più non si sa come eliminare.

Qualunque cosa sia il vostro fatto, non lasciate che esso vi celi o vi riduca agli occhi del mondo che solo vi può reggere il sacco, nel consegnarvi/affidarvi motivo di che vivere.

Non nascondetevi come fece il redattore di codeste severe, tardive, pensose parole.

Frugate/scrutate in voi stessi, saggi, infine rispondetevi.

Carogne e figli di puttana! se tanto vi offende... che vi prende?

Compagni d’infamia, qui fratelli come vi intendo, a modo mio, anch’io! ognuno da recitare ha la sua parte.

Detenuti! da quelli di voi disponibili, chiedo, imploro, pretendo, un degno memorabile copione.

Chi prigioniero nella realtà d’una spoglia cella, spesso in coabitazione multipla, chi recluso nelle stanze delle case nelle città, le concettuali del presunto libero cittadino.

Metropoli inesauste e solitarie, celle esistenziali, per qualcuno siderali?

Il libero carcere del mondo, umani avvizziti dalla routine della normalità quotidiana, le stanze, le città, il cuore, le patrie galere, in tutti le risorse inaudite che si dibattono negli abissi della inesplorata coscienza dove, rintanato, sta e giace un qualche recondito senso.

Questo ed altro teorizza, insinua e scrive l’estensore, prigioniero a sua volta nella sua stanza, nella sua città, pur avendo le ambite chiavi della propria cella in evoluzione interiore.

L’autore, in grado di sguinzagliare la sua anima nelle strade, fiore mai colto nel profondo suo Ade, chiede costui di essere da voi, tramite voi, liberato dai propri cavilli, pure suggestivi: per voi detenuti, responsabilità come notevole davvero.

Carogne e figli di puttana, la feccia?

Molti di voi, di certo la meritano la galera, ad alcuni sta... come dire, inevitabile?

Per altri, la solita solida concomitanza di circostanze.

In queste righe, non è quanto avete meritato nella discussa vita vostra la questione, né chi siete, perché... sì, chi siete dentro di voi?

Piuttosto, quello che potreste essere, in voi il potere del diventarlo.

Cuori di pietra o anime sensibili che a voi dentro siate.

Detenuti! vi si sprona a costituirvi quale soggetto politico, originale, improbabile sia pure, signore e signori cortesemente ospitati nelle patrie galere, in Italia/ovunque nel mondo, a dire da dove siete: no, non è finita! a pensare, pretendere ed agire, dalle vostre tombe, i sensi di un soggetto politico in evoluzione.

Non solo in merito ai vostri inalienabili diritti di detenuto, voi per tutti i cittadini liberi presunti nel libero carcere del mondo, i poliziotti di tutte le voglie compresi sì.

Questa è la società dei morti viventi schierati davanti alla televisione o infitti negli acquisti di beni futili a profusione, vogliamo darle una scossa, a smuoverla nel profondo, a rianimarla al mondo, questo lo vogliamo nelle ossa?

 

La licenza poetica dice, predica e scrive, come il mondo intero sia una grande, sola ed inequivocabile non obliterata prigione.

Detenuti! se potete, se lo volete, se il discorso non vi lascia del tutto indifferenti, se vi scuote ne l’animo, nelle fondamenta, nelle budella, davvero?

Colpevoli come siete o innocenti, se lo siete, lo siete?

E’ mio parere che colpevoli lo siamo tutti, io per l’essere scostante, asociale.

Uomini e donne, diritti, doveri, esigenze, zone a segregazione diffusa nel mondo, erette come ad arte, questa sia la vostra parte in recitare: il nuovo soggetto politico.

 

Dannazione! siete o non siete un cuore attivo e pulsante, pensante pure, certamente dolente, se lo siete... allora, pretendete! perché ve lo dovete guadagnare e conquistare dato che, già lo sapete, niente vi è concesso come donato.

Sudore e lacrime, nel possibile, siate nonviolenza, abbiate fede in voi stessi, siate diversi da quanto, gli altri, tanto immaginano di voi: insospettato inaudito rigore e fermezza d’animo, quella che altri, altrove, solo a vaghe e vuote parole?

Detenuti! scatenate i demoni più nobili del vostro grande cuore finora celato.

Se come misero sta, coltivatelo, espandetelo.

Tempo ne avete adesso, che altro da fare vi rimane?

Il Rappresentante dei detenuti, il vostro tramite col mondo politico che al di fuori stancamente si vive.

Il Rappresentante dei detenuti, una associazione a supporto.

Scoprite in voi, se ci riuscite! il rispetto, anche platonico, forse ironico... perché no? per quelli che sono o non sono i vostri angeli custodi?

Detenuti! speranza e riscatto sorgono e crescono, un giorno in piedi il loro levarsi, dove più grande e fertile è la disperazione che tutto smuove.

 

Cari detenuti che ora sapete, se lo volete, potete.

Non tanto i politicizzati, i filosofi o gli asceti del domani.

Qualcuno forse, ma niente di tutto questo.

Che vi si propone? Che vi offre questo umore d’autore?

Un modo come un altro per passare il tempo, diverso.

Un modo alternativo per vivere il proprio tempo. 

Pesi come insopportabili ne gli umani normali, voi lo siete nelle condizioni ideali per dimostrare di essere o pretendervi il soggetto politico che potreste idealmente incarnare.

In voi l’onere della risposta, sollecitata per vero sincero.

Detenuti! compagni d’infamia (anch’io, a modo mio), in attesa de l’angelo che spezzi e mi liberi da residue catene, qui sta scritto che nella feccia e non in membra altre è riposto il futuro di questa zoppicante umanità: in questo atto politico, in ogni suo altrove possibile.

Scrittura indelebile poi addentro il mio orgoglioso, ostico, vanitoso, accidentato cuore.

 

Venezia, Rialto – pub Moskacieca 3/6/02.

 

Associazione internazionale Home Sweet Home

 

   ATTO di COSTITUZIONE

 

L’associazione internazionale hsh così si costituisce agli occhi del mondo.

Gli inequivocabili intenti, gli stimoli del Manifesto Politico per Detenuti (in continuo divenire), redatto in data 3/6/02 in località sensibile, nonché travagliata, recependoli.

Il Manifesto come la iniziale proposta politica d’autore, in tre punti non trattabili.

Accogliendo i loro propositi, smossi da acque profonde e limacciose, conducendoli in superficie ai fini di buone ed oneste ragioni, la HSH li fa suoi, la propria finalità politica fino alla loro estensione in forma di legge e loro naturale applicazione.

La feccia simbolicamente esplicitamente al nostro fianco, se lo vuole, chi lo vuole! ai sensi dell’associazione.

La feccia, feccia rimane, dentro di sé viene esortata a sentirsi diversa, migliore di quanto i critici pretendono essa sia, tentando, provando, sperando di essere altro, stesso discorso per i cittadini liberi del libero carcere del mondo.

Oltre riflettendo, sugli eventi dell’uomo, sui suoi problematici affanni, ci dichiariamo attenti e compresenti ai nostri tempi quando l’Apocalisse è quotidiana, assuefazione comporta, l’indifferenza che si fa strada e contrasta il nostro donarci agli altri, chiunque siano codesti altri.

Meditando ulteriormente dove la nostra esistenza ci confina, sul lavoro, al cesso, nelle chiese, dinnanzi uno schermo ambiguo, in uno stadio o disperatamente rifugiati in qualche fogna o dati remoti della mente, da dove siamo e resistiamo, lasciamo correre lo sguardo sull’uomo e le strade sue affollate, sempre più assillate e nervose, sull’uomo ed ogni suo problema, ecco del consistere l’esigenza, dunque ci diciamo propensi a l’essere più che alla modestia dell’avere.

 

Cittadini e detenuti, come reclusi nel libero carcere del mondo, a convegno convenite.

Utero, casa dolce casa, tana, rifugio, galera! nel segno dell’evoluzione intima, noi vogliamo essere altro, altrove, altrimenti.

Per noi, i detenuti quindi, quale pretesto e scintilla per una sorta di rivoluzione interiore.

Quanti di noi incocciano il Libro della Legge violando il suo rigore (sia pure in misura modesta) e mai nessuno che lo venga a sapere, chi a priori potrà dirsi escluso dal sapore di ogni sua argomentazione?

E’ solo il caso che ci preserva e non persegue ancora, fossimo noi gli ospiti delle patrie galere?

Se non la cella, l’animo oppresso nel libero carcere del mondo, e allora?

Intratteniamo similitudini, vigili vorremmo addivenire all’uomo del domani.

Ecco, la Grande Riforma del genere umano inizia dall’ultimo gradino, simbolico e tattile, di questa nostra società, in verità decadente.

Il gradino il più importante, quello che tutta la scala la sorregge.

Nei detenuti, più notevoli i margini di progresso o di manovra nel continuo divenire.

Loro, a prendersi carico delle disfunzioni dell’uomo?

Loro con noi/noi con loro, perché più di altri disperati mascherati, loro possono o potrebbero almeno.

In loro, il capace umano, prigioniero, meglio si può liberare, sciogliersi dai legami, perché più vero: ideale condizione reclusa per concentrarsi sull’essenziale.

Il materiale umano sul quale è più saggio lavorare, umanamente redditizio.

Il marmo di ogni grande scultore che abbia talento e ambizione.

Affluite liberamente allora, lieti, con la gravità del momento che la deplorevole società dei consumi richiede.

Affluite e confluite, aderendo, dichiaratele le vostre anime.

Interessarsi, riflettere, dibattere: una marcia tutta interiore, nella presunzione, protesa verso gli aneliti più nobili de l’anima, nel continuo divenire d’ogni uomo, pensiero e ogni specie.

Abbiamo una coscienza, sussurri e grida!

Stanze e pareti addentro la mente, poi le case nelle città del mondo.

Stanze concettuali dove, come fossimo rinchiusi, affini a gli altri altrove oggettivamente reclusi, spesso con merito.

La casa per i molti, la cella per diversi umani, per alcuni la propria anima.

Le mani della mente alle sbarre protese, a scuoterle e piegarle, con atti e palpiti raramente di nonviolenza.

Casa dolce casa! (in senso autoironico il nome dell’associazione)

Rinchiusi.

La notte tregua comporta, non porta consiglio?

A volte, i propri demoni la notte li alleva, li nutre e poi li sguinzaglia per le praterie dell’anima.

Nel senso cui volgono affanni e problemi a cui, oggi, volentieri non si pensa, adducendo ogni scusa concepibile, i detenuti certo che li vogliamo al nostro fianco in questa missione quasi… impossibile, quasi.

Affluite e confluite, al fine di giocare la partita della vita.

Affluite e confluite, aderendo, dichiaratele bene le vostre anime.

Come impavide le coscienze, si spera.

Speranze di riscatto dal grigiore quotidiano, tesi ad un possibile futuro, per quanto improbabile un futuro oggi.

I detenuti, in verità... noi saremo al di loro fianco.

Loro il perno della concezione, il percorso della nostra liberazione.

Affluite e confluite! voi che nelle città, tra le pareti delle case o nelle vostre anime, voi stanze concettuali, celle esistenziali, voi che vi sentite soffocare, stretti in una morsa il cuore ed ogni possibile spiegazione.

Chi di voi si sente libero, avendone il sospetto, l’ambizione o la realtà, anche se da dietro le sbarre d’una vera cella, libero dentro... chi può, chi ne è in grado, chi lo vuole! agisca a gli altri liberare: ne l’animo, ne l’Ideale, questa ipocrita società a liberare.

Chi per i detenuti e, voi detenuti, per tutti gli altri, tutti insieme! spavaldi di spirito e temerari di sorta, alla ricerca di disperata fortuna nel libro possente, vasto e variegato, delle vicende umane.

Il misterioso Libro del Bene e del Male, ovvero la vita, l’uomo, ognuno è quel libro.

Affluite e confluite, prevedibilmente, se mai avrete soluzioni ai vostri problemi, alle difficoltà, alle angosce, forse troverete ascolto, interesse, ammesso che i vostri insoluti il sensibile orecchio lo meritino.

Voi siete il problema, in voi la soluzione.

Spiegabilmente, se mai otterrete risposte alle vostre incessanti domande, quesiti altri ne potrete scoprire, inusitati, più grandi, più estesi, più profondi e più devastanti?

Una vita da spendere a risolvere il loro mistero.

Il conforto non tanto nel ricevere, quanto nel dare, ne l’essere e nel muoversi protesi verso l’esplorazione di controversi stati di coscienza: l’ultima frontiera disponibile, addentro l’uomo.

La condizione detta reclusa veramente non proprio ideale, né l’esigenza, solo funzionale all’evoluzione interiore.

Un modo non come un altro per passare il tempo, diverso.

Un modo alternativo per vivere il proprio tempo.

Le risorse inaudite solo attendono una spinta, uno stimolo, uno sguardo, un respiro, attenzione, provocazione e scintilla a scatenare l’animo nella ricerca.

Affluite e confluite! liberamente venite in Home Sweet Home, casa per anime dolenti.

Se ragionevolmente, un giorno, gli ultimi non saranno i primi, si porteranno comunque altrove, fosse pure solo il sogno della loro immaginazione.

Ai sensi di queste sbarre che sento, mi contengono, pure mi stringono, in questa città arcana, tra queste mura, qui e altrove, incontro a nuove inesorabili prove, i detenuti in continuo divenire, nel nostro affluire e influire.

 

Venezia, Rialto – pub Moskacieca 17/6/02.

 

Associazione Home Sweet Home

 

   STATUTO

 

Se vuoi liberare te stesso, prima libera tutti gli altri.

 

1) Il libero carcere del mondo è reale, consta, vive, regna e prospera di sbarre.

Analogie tra il detenuto nelle patrie galere e l’uomo contemporaneo, come prigioniero nelle casalinghe celle cittadine, corpi, stanze e vite.

Là dove, tra ipocrisie, compromessi, trattative e finzioni, è il detenuto dentro.

 

2) L’associazione si fonda su tre proposte politiche, sociali, morali, pure ideali.

  1. A) L’elettorato attivo di tutti i detenuti, quale il reato o la condanna, a votare dalla propria galera di residenza, scegliendo il proprio preferito tra una esclusiva rosa di soli detenuti.

L’eletto in Parlamento, quale Rappresentante di tutti i detenuti della situazione, il fine.

  1. B) L’elettorato passivo, ne l’ideale, valido per ogni detenuto che, chi se eletto, in tale ruolo, si propone per poter realizzare e assumere in sé la condizione politica di cui A.
  2. C) La depenalizzazione del reato di evasione, non più a sanzionare il gesto puro e semplice, una sanzione tuttavia rimanendo per chi porta atto di violenza o danno a edifici, cose o persone.

Simbolismo d’ogni detenuto (vero o intimo), attualmente repressa l’evasione, a piegare dentro ogni audace sognatore, la depenalizzazione.

 

3) Giunto eventualmente e totalmente (A, B e C) in meta, il punto 2, l’associazione deciderà se lo sciogliersi (non avendo più il fine per cui battersi) o continuare a vivere nei cuori individuando altre battaglie, avendo il riferimento nel Rappresentante, seguitando l’impegno suo per le vite interiori detenute nelle case o le patrie galere, a cuore i diritti e doveri d’ognuno sempre.

 

4) Tramite HSH, il detenuto a prendere idealmente in mano la propria condizione, innocente o colpevole… a prescindere! a farne occasione, stimolo e risorsa per alternative interiori vite.

Non a piangere la propria innocenza, non a supplicare o pietire l’attenzione altrui per il disagio della propria vita, dove e come.

Tramite HSH, il detenuto potrà battersi in prima persona, se lo vuole, per delegare poi il suo animo al Rappresentante eletto con sbocco, sfogo, arena ideale e pubblica risorsa lui del Parlamento Nazionale (nella nazione locale dell’Associazione HSH Internazionale).

 

5) Il carcere come luogo, intento e ambizione di rieducazione.

Volgendosi a scettici, disillusi, riottosi, emarginati o comunque, nell’intimo, al di fuori del pensiero civile, la HSH a dire: questo è il modo, la alternativa proposta per la possibile rieducazione, poi tutto è teoria.

 

6) Pensiero malizioso, pure suggestivo: se un problema vive, in ambito carcerario, direttori delle carceri stesse, funzionari vari, assistenti sociali, educatori o le guardie, a chi potranno rivolgersi?

Al Rappresentante dei detenuti, da detenuti votato e tra loro eletto.

I detenuti sotto il peso ideale di questa loro addivenuta responsabilità, stimolati e possibilitati dentro, indotti a comprendere i punti di vista altrui del caso.

 

7) L’uomo contemporaneo prigioniero nelle sue città, case, quattro pareti.

A lenire, le stanze concettuali arrivano fino ad un certo punto.

A volte, le stanze crollano in se stesse, cadendo tra frustrazioni e depressioni o concedendosi a più facili diversivi quali le tentazioni per Successo, Soldi e Sesso ad ogni costo, fosse pure della propria anima.

Tramite HSH, il detenuto a volgersi a l’uomo del libero carcere del mondo, chiunque egli sia.

 

8) Il Comitato dei Giusti, la giunta esecutiva della HSH, a valutare e decidere sulla associazione il suo compito, dai Giusti il suo segretario.

Quale Giusto può addivenire il cittadino del libero carcere del mondo (il fronte esterno) come pure qualche detenuto delle patrie galere (il fronte interno, questo conoscendo i problemi del carcere sulla propria pelle).

Fronte esterno/interno, tutti possono aderire alla HSH, importante l’immedesimazione.

 

9) Il mondo oltre la porta della tua cella prosegue la sua vita, verso di te indifferente.

Tu sei solo una parte del problema, l’umanità tutta essendolo.

L’uomo com’è, chi è, chi potendo anche essere nelle alternative tutte del suo cuore.

Il detenuto dedicandosi a rimediare e rieducare l’uomo presunto libero, così facendo, le chiavi in mano come le avesse! per risolvere se stesso.

 

10) Tramite HSH, il detenuto a battersi per le difficili condizioni del genere umano tutto.

Nella sua condizione, che altro avrebbe per giocare con il tempo, come a poterlo ingannare per sopperire alla propria situazione?

Un detenuto/un Rappresentante/un popolo, il motto della HSH.

La HSH è uno strumento sensibile, una possibile chiave della vita, vera risorsa e luogo di raduno, di incontro e di dialogo, di lotta, di conoscenza e di lotta, per condizioni recluse le più varie e più diversamente sofferenti.

 

Venezia, Dotazione 14/ 8 – S.Elena, 8/8/2011.

 

Il Comitato dei Giusti

 

Associazione Internazionale Home Sweet Home.

Il Comitato dei Giusti la sua giunta esecutiva?

In esterni, da cosiddetti cittadini liberi del mondo,

organizzativa, operativa, decisionale, all’esterno.

Interna, giunta di detenuti assurti al rango di Giusti,

a dialogare col mondo esterno, a porre problemi.

Da carceri diverse pure, interconnesso Comitato

tramite Radio Radicale o altre empatie?

Un sito apposito su Internet?

Il Comitato dei Giusti lo sento sulla scena.

Dove collocato il capitano o il nostromo?

I Giusti lo possano dire alto il proprio dire.

Il Giusto non può “Ti spacco la faccia o il culo”,

il Giusto le ammette le sue colpe e si batte

per il proprio rispetto, come per quello verso gli altri.

Il Giusto, nel suo dirsi tale e tanto a presentarsi,

del suo essere Giusto, vero per vero,

è responsabile di sé di fronte all’universo carceri,

a non comportarsi come la società marcia al di fuori.

Il Giusto è un Giusto! deve battersi e soffrire da Giusto.

 

Stupro, rapina, omicidio, detenuto? va bene! 

Però, siamo nella Home Sweet Home, addentro i Giusti.

Vividi, forti e ligi alla legge ora, nel proprio animo. 

Sapete, in carcere chi si istruisce, chi la Fede in Dio,

chi lavora, chi spazza e chi ancora il ribelle? 

Invece, chi prende a cuore e crede nella Giustizia:

i Giusti se veri Giusti, idealmente di giustizia interiore.

Dite, se non comportata prima a noi dentro,

come può il Giusto portare la Giustizia altrove?

 

Il Decalogo della condizione reclusa

 

Ognuno è libero solo se liberi lo sono anche gli altri.

 

1) Il libero carcere del mondo è realtà la cui consapevolezza puoi facilmente eludere.

Lo puoi fare lasciando fuori dal tuo cuore la tua coscienza, fuggendo nell’effimero, davanti alla televisione, partite varie, similitudini, sogni, speranze, ingannando te stesso, piangendo di quieta disperazione, però d’altro supposto bene distratto.

 

2) La HSH è il possibile strumento di evasione ideale, alternativa, legale, fattibile! non facile, in penitenziario o la camera in città, celle esistenziali, stanze concettuali.

 

3) Il carcere, come può esserlo una lunga malattia o altro stato di restrizione del tuo tempo o movimento (la solitudine?), occasione e momento per scoprire un possibile mondo interiore.

Nel lato negativo della vita, a scoprire l’insospettabile risorsa, a capovolgere la situazione e farne il tuo punto di forza.

 

4) Costretto e ristretto, privo di diversivi o vie di fuga, puoi farlo correndo nel tuo animo, là dove si apre l’infinito, lì una volta giunto, alle soglie del tuo intimo universo, che fai? Ti inoltri, ti espandi e dilaghi, scrutando nuovi mondi e insoliti pensieri.

 

5) Se accertato hai chi sei dentro di te, sempre possibili gli inganni, puoi volgerti a quanto fuori di te, le strade maestose o quelle impervie, i chiaroscuri dell’evoluzione previa consapevolezza.

 

6) Sei prigioniero di te stesso e che ci puoi fare, ti chiedi?

Fuggire nello shopping esistenziale o evadere con l’immaginazione.

Puoi anche volgere lo stato della tua anima facendolo a tuo favore, presumendo tu sia in grado di farlo e lo sia a tuo favore, vuoi divenire un Giusto nel relativo suo Comitato?

 

7) La condizione reclusa, pari ad una qualsiasi cella di meditazione monacale (che pure il tuo bagno va bene), si dice funzionale.

Come rieducazione, se il caso, se non addirittura la prima educazione civile di vita, là dove ti porta il travaglio del tuo cuore.

 

8) Tu sei solo una parte del problema, l’umanità tutta essendolo.

Dedicandoti a risolvere l’uomo, possibilità avrai a risolvere te stesso.

E più sarà affanno, se non la pura dannazione, più il tuo cuore darai, più probabilità a risolverti avrai, perché tu e il genere umano siete intimamente collegati.

 

9) Ogni perché ha le sue maledette risposte che mai la tua strada la percorrono?

Domande a portarle agli altri o a chi a te vicino, il comunque disponibile e forse?

Tramite condizione reclusa, in te stesso solo a poterle rivolgere, nel silenzio vissuto, così possibilitato a trovare le insospettabili risorse che, è vero, a volte proprio ci inciampi e tanto ti fai male, ma accade di trovarle.

E più recluso ti dirai, più gemme preziose scoprirai nello scrigno interiore.

 

10) Questo solo: in te il problema, in te pure la soluzione.

 

 

 

 

Venezia, Dotazione 14/ 8 – S.Elena, 10/8/2011

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