Associazione di polizia Frank Keller
Statuto
Il poliziotto è sempre in servizio, anche quando dorme, quali i suoi sogni?
1) Il poliziotto non è al di sopra delle parti.
Esplicitamente, lo è di parte: il braccio operativo di quanto si ritiene sia il Bene, il giusto, il rigore, riassunti idealmente nel senso dell’ordine al fine della Legge in vigore.
Finalità dell’associazione sia nel confidarsi esperienze avute nel proprio operare, nuove idee, iniziative, sostegno reciproco, amicizia cangiante e duratura.
2) La verità, tutta la verità, nient’altro che la verità.
Nell’agente di polizia si affida la fase preparatoria a tanta ambizione di traguardo.
Accertamento e documentazione dei fatti, come li si desume dalle indagini fatte.
Nell’addivenire a presunto presumibile giusto esito processuale, come lo dirà la sentenza, lo si dovrà alla caparbietà di Paparino.
3) Il poliziotto è tutto a caldo, nel suo umore, il Paparino sempre sul chi vive.
Nel vivo dell’azione, rapido ed efficiente lo si vuole, non c’è tempo per riflettere esattamente il giusto su chi, quale, come e perché?
A questo, ci si penserà poi, il poliziotto è di fronte al problema “Ora, tutto e subito!”
In seconda battuta, più cauto e sensibile.
Però, sempre il ferro va battuto finché è caldo.
Il giudice seguirà nel freddo legale, esaminando con prudenza le prove a lui sottoposte.
Se a caldo si soffre, ci si agita, si sbaglia pure, nel freddo con meditazione e saggezza.
4) Democrazia, Trasparenza, Responsabilità, nel poliziotto sempre.
Lui è la Legge, ne l’agire secondo la legge, in nome della Legge.
Il suo operato comunque sottoposto al criterio vigile della Legge.
La nonviolenza, l’Ideale più ideale per ogni agire sociale, politico o spirituale, nel poliziotto la si dice di difficile coesistenza o collaborazione.
Quando si richiede rapidità, decisione, tempismo, la nonviolenza è utopia semplicemente non sostenibile, non per chi combatte il Male, realtà armata di ogni arma possibile.
5) Il poliziotto potrà essere duro o dolce, rozzo o sensibile, è il braccio armato della Legge.
Potrà avere moglie, marito e figli, è costantemente in prima linea.
Spesso, non c’è nessun altro tra la vittima e il Male, il poliziotto solamente a protezione.
6) Come ogni senso della vita dimora nell’opposto o nella meta della propria ricerca, per Paparino il suo senso vive nel Male.
Lì, lo scavare e scavare ancora, il pensiero suo fisso.
Al giornalista, al filosofo o lo psichiatra, l’affine nella ricerca?
7) Chi è? come vive? cosa pensa? quali i problemi del suo cuore?
A ragione, si dice: ogni uomo/donna è un mondo a parte, il proprio universo.
Paparino è un duro e basta, se ne frega oppure è il duro sensibile nel suo inferno esistenziale?
Per molti, la condanna per Paparino già viene emessa nell’atto del suo indossare la divisa: il gesto, il cuore fiero, poi negli anni invecchiato come?
Uno dei non molti sollievi, avere accanto altri cuori di pari tormento e afflizione, a propria comprensione.
8) Là dove il Male è il sistema, tirannie varie e assortite, il poliziotto ne è lo strumento di mantenimento.
Là dove il sistema comunque è la democrazia, sia pure in fase di sua Malattia, sia per il poliziotto che per l’antagonista del momento, sempre è possibile per chiunque risolvere e addivenire al giusto.
Se il sistema è valido e funziona, Paparino potrà anche essere soddisfatto, orgoglioso del suo lavoro, sia pure nella sua solitudine.
Se il sistema è malato, se non addirittura il Male esplicito, per il poliziotto (il che fare) il problema vissuto ogni giorno ad ogni angolo della vita.
Comunque, in noi sempre il problema giace accanto alla possibile soluzione.
9) La Frank Keller accetta, aspetta, anela adesioni convinte, corroboranti il tenore del suo cuore e partecipi alle sue inclinazioni di senso, di finalità e di presenza al mondo.
Volte a comprendere il suo affanno di vita interiore spesso celata agli altrui rudimenti.
I soci lo siano gli agenti di polizia nelle varie rappresentanze dell’ordine, quale la loro appartenenza e ambito.
Sostenitori lo siano i simpatizzanti che capiscono, condividono e vorrebbero idealmente stringere la mano ai Frank Keller d’ogni polizia del mondo.
10) “Sono vent’anni esatti che vedo un mucchio di gente, dico di essere della polizia e sai cosa capita? Non sono più una persona!” Al Pacino in “Sea of love”.*
Qui, la nostra aspirazione dice “Io sono persona!” essendo cuore, idee e coscienza.
Venezia, Dotazione 14/ 8 – S.Elena 14/1/2012.
* In Italia il titolo del film “Seduzione pericolosa”, regia di Harold Becker.
Associazione di polizia Frank Keller
Esternazione Paparino
Ma il fatto che io sia nella polizia non ti va proprio giù, vero?
Apri le orecchie e stammi a sentire!
Tutte queste persone qua dentro, con le loro pellicce, i loro gioielli, vengono derubate, vengono stuprate e di colpo sono il loro Paparino, capito?
Appena se la fanno addosso dalla paura, sono il Paparino di tutti quanti!
Al Pacino in “Sea of love” di Harold Becker
Spesso accade il trovarci (noi da soli) tra la vittima e il Male.
Noi che siamo in servizio anche quando dormiamo, succede.
A volte/spesso, siamo troppo duri.
A volte/accade, invece i troppo mosci?
Il fatto di riuscire a trovare la giusta misura, l’esperienza della vita quando ormai sei vecchio, stanco! e più non servirà, come pure sai.
La vita che in gran parte di noi già avrà irrobustito lo spessore della corazza del cuore, tagliandone i margini di sensibilità.
Verrà un giorno in cui dovrai arrestarne a decine di tipi come quelli. Gente strana, spaventata, che non sa neppure perché è stata arrestata. Non è colpa loro, non è colpa tua. E’ il lavoro!*
Io sono a caldo! lo dice il poliziotto.
Come tutto quanto a caldo avviene, non c’è tempo e modo per riflettere, solo il frettoloso dell’agire.
Certo, secondo le regole stabilite dal buonsenso oltre che dal codice.
Noi che vorremmo dormire più forte, staccare la spina dentro… il Male non ha orario e noi sempre in guardia nella lotta per la vita delle vite altrui, dalla parte della Legge perché noi siamo la Legge.
Siamo tutti persone, lo sai lettore di questo nostro cuore?
Di destra o di sinistra non importa, noi siamo in prima linea.
Siamo pistola e distintivo,* la coscienza in retrovia per temporanee esigenze di servizio. Sai, la riflessione nuoce all’azione, come direbbe per esperienza il poeta.
Nella notte dell’umanità addentro, chi ci vede e ci vuole come figli di puttana e chi come angeli della notte.
Poi siamo solo noi! siamo esseri umani.
Con mogli, mariti, figli, genitori che la mattina, nel vederci uscire, non sanno mai se integri ritorneremo la sera.
Per chi vive in prima linea, così è la vita.
Il non vago piacere del poter fare il proprio dovere, lungo la linea del fuoco, insultato a volte/spesso solo per questo.
Quanti di noi, ne l’emergenza, pure fuori servizio, si buttano come sono! senza pensare all’abito, alle scarpe, all’appuntamento in essere, la propria vita in secondo piano?
Se vivi con un piedipiatti, insomma… ci sono cose che noi vediamo in modo diverso da tutti voi.
E poi ci sei tu, quello che vedi tu che è tutto normale.
Ma ci siamo anche noi, i nostri occhi, la nostra vita, quello che vediamo sempre…*
Alcuni di noi, a volte vanno contro il codice, pure contro se stessi, perché siamo a caldo e non c’è il tempo per riflettere, la coscienza che non sempre si fa poi avanti, non a reggere (dopo) distintivo e pistola quando tanto dovrebbe?
Noi siamo l’indagine, l’immedesimazione nell’altro per andare avanti.
A volte, siamo proprio l’altro! tanto e talmente che dentro a lui ci perdiamo.
La regola è la regola che, solo se adempiuta, rende degna la pista della Legge.
Chi la scrive la regola, chi la rispetta, chi la verifica.
L’inganno è sempre all’agguato, dove meno lo si aspetta… lì si nasconde.
A volte/spesso, perché in questa società ognuno fa come cazzo gli pare?
Chi vuole fare solo la sua battaglia quotidiana sul campo, sospinto spirito da combattimento, il lavoro quale quinto elemento?
La Legge è un cuore che idealmente batte all’unisono con ogni uomo, poi dipende dall’uomo.
Noi siamo tutti persone! siamo oltre l’idea della pensione.
Se necessario, il Vaffanculo al capo, alla gente, a tutti! pistola e distintivo, io detengo davvero una coscienza, quel che sento di dover fare lo devo fare.
In tanti mestieri ti possono comprare semplicemente nel darti la paga.
In teoria, io non sono eccezione, su queste pagine però sono persona fino in fondo.
Persona, ci tengo al mio rango, sia pure in mezzo ad un mare di fango.
Siamo simili a voi! e diversi e simili.
Abitiamo lo stesso film, anche se non le medesime scene, noi siamo per principio dalla parte della Legge, dateci rispetto, poi la vorremmo un po’ di tregua.
Chi tale principio lo infrange, addolora la Legge oltre che travolgere se stesso.
Siamo tutti persone, noi che siamo noi! in divisa o abito civile.
Se dormiamo nel nostro letto, non così nel nostro cuore, ricordate?
Importante, il sentirsi coerenti dentro, dal dovere noi costretti là dove prospera il marcio del mondo.
Quel che conta, il trovarsi/constatarsi onesto allo specchio della propria anima.
La realtà dell’avere me stesso al mio fianco, il cuore saldo.
Io sono e rimarrò sempre persona! ad onta di ogni altrui opinione.
Vivo solo in compagnia di me stesso
come una capanna in una foresta
servo il mio cuore là in alto
dove l’ho messo
al riparo da ogni tempesta.
Vorrei che qualcuno con le sue braccia
arrivasse fin lassù
per riportarlo al suo posto
vorrei che qualcuno con le sue carezze
i suoi canti
riempisse di gioia il mio nido nascosto.*
Nessun Luogo, S.Elena – Vecia Gina 3/8/2013.
* Lo dice Paul Sorvino per Al Pacino, nel film “Cruising” di William Friedkin.
La versione italiana qui resa potrebbe essere inesatta, audio difficoltoso.
* Distintivo, tesserino, divisa o altro elemento di identificazione.
* Lo dice Al Pacino discutendone con Ellen Barkin “Sea of love”, di Harold Becker.
* Poesia tratta dal film “Sea of love”, la versione italiana.
Sarebbe il testo scritto dalla madre di Al Pacino nel film (personaggio si presume morto).
Leggendola, il padre (che recita il testo nel film) si è innamorato della madre.
L’esito di questa poesia: la venuta al mondo dell’uomo e poliziotto Frank Keller.
Al Pacino l’attore preferito nelle parti da poliziotto, complesso, problematico, sensibile, gli agenti di polizia interpretati da lui sempre dalla vita difficile.
Il Decalogo dell’agente di polizia
1) Per principio, ambiti di qualunque controversia, il poliziotto non è autoritaria ragione, ma si parte bene presupponendo l’abbia (ragione).
Come si dice per l’imputato, innocente fino a prova contraria?
Così sia per il poliziotto: dalla parte del giusto, fino a prova contraria.
2) Il poliziotto è umano, come tutti può sbagliare.
Il fatto di poter umanamente cadere, il suo diritto di essere umano.
Per ogni fatto errore, importante sia ammetterlo, a poter prontamente rimediare.
3) Il poliziotto ovunque è distintivo e pistola, l’autorità, il potere per esercitarla.
Qui invece, il Paparino è soprattutto cuore e coscienza.
Il mondo come fosse il caos infernale in attesa del suo argine: Paparino, l’ordine a consegnare là dove latita e tanto manca.
4) Paparino, anima e coscienza, la legge del proprio cuore?
Come tutto necessita di regole negli obblighi di convivenza, di necessità altre e ulteriori, il poliziotto rigorosamente al servizio della Legge, in tal senso subordinati sia cuore che coscienza: suo compito e funzione, il suo duro improbo lavoro.
5) La Legge è rigida, a volte pure cieca, stupida, ignorante, accade.
Pure implacabile la Legge, nel suo senso di inesorabile.
Il poliziotto è umano, potrà essere sensibile, purtroppo è la Legge.
6) Nei casi dubbi che ricadano sotto il suo mandato, così si scrive: se Paparino è chiamato ad interpretare la Legge, nelle urgenze del momento, si lasci pure guidare da cuore e coscienza (al servizio della Legge sempre).
E vada come può andare! che il mondo è torbido e l’umanità è dolore.
7) Nel prosieguo di ogni accadimento, la sua umanità sempre all’erta, pronta a segnalare ai servizi più competenti il caso in questione, ad indirizzare il sofferente nella giusta direzione, sperando Paparino ce l’abbia davvero, nella propria agenda particolare, tale soluzione.
8) Dato l’indirizzo, data la temporanea soluzione al problema, Paparino non si fermi a questo.
Il poliziotto a segnalare caso e problematica più in alto, volto a cercare il cuore stesso della Legge, secondo proprio senso e coscienza.
La legge del proprio cuore sempre alla ricerca di se stessa.
9) Il poliziotto combatte il Male che vive l’uomo da sempre.
Per poterlo fare, deve capire il Male, essere lui stesso il Male, il contaminato senza poter espiare?
Paparino è simile in tante cose a chi combatte?
Simile, essendo però il poliziotto altrimenti schierato.
Dentro di lui, spesso il convivere del figlio di puttana/angelo protettore, mantenendo una propria coerenza, a volte con affanno.
10) Il poliziotto ha affinità con uno psichiatra, col filosofo, il giornalista: indaga, cerca le verità andando per legali convincimenti nel suo mandato.
Il detective privato, di tutti costoro, la possibile sintesi.
Il privato che può liberamente ostentare, se vuole, senso e coscienza in primo piano e la legge del proprio cuore in ogni romanzo d’autore.
Invece Paparino! l’espressivo signore del tormento inchiodato alla sua severa condizione di distintivo.
Venezia, Dotazione 14/ 8 – S.Elena 11/1/2012.
Lettera al Paparino esistenziale
“Sai qual è la cosa più insopportabile del nostro lavoro?
Per otto ore al giorno non fai altro che sentire bugie dalla gente.
Non sono stato io, io non c’ero, è stato qualcun altro e blablabla e blablabla.”
John Goodman in “Sea of love”
La difesa dell’indagato: io lo giuro sulla testa dei miei figli (un classico).
Dopo qualche giorno, il tizio viene trovato cadavere (perché era davvero lui).
Come mi sento, intimamente sospeso tra delitto e diritto.
Come fossi e sono, l’universale! chiave di lettura fruibile da molti cuori in approccio a tale oasi d’autore, animo poetico al massimo della personale condizione, forse.
Nella mia licenza poetica, sono assassino, poliziotto e qualunque altra figura umana ricada nell’ambito del mio pensiero, l’universale se ispirato.
Ecco, mi sento solo col potere del mio verso, il suo dolore, il mondo marcio e dolente al contempo di fuori.
Il reato come fosse parte della Malattia.
Il reo quale colui da curare più che da punire.
Poi, viviamo nella società dei consumi che tutto e tutti usa, consuma e usura.
Da uno psichiatra definibile come una Società Disturbata.
Secondo la nonconoscenza, l’ignoto attorno a noi è quel che conta per ogni animo di vero esploratore, non il quanto sappiamo o solo quel che vediamo, la miseria di cosa poi?
Perché non indaghiamo mai abbastanza nel cuore dell’uomo?
Limitandoci a cogliere i fatti, senza scrutare ogni loro retroterra onde cogliere l’universo restante che a noi sfugge, indolenti/negligenti.
Secondo la nonconoscenza, io non so niente (poche cose), tutto è davvero in discussione.
Giornalista/filosofo/psichiatra, loro come il poliziotto, tutti cercano la verità, l’indagine la loro indole professionale.
Io sono l’autore di questo testo e tanti altri, tanto davvero.
Paparino esistenziale, come te, pure io sono sempre idealmente in servizio, block-notes e penna in perenne allerta, se provvidenzialmente baciato dalle muse.
Ne l’emergenza, se vive, io come altri posso, se voglio! calcolando eventualmente l’omissione di soccorso.
Invece, tu devi! emergenza, devi dentro te stesso, fossi pure andante per i cazzi tuoi.
Tu come puoi, come sai, anche se nel momento non lo vorresti.
Autore, poliziotti e assassini sono i miei personaggi preferiti, con spiccata predilezione per i secondi.
Come sospeso tra delitto e diritto, io ne la mia vita impossibile.
Giornalista/filosofo/psichiatra/poliziotto, lo scavare bisogna, nei fatti, nella mente umana.
Io sono quello bravo, vero?
Sono a disagio in cucina, dove lavoro da 17 anni,* pure disadattato nella vita di ogni giorno, III media e soldi o documentazione niente, io so scavare, sono il minatore di professione, interiore.
Io che farei l’altrui lavoro, a farlo nel modo più duro, a tutto campo, sono pure il detenuto dentro, come sono il suo agente di guardia, poi la evado la realtà della mia stanza tramite la poesia, sulle ali della fantasia, evadendo a me dentro, sfociando nel mare infinito del mio animo profondo.
Potrei essere più rigoroso e severo che già è tanto, sono d’accordo.
Io sono l’autore, l’esito di tale molteplicità viene donato al cuore di ogni lettore.
Poi, vorrei fossi tu, Paparino esistenziale, a scrutare nel mio intimo Libro del Bene e del Male.
Io sono l’esibizionista riservato che vorrebbe spingersi oltre e sfondare le estremità, i muri più alti e possenti nei due sensi.
Mi avessero assurdamente preso, ausiliario di polizia invece che stolido servizio militare, imbecille com’ero, che poliziotto sarei stato?
Presumo imbranato, relegato ad una scrivania e scartoffie.
Io che sognavo la strada, l’esperienza, la sua educazione per l’indole e futuro d’autore.
Scrittore, allora solo le flebili speranze.
Presumibilmente, mi sarei sparato sui piedi fossi stato di ronda, oppure alla testa, afflitto dai miei sensi di colpa, peraltro non ancora piagati dall’11/2/81.
Sai, causa il tuo potere, pistola e distintivo, sei il lavoro che qualcuno vorrebbe fare, su altri a potersi sfogare?
In prima linea, il dolore del mondo, nello spesso della vita, tu e nessun altro tra la vittima e il Male, sei il lavoro che in pochi vorrebbero veramente fare.
Figuriamoci! sei in servizio pure quando dormi.
Sei pure quello che deve dare le brutte notizie, a te l’ingrato compito, vero?
Il servizio, la vita è a tal punto insolente con te?
Non c’è paga adeguata per il tuo lavoro, solo l’orgoglio del poter fare quel che deve essere fatto può appagare il tuo fare.
Poi, ti trovi tra cavilli burocratici, inciampi truffaldini, intrighi di potere, mani legate e come la mettiamo?
Vorresti pestare a volte, andarci giù duro, sfogarti, se la legge o altro occhio critico e vigile non ti limitasse.
Il dolore del mondo, la coscienza del mondo.
Le parti in causa, in lotta per la vita, divise da professionalità, interessi, convenienze, esigenze, odio, pregiudizi e quant’altro può servire a dividere gli uni dagli altri...
Io scrivo come lo vedo il poliziotto, procedo.
Io pure sono in guerra contro il Male, lo Vil Male più esattamente, dal banale, il venale, mediocrità, apparenze e superficialità lui costituito.
Come me, tu pure sei a volte da solo con te stesso, tua coscienza.
Il tuo compagno di ronda o gemello può esserti di conforto nel conflitto che affligge il mondo?
Io nemmeno quello, solitario, asociale, poi ho Cleo, femmina quattrozampe eclatante.
Tu, a volte, il desiderio di lasciar perdere, chiudere un occhio su qualche caso umano che sarebbe saggio?
Impietosa, la Legge è uguale per tutti, non sempre essendolo nei fatti.
Chi è rigoroso e chi permissivo, a volte tu pure la violi la Legge?
La misura verrà col tempo, dono tardivo di ogni amara esperienza.
Troppo tardi perché sarai cinico o sarai solo dolore, non più lo spazio per altri stati?
Il tuo è il nobile e necessario lavoro di merda, in una società di merda.
Per tanti, non sei persona, sei la Legge e basta! il simbolo cui stare attenti, possibilmente da rifuggire alla prima occasione utile.
Brutto il disagio del non stare bene in un dato posto, così devi darti tutto! e lo fai di getto peggiorando quel che sai.
Sei la Legge, così tu sei in onda! sul campo di battaglia che è la tua vita quotidiana, i nervi sempre all’erta, pistola e distintivo nei confronti del mondo intero, la coscienza di riserva che serve e intralcia al contempo?
Questa società è fondata sulla corruzione, la mia opinione.
Sei bravo, onesto o sei carogna, influenzato tu pure da questa società?
E’ il tuo lavoro, qualcuno lo deve svolgere il compito ingrato.
Giornalista/filosofo/psichiatra, per questo estensore fare il poliziotto sarebbe stato più utile per le maggiori possibilità di documentazione, di esperienza sul campo.
Poi, lo sono autore, io scrivo di tutto, quel che puoi scrivere tu è solo quel cazzo di rapporto.
Mi piaci come ti vedo: Paparino esistenziale, anche se soggetto a dura conflittualità causa il contatto di ogni giorno col Male, con gli affanni delle vite altrui.
Io sono persona! lo pretendi giustamente perseverando nella tua esigenza.
Poi, per i molti, a maggioranza, sei solo distintivo e pistola.
Puttane, assassini, poliziotti, brigatisti, ladri, giudici e quant’altro offre la vita, per me siete tutti persone, in quanto tali, così scrivo di tutti voi.
Devi perquisire me o la mia dimora, OK! nei limiti della Legge, sensibilmente io a disposizione.
Devi arrestarmi, per quanto criticabile sia la carcerazione preventiva, eventualmente OK!
Io a battermi secondo la Legge, con gli strumenti della Legge.
La Legge è uguale per tutti! anche se è solo un fantastico poetico concetto che nei fatti non sempre corrisponde.
“La Legge è uguale per tutti” lo sarà per me, dentro di me.
Mia ambizione, essere più severo del più rigoroso e severo tra tutti voi.
Io sono emblematicamente sospeso tra delitto e diritto, in attesa di risoluzione.
Anelo il tuo cuore quale proprio cuscino, lì addormentarmi finalmente, presumibilmente impossibilitato nell’essere a posto nella mia coscienza.
Qualunque cosa io abbia fatto/scritto o farò/scriverò, il dolore del mondo, la coscienza del mondo.
Paparino Paparino, dove vai, chi sei, come stai?
Poliziotto il più duro, sia pure, scruta dentro di te, lì leggendo e cogliendo: gli altri, il mondo, Questo Me, tutti noi, lo capirai così il mio dire, come io pure ci arrivai.
Nessun Luogo, S.Elena – Tavoli liberi 4/8/2013.
* In verità, dal 1 marzo 2013 non più, consegnate le dimissioni.
Idealmente, rimango un Lavapiatti come un poliziotto sarà sempre poliziotto, anche ne l’era della pensione.
Aggiungi commento
Commenti