Lettera a Eloisa Milner

Pubblicato il 22 marzo 2026 alle ore 15:07

Lettera ad Eloisa Milner

 

Sono io il Lavapiatti del tuo cuore?

Il tuo affezionato, vecchio, ipersensibile, lento lentissimo Lavapiatti?

Lento sì, ma insolito Lavapiatti.

Forse, nel genere lavapiatti, un Lavapiatti quale unico al mondo?

In teoria (nel ricordo, un giorno), non avrai altro Lavapiatti che me?

Io non dico mai quello che penso?

E dirtelo, non te lo dico e mai te lo dirò, venendomi male, confuso, praticamente incomprensibile, che a dirlo... potrebbe sorprenderti assai, te e tutti gli altri cogliere nel vostro stupore?

Io che parlo a vanvera sì, tanto per sfogare l’ugola, è la forza della pressione interiore del mio verso e del rumore nel mio cuore che spingono per uscire.

Non costui a parlare, cuore che tace tutti i suoi innumerevoli argomenti quali essi siano, le cose da me scritte e dai miei punti di vista: nel senso della Luna.

Quale sia l’intima gioia o il dolore, l’irritazione del momento in cucina, io nei confronti altrui o gli altri verso di me, ora, io che sembro... innocuo, pacifico? mansueto?

Ebbene, insulti di merda sono! potete pure tenerveli e andare tutti a fare in culo!

Innocuo, pacifico, mansueto, ditelo al vostro cazzo!

Io, tutti i problemi del mondo, quali siano i problemi, nell’essere loro il pane primario quotidiano per il mio cuore, di stimolo, la permanente ispirazione per il mio Verso Diverso, sempre di sentinella, io sopravvivo!

Io che i diritti d’autore dei miei libri... li dono/li getto via, per questo criticato?

Con amarezza o ironia, ripreso e criticato?

I diritti d’autore non li butto in canale, li dono ad associazioni varie e pertinenti, in coerenza con l’argomento trattato nel libro, così facendo, consegnando il valore aggiunto al libro stesso del momento, livello di tutto rilievo, implicazione e significato profondo… con i diritti d’autore?

In coerenza estrema con tutto me stesso.

Sono di risorse come inaudite, teoricamente, realisticamente.

D’ispirazione permanente sì,* di verso fluente.

Lo scrivere come fosse un fiume in piena, se non affine ai sensi del Giudizio Universale?

Non avrei problemi di soldi se li sapessi amare (i denari).

I soldi li disprezzo, il cedere i diritti e, nel come farlo, come un riconsegnare loro senso e dignità che altrimenti i denari non avrebbero?

Io che i soldi saprei anche farli, poi a vergognarmi?

Con i miei soggetti tutti, ho un capitale di eccezionale portata a me sempre dentro, mancandomi solo tutto il tempo per scriverle le mie cose: a pieno regime lo scrivere, d’impaziente attesa i soggetti tutti, il mio capitale letterario, sociale e filosofico, la mia personale riserva aurea?

Ho solo un notevole problema di liquidi.

Il problema drammatico di sempre, per me che non ho quasi mai più di venti euro a disposizione e, spesso, solo la miseria dei centesimi?

Tutto sommato, sono difficoltà e ostacolo irrilevante (i soldi).

Siete voi ad avere problemi, diavolo!

I vostri problemi (con tutti gli altri problemi, tutti assieme, presi da ideale lazo del Verso Diverso del mio cuore) ad essere mio nutrimento e risorsa, sotto il segno dell’ispirazione.

Io che sono lento, lentissimo, spesso per questo ripreso…

Scrivo a velocità impressionante, se tentaste di corrermi dietro, io: ehi, dove cazzo siete?

In cucina, tra aneliti di riscossa, di riscatto e redenzione.

Lavapiatti lo sono da tanti anni, quanti? troppi comunque.

Dal 20 novembre 2001, in questo locale, il Lavapiatti in onda?

Ti devo ringraziare, i piedi dovrei baciarti per avermi fatto lavorare, nonostante lento lentissimo, così avendo il necessario per vivere, tutto in funzione dello scrivere.

Non riuscendo a scrivere o concentrarmi a sufficienza a casa mia, scrivendo un po’ in tutti i bar di Venezia (dal 1988 – 1989), ora quasi esclusivamente in Ostaria da Rioba, devo riconoscere il tuo merito ne l’avermelo concesso/permesso, con annesse coca-cola, acque minerali e tutti i caffè connessi.

Io scarico la tensione del lavapiatti nello scrivere e, quella più ardua e più facile, più vivibile, dello scrivere la tensione, lavando quei maledetti piatti la sera, più antipasti di merda, l’uno nell’altro scaricare e, reciprocamente, il loro fortificarsi insieme nel morale spirituale, nonché istintuale. (un po’ lanciato?)

A volte vorrei prendere appunti e non c’è tempo per quel tempo...

Lo detesto e proprio m’angoscia questo lavoro, sempre in sofferenza e d’arranco spesso spessissimo, lento lentissimo, forse è anche per questo che scrivo quello che scrivo, come lo scrivo, nella misura in cui lo scrivo?

Io lavo i piatti nel tuo locale, la testa altrove e mai lo sai tu dove.

Succede, non scrivo niente per tutta la giornata, poi un attimo! la folgorazione d’un secondo... come un salvare, a sostegno morale, la giornata altrimenti di niente e male vissuta? (sempre che mi ricordi poi di prendere quel cazzo di fottuto appunto)

Il periodo da Rioba, come si può definire il tempo passato alle tue dipendenze, il terzo tempo letterario della mia vita? *

Ostaria da Rioba, il luogo, come fosse un monastero in cui ritirato ad affinare il mio verso, rafforzare la legge morale, acuire e completare il mio libero pensiero?

Non male per una fottuta cucina! avessi potuto prendere tutti gli appunti per tempo...

Io non dico mai quello che penso, dunque penso sempre quello che scrivo.

La via come fosse già tracciata per la paranoia?

Dall’infanzia, inevitabile?

La mia fortuna, la paranoia in verità.

Addentro la sindrome paranoica, grazie ad essa, oggi: compatto, coeso e coerente.

Coerente, nonostante l’indescrivibile, sfaccettato, incontenibile flusso interiore?

E la fantasia, come sfrenata illimitata nel vigore delle sue ali, il motore a dirsi l’insito orgoglio, la poesia quale spiegabile fattore vitale, l’ispirazione: la scintilla di accensione a dare fuoco alle polveri, senso ed occasione di vita, sia pure Lavapiatti nelle ore della sera.

E tu, mia titolare, proprio non sai quello che penso, non mi conosci! non sai chi io sia dentro di me, anche se supponi di sapere di me le cose che di sapere ritieni.

 

* L’ispirazione sempre, ora (nel 2020), il magma pare essersi assopito da tempo, mi manca tanto lo stress, era questo a mettere in movimento la mia fantasia.

* Il primo periodo va dai vent’anni al 1986, mio arrivo a Venezia, il secondo dal 1986 al 1990, il terzo dal 1995 al 2013, il tempo in cui ero Lavapiatti e relativo stimolo.

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