Lettera al Diversamente Abile
Dimmi, come hai fatto a tirare avanti?
A volte, stupefatto mi interrogo, risposte razionali e persuasive zero.
Mistero.
E’ l’enigma inspiegabile di questa tua vita perché…
Sì, perché dovresti averci già lasciato da tempo ch’è tempo.
Sei il Diversamente Abile, a tal punto nel tuo riuscire in questo che nemmeno tu lo sai capire?
Non ne sarebbe in grado il talentuoso psichiatra, non il prete, non il Dio che nemmeno un sospiro al tuo cuore?
Solo l’immaginario collettivo avevi e l’istinto della vita a rimanere in vita.
Tutto ti sei dovuto inventare, dal nulla o quasi?
Inventata la vita, la scrittura, le motivazioni pure, escogitate non si sa come, non da dove prese o trovate.
Il tuo cuore era l’arido deserto, immaginario a parte.
Ora è il lussureggiante giardino che risulta a questa percezione, il giardino segreto vivo e vitale proprio perché segreto, così non ferito, non disturbato, non contaminato da viltà, interessi e fesserie di questo mondo?
L’uomo oggi nasconde i suoi intrallazzi, il trafficare delle sue tasche.
Tu che cosa celi e proteggi dalla sozzura del mondo?
Il tuo giardino segreto in tutti i suoi fiori di meraviglie e d’orrori sia pure.
In una società di merda, succede si taccia ciò che più ci caratterizza.
Tracimavi solitudine, tristezza e dolore?
L’orgoglio o solo il non saper morire, non il mollare a tenerti in piedi?
Ora, spandi cause, ideali e motivazioni a piene mani.
Tali e tante da non trovare più un posto libero nel tuo cuore?
A volte, la sensazione.
Cause e ideali che vorresti giocare sui tavoli del mondo, ai sensi della vita.
Sei il Diversamente Abile.
D’impaccio, in disagio totale tra i più banali cliché della vita quotidiana?
Là dove tanti vivono la vita vivendola di non-vita?
Diversamente Abile, non dicibile il tuo dolore, riscontrabile dalla scrittura, però non dicibile, se poi lo fosse… dicibile, a chi cazzo?
Una vita impossibile, di scrittura impossibile, perché tale pure il tuo carattere nascosto?
Sei da tempo oltre il limite, forse lo sei sempre stato oltre.
Bene, oltre quel limite, nell’equilibrio oggi raggiunto non si capisce come, ora sei nel tuo agio e tuo elemento, tutto ti viene talmente spontaneo…
Ti tieni tutto dentro, non potendo spiegarlo agli altri.
Sei il Diversamente Abile, sei quasi sempre a doppio taglio.
Disabile nel mondo altrui, nel normale banale e venale.
Come un soggetto autistico, Abile lo sei nel mondo tuo: il regno dove tu la crei la vita, tra aneliti di morte e di vite alternative, proprio per questo a sapere ancora più di vita?
Non chiedi aiuto, non il denaro, non la comprensione, non la pietà.
Vaffanculo! rispetto e considerazione, questo vorresti.
Tu che questo dai agli altri, a doppio taglio tramite la ferocia poetica.
Quello che fai lo fai, con naturalezza sì.
Però, a farlo nel mondo degli umani, in tutt’altro distratti.
Da solo, III media, paga da Lavapiatti, chi altro ne sarebbe stato capace?
Qualcuno ci sarà, chi e quanti in grado di farlo?
Problemi, difficoltà, pure ai limiti il respiro?
Dunque, la razionale risposta si dice nello scrivere più duro e più forte.
Non guardi solo in superficie, cerchi la profondità, frughi ne l’abisso delle anime.
La tua a tua perenne disposizione, come se potesse riassumere tutte le altre?
In un mondo di merda dove la merda più è merda più conta, la legge del più forte.
Oggi, vive in te la legge del più forte dentro?
Quanto forte sei o lo sarai, forse un giorno lo saprai.
Libri su libri a spiegare te stesso, nell’improbabilità del riuscirci.
Alla fine della tua vita, quanti e come l’avranno capita?
Scrivi a scrivere! poi chi capisce capisce.
“Ah sì, è così?” qualcuno, poi ad approfondire e solo allora il capire?
Ti senti solo, sei solo! non essendoci altri, non le vie aperte per una possibile comunicazione, dialoghi in te stesso in ogni tuo molteplice riflesso.
Dialogo che è intimo scontro a volte, l’esito di ogni cozzo, l’insolita debordante ispirazione ai limiti dell’alluvione.
Adeguarti al mondo, il conformarsi, l’inchinarsi alle umane convenzioni?
Giammai! si adegui il mondo a te, l’onesta pretesa di una pulsione poetica a questo spesa.
Ne l’ovvia impossibilità si protrae la vita, arricchendosi di stimoli, di palpiti e fremiti, come ogni conflittualità in verità da sempre.
Ne l’animo degli artisti questo produce l’intimo cozzo di tante ragioni del mondo.
Nel batterti per tutte le tue intime diversità, in te la vita.
Dato che lo fai nella legge, tu pure ti senti e sei la Legge, in quanto ognuno è legge se vive nella Legge, nel respiro della Legge.
Chiedendo altrettanto agli altri, senza imporlo, solo offrendo te stesso come esempio.
Poi, la vorresti sempre rompere la Legge, esplodere, dire chi sei e come lo sei nel deflagrare a te attorno.
Però scrivi, scrivendo il copione del film della tua vita.
Il testo come fosse il puro pretesto e lo spirito su cui recitare il resto.
Cosa di meglio che l’avere un copione a disposizione del proprio anelito di vita?
Distacco Totale.
Ti troveresti bene tra i frati, davvero.
Però, lo scrivere è il tuo lavoro, non le altre fatiche in uso tra i frati, più nobili d’animo, più semplici e puri.
Sei pure agnostico, controverso, di linguaggio franco.
Secoli fa, il prete ti avrebbe spedito al rogo, anche se sei spirituale?
Tu che scrivi pure come fossi un prete, beltà religiose a parte, da te avversate solo perché obbligate e non proposte.
I frati poi chissà! i frati lo sarebbero il tuo ideale, il tuo umore.
Ti troveresti bene rinchiuso in una dimora, fosse casa di cura, prigione o ritiro ameno?
Tu il rinchiuso, tu al sicuro! perché tutti i pazzi chiusi fuori, dalla tua vita escluse le loro esigenze, i loro interessi forti, fottuti e urgenti?
Tu, il Diversamente Abile nel mondo del folle collettivo.
Rinchiuso, però a vivere come, dopo?
Chi le paga le spese, tu che lo vuoi lo spazio per scrivere e piena autonomia di tempo, di luce e di senso.
Poi, il tuo cane pure vuoi.
Cleo è la tua compagna, il cane è vita!
Nessuno potendo economicamente sostenere tale scelta di vita, diritti d’autore a parte.
Umanità inutile, priva di logica, senza il suo nobile fine.
Zitti, così dovrebbe avvenire d’autorità, con le note intime d’un poeta.
Vorresti lavorare duro, più duro! durissimo il tuo lavoro e la tua vita.
Scrivendo, la vita tutta una avventura, la più dura?
Invece, ti trovi in una cucina di normalissimi umani, alle prese con antipasti di merda, incomprensioni, rabbie, livori e tormenti, pure d’ispirazione, nell’ambito di autentica tortura comunque.
Poi ci sarà chi si chiederà: ma questa ferocia poetica… perché, da cosa motivata, da dove viene?
Beh, se non riuscite ancora a capirlo…
Tu le senti le parole che gli altri dicono, ma non sei in grado di ascoltarle a volte perché la mente si chiude quelle volte?
Il muro che si alza quando qualcuno ti parla.
Da giovane spesso, poi sempre più di rado, però succede.
Li avevi davanti, ti stavano parlando e non sai che cazzo dicevano!
Se la loro faccia era dura, era chiaro no?
Se sorridevano era meglio, pure era chiaro, però non li capivi?
Se poi si esprimessero con ironia, sollecitando… tu come nel fraintendere?
Il più delle volte, la faccia è neutra, normali conversazioni.
La faccia neutra, devi dire di sì o di no, va bene l’andarsene con espressione contrita o devi rimanere sul posto in condizione amichevole, fingendo ascolto che non puoi?
All’età di sedici, hai iniziato pure a lavorare in un bar, durandone incomprensibilmente ben quattro di anni, succedeva con frequenza non fossi in grado di capire le ordinazioni.
Glielo richiedi, poi ancora e…
Li stavi forse prendendo per il culo?
No, solo non ricevevi le loro parole, una barriera tra te e gli altri, anche se capisci che ti stanno dicendo qualcosa.
Vivi in un mondo tutto tuo!
Sopravvivi solo nel creare il tuo mondo interiore, da contrapporre all’altro?
Sei avulso da ogni realtà, Distacco Totale!
Non il padre, non ricordi un contatto fisico con tua madre, non una carezza…
Colpa tua, il figlio che non dà soddisfazione alla madre, non per i suoi sacrifici.
Il tuo mondo lo hai, te lo inventi in una continua alternativa, poi entri nella realtà solo perché la controlli in te tramite la tua creazione, avendo il tuo spunto, l’originale punto di vista da cui vedere la data questione, così tenendo pure in mano il bandolo della propria matassa e qualcosa da dire?
Scrivi di legge, di psichiatria, di tante altre cose.
Se vai a leggere dei libri per sapere, per poterne scrivere con cognizione, non capisci proprio niente, il libro lo riponi scoraggiato.
Poi, scrivi utilizzando cuore e fantasia e… come fai se non ne capisci?
La realtà, la questione nello specifico, la controlli anche perché la vedi dall’alto, nella sua globalità, nell’interesse generale e non solo di alcuni, per quanti possano essere gli alcuni, tu sei nel Tutto.
Il tuo scrivere, il tuo vedere le cose, lo si potrebbe definire d’indole kubrickiana, nel suo riassumere, ripensare e definire le sue opere?
Non riesci più a leggere un libro, non un fumetto, non il DVD, non il CD all’ascolto?
Ci riesci, nell’impresa che è tale, solo perché costretto a farlo per lavoro, per documentazione, per poterne poi scrivere?
Nel farlo, con grande difficoltà, pura fatica a volte?
Con tanto dolore pure, se ci rifletti e le prospettive del non poter più leggere, vedere, ascoltare, tutto il materiale che hai, a quando il tuo possibile accesso in loro?
Hai dieci libri da scrivere sempre e contemporaneamente, ce li hai tutti in testa e non ti ricordi quel che devi prendere in magazzino, non te ne frega, però lo devi prendere e Vaffanculo cucina di merda?
Non t’è gradito il contatto fisico con gli umani, non il toccare, non esserne toccato?
Forse, non avendo il contatto con tua madre, avulso dalla realtà…
Distacco Totale.
Non sai parlare, non lo spiegare, né trattare o dialogare, non il comunicare.
Che cazzo sai fare? Solo lo scrivere d’ogni cosa?
Sei il Diversamente Abile in un mondo di disposti a tutto, quale che sia il prezzo richiesto alla loro anima.
Sei il Diversamente Abile che meglio sarebbe dire handicappato, per dirlo con dolore?
Sei il Diversamente Abile che le carte, il mondo, ogni punto di vista lo rovescia, per come ci riesce è che sopravvive, vivendo un’altra insolita straordinaria vita.
Lo scrivere è il tuo comunicare, nel diverso comunicare.
Inabile a tutto, resistere lo sai! per poi scrivere, il tuo modo di vivere.
Non eri quello che sei, lo sei diventato per rabbia, l’esito di una inspiegabile sopravvivenza, quello che sei ora come dovessi giustificare il tuo essere ancora in vita?
Sei vivo perché scrivi: libri da scrivere per cui ti senti pure incline a morire, come pure il disposto a vivere, solo per poterli scrivere! e sei ancora chiuso in una cucina?
Bisogna inventarsela la vita, trovarle le motivazioni, escogitarle dal nulla: sei il Diversamente Abile, lo facessero gli altri quello che fai tu.
Il problema non è che non lo sanno fare, nemmeno lo connettono quello che fai.
Ora, la poesia è veramente arma letale.
Cosa di più violento di una violenta poesia?
L’amore pure è violenza, lo sai.
Di violenza interiore, cercando il proprio equilibrio nel personale rigore di tutto spessore.
Così sei, tanto sei, per quale Dio poi?
Dio dov’è, vive un Dio che possa apprezzare tutto questo?
Così, lo nascondi il tuo segreto giardino, a non sporcarlo del fango in cui la vita vive.
Consapevole che è dal fango che la vita e noi veniamo.
Sei il docile apparente, il ribelle di profonda indole per cui nessun compromesso vive.
E come fare, in quali condizioni proseguire il vivere?
Nell’alternativa che in te sempre vive, la vita la combatti come tu sai fare, scrivendo di spirito violento.
Solo così lo spirito sopravvive nel mare di merda, soffrendo l’indicibile, però combattendo nello scrivendo.
Tu lo puoi fare solo in quanto il Diversamente Abile.
L’insistere nel giocare il tuo giardino segreto oltre le umane tare che infestano la vita di ogni vita, questo solo quale speranza si può dire, speranza sia infine.
Non hai puntato sul successo, non sui soldi, non a lavori appetibili, più facili, più decorosi o solo perché i danarosi assai.
Non sulle amicizie, non alle complicità, non alle comodità della vita, non ad altro! qualunque cosa potesse essere l’altro.
Scrivendo, hai scommesso su di te perché sei il Diversamente Abile.
Davvero, in vita ti tiene il dolore del mondo, più lo senti dentro, più sei fecondo.
Venezia, Dotazione 14/ 8 – S.Elena 19/8/2012.
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