Lettera a Roberta

Pubblicato il 27 marzo 2026 alle ore 18:03

Lettera a Roberta

 

Per te, infermiera professionale cui il mio Blog piace al punto da porlo tra i preferiti. *

Io che sono oltre l’umana comprensione.

La mia malattia: l’incapacità o la pura impossibilità del parlare o comunicare le mie questioni, pensieri, guai, idee e problemi.

Non a poter chiedere aiuto!

Ne esco fuori scrivendo libri su libri, senza uscirne.

Se questa è la mia dannazione, pure la mia fortuna in quanto autore.

Non lo spiegare, non il dialogo.

Inaccessibili pure il sia pur minimo compromesso, le trattative d’ogni sorta o qualunque facile occasione della vita che vita si vorrebbe pur dire e vivere.

Poi, sa d’esteriore questa possibile vita... lì rimane, non colta, vita e possibilità inespresse e mai sapute.

Quindi, l’alternativa che mai sai: il fuggire nella propria dimensione non visibile, non percettibile, lì soffrire, poi deflagrare più volte, nei punti di rottura, infine il dilagare nel proprio animo che sa pure d’infinito.

Lo scrivere del mio flusso narrativo che gli argini sovente tracima.

Uno psichiatra, se mi conoscesse bene, veramente bene, darebbe questa sola ed unica cura: scrivere, scrivere, dannatamente scrivere!

Lo stesso psichiatra a riprendermi amorevolmente, se batto la fiacca o mi concedo attimi di riposo?

Perché, cos’è che scrivo e cosa scriverò ancora?

Ad uno psichiatra come inutile (Brunello), in verità non ho mai detto niente di niente.

La superficialità, il fermarsi alle prime intuizioni, il supporre di sapere già…

Sono suscettibile, permaloso, fondamentalmente l’ipersensibile a reagire.

Ho sempre intrapreso il percorso per il dolore che sento meno atroce e duro: tacere! e cavarsela da soli e vada come vada.

Che le ragioni di vita diventano più salutari e le possibilità migliori?

Ti uccidi poi, ammazzi qualcuno o impazzisci per uscirne altrimenti, il più probabile logico razionale esito?

Sì, era possibile tutto questo, invece sono ancora qua! scrivo scrivendo più forte, in attesa della morte.

Sono abituato a fare tutto da solo! io l’arrangiarmi! questa è la mia vita.

Tutto a sopportare o crepare, in stati di sopravvivenza poi i libri a scrivere.

Io che avrei potuto confessare sì, a Brunello, il mio animo più colpevole e più nascosto.

Invece, a tenere celato il proprio giardino segreto compreso di ogni lussureggiante fiore.

Giardino segreto, a coltivarlo, crescerlo al meglio, per renderlo al mondo nella sua bellezza solo a tempo debito.

Questo, il mollare tutto o il giardino segreto florido come pochi altri.

Non il dialogo, non la comunicazione, le risposte non avute da Brunello, perché lì non cercate, le ho trovate a me dentro, scavando di risorsa nella più dura ossessione, con l’orgoglio delle pur sempre presenti umane possibilità, se da disperazione stimolate e sollecitate.

Quanto ho trovato è tanto, cose che mai sarebbero venute alla luce se avessi interloquito con il Brunello.

Perché per conoscere veramente, per ottenere delle risposte che contino davvero, non porgere la questione ad altri, il frugare in se stessi, a lungo scrutare e con ferocia scavare oltre ogni estenuante andante.

In me stesso ho trovato quel che cercavo, la vena interiore che, per intuizione, sapendo dove scavare, la vena che al minatore può comportare qualcosa al cui confronto tutto l’oro del mondo annichilisce.

Forse, la vita di vera vita, interiore, ora, ad una possibile svolta?

Non la fine della ricerca, solo l’andatura meno incerta, il passo più veloce, il ritmo senza problemi di tenuta?

Sono allo stremo sai, praticamente, lo sono da sempre.

Si resiste, questo lo so fare, è il cedere che è davvero difficile.

Il riuscire a mollare sarebbe la vera titanica impresa.

Invece, resistere a tutto per scrivere poi, la mia ferocia poetica.

L’ispirazione, tanta ispirazione davvero! da dove viene?

Benvenuto sia il dolore, la fatica, il travaglio d’ogni travaglio, la disperazione pure.

Il benvenuto, se comportano tale e tanta ispirazione in sorte.

Il giusto equo compenso ad una vita difficile, se non di vita impossibile?

Io che sono allo stremo e da scrivere ho per i prossimi… dieci, vent’anni?

Come fossero impegnati, programmati, in attesa del proprio tempo.

Il giorno in cui non vi sarà più problema di vita e potrò scrivere a tempo pieno, nell’agio e nel divenuto molle essere, un certo dolore a tacere finalmente?

Sì, la mia vena creativa poi?

A perdere impeto, ad evaporare la crudele spietata dolcezza del suo verso?

Ci sarà ancora la rabbia profonda che viene dall’abisso ad infondere vita di riscossa, di riscatto e redenzione?

Sì, perché me lo chiedo: nessun problema, io a confronto col foglio bianco, il tempo a mio senso, io a mia sola disposizione… sarebbe un bene o un male?

Il dolore, la fatica, la rabbia… come fossero il mio irriducibile capitale.

Scrivessi a pieno regime un giorno, l’ispirazione sarà il mio problema.

La dirittura del verso come?

Quindi, nel relativo agio dello scrittore/filosofo/poeta, quale logica conseguenza e pura esigenza di stimoli di vita, per mantenere in condizione poetica il verso, i problemi me li andrò a cercare, altri me li inventerò perché di questo ha necessità l’autore, di contrasti, di ostacoli, della vita più difficile che più è tale più è vita?

L’anima umana necessita di pungoli per dare quel che altrimenti mai.

Però, lo scrivere a pieno regime, per favore.

Sono istinto legale conclamato, l’irriducibile passo che cammina secondo la legge del proprio cuore che, quale riferimento, tiene rigorosamente la Legge in vigore, quale la legge del caso nel caso.

Se un uomo un senso di legge lo tiene e lo coltiva entro di sé, lo può dire “Io sono la Legge!”

Condizione, senza sgarrare di una virgola dal proprio intimo dettato.

Dunque, quale sia il problema, l’affanno, seguirò la Legge, dicendomi il seguace della legalità.

Rincorrendo il respiro della legge del più forte, forte dentro.

Occasioni, tentazioni…

Di tradire il proprio copione redatto al fine della più robusta spina dorsale?

Ad evitare il disonore, ci converrebbe morire! a morire mantenendo onore ed oneri intatti come, per ora, si desume dai miei libri?

Morire, i libri poi chi li scrive? mie le idee, mia l’argomentazione.

Sono vivo ancora solo perché avevo libri da scrivere, vivendo nella speranza di poterli scrivere.

Per alcuni di codesti libri, tali da essere disposto a morire per loro, però a vivere per poterli scrivere.

Libri poi spalleggiati, nelle loro motivazioni d’incitamento alla vita, da una splendida quattrozampe in tutto il suo affetto, di effetto al mio cuore.

I libri a scriverli sempre, come li sento dentro, una Cleo al mio fianco.

Così d’animo, col mio giardino segreto! mi trovo impicciato in una cucina del cazzo, tra piatti, pentole, posate e antipasti?

Le esigenze dell’essere veloce per chi riflessivo all’estremo, l’unto da lavare, il caldo insopportabile, come fossero una condizione di tortura, tale a dirsi infine.

Però resisto, tengo duro, perché questo lo so fare, non sapendo mollare.

Quanti avrebbero resistito tanto?

Io che sono allo stremo, ben oltre lo stremo, il mio resistere, un che di disumano?

Non è facile cedere, vorrei a volte vorrei! nessuno me l’ha insegnato.

L’immaginario collettivo avendomi dato tutt’altro.

Io sono nel mio Blog, nei miei libri, io sono nel mio cane.

Quanto ad altri appare, lo sbuffare, le imprecazioni, il dire appena che nulla dice, sono solo delle ingannevoli scorregge che non valgono il senso del tempo perduto.

E che venga pure la morte!

L’onore e l’onere dei miei libri…

La possibile certa provvida morte quale inconfutabile grido di vittoria contro questa Società Disturbata, malata, marcia nelle ossa.

La morte che vittoria non è davvero se interrompe il flusso narrativo, la vita possibile per altri libri.

Però, se non vincitore, nemmeno il vinto?

E qualcuno che la tramandi la mia storia, a farne leggenda.

Questa società malata che ben si riassume nel folle collettivo, fossero pure le sue parti sane (e non lo sono).

Io a non dargliela vinta!

Nel mio orgoglio che tutto mi regge, che altro oltre all’orgoglio?

La poesia? il senso delle responsabilità tutte?

Tutte le ragioni del mondo a dirsi il mio sostenibile sostegno?

Cleo poi, la coda che vibra, uno sguardo da invidia?

Successo, Soldi e Sesso! loro ad ogni costo?

Questo il mondo, lo stato dell’uomo oggi, non intendo inchinarmi.

Nulla io a fare per guadagnarmi uno sguardo interessato dalle 3 ESSE.

Vaffanculo! ai Soldi, al Successo come al Sesso.

Sì, vorrei e tanto li vorrei! il prezzo però lo decido io.

Quindi, niente mai! si prosegue tra stenti, ostacoli, problemi vari.

Proprio per questo, io al mio meglio! in piena condizione poetica.

Pago e grato alla mia vita, al travaglio perenne, al sommo dolore con le risposte in me stesso cercate, scavate, colte e portate alla luce, perché fortunosamente provvidenzialmente impossibilitato in ogni altrove.

Uccidersi? Uccidere? Impazzire?

Quale altra possibile soluzione in questa vita che vita non sai mai?

Una strada alternativa ho trovato, scoprendo il proprio personale equilibrio.

Folle, anomalo, come fosse più unico che raro, eppure è il mio equilibrio.

Se una porta si chiude, succede si aprano tutte le altre?

Per possibilità, le implicite opportunità, accade.

Se tutte le porte si dichiarano chiuse, quanto si apre è l’universo interiore.

Là dove si dilaga nella continua esplorazione dell’uomo, questo sconosciuto.

Se poi ancora non capisci, la tegola della poesia ti cada in testa, a portare finalmente in evidenza il bernoccolo della comprensione.

 

Venezia, Dotazione 14/ 8 – S.Elena, 16/6/2012.

 

* Roberta, infermiera del Centro di Salute Mentale di Venezia. Il blog a cui si riferisce il testo è quello che avevo tanti anni fa, poi abbandonato perché non avevo i soldi per tenerlo su Internet.

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