La dichiarazione d’autore
Dario Schönberg – Poeta, scrittore, filosofo e Lavapiatti, dal 28/2/2013 un ex,
tale rimanendolo dentro per sempre, per orgoglio/17 dì anni di merda o di cucina?
Io come sono: pane al pane, vino al vino, merda alla merda!
Non dico mai quello che penso, penso sempre tutto quello che scrivo.
Cucina 6/3/2011, ore 19.45 – Ugo disse “Perché io sono io!” (in cucina)
Così, su questo profilo: sono io questo e non altro a vostro senso.
Qui, i coglioni sono i miei, come si dicono lo dicono!
La mia filosofia, come sono sono e lo sarò, nessuno a poter fare qualcosa?
Con il mio Vaffanculo quale intercalare cantilenante?
Qui e altrove, esplicito, apertamente, dichiaratamente borderline.
Forse, uscendo da condizione amletica?
Io nel senso della luna (Luna Comanche, oggi).
Solitudine, Indigenza e Ignoranza? loro, i miei fondamentali.
In essi a riporre il mio vigore, intensi punti di forza solo perché non avevo altro?
Solitudine, Indigenza e Ignoranza! (assolutamente relative peraltro)
Fossi stato a dimora in villa con piscina, conto in banca certo e provocanti donne tante?
Non avrei scritto tutto quel che ho scritto, come l’ho scritto infine.
Non la rabbia, non l’orgoglio forsennato, non le ferite tutte, non le interiori motivazioni.
Profilo è profilo! io nel mio: complesso, sfaccettato, multiforme, cangiante, dissociato, folle e più razionale e più folle, saggio, disperato o solo, nel profondo, incazzato.
L’umore a riassumerlo, non basterebbe una raccolta di Vaffanculo, quale il loro giorno.
In fondo ad ogni Vaffanculo, possibile ci sia e viva tutto un mondo, sommerso e sconosciuto, il mio giardino segreto d’indicibili fiori, di profumi alieni, disturbanze insondabili dalle superfici ingannevoli, i cattivi odori, gli umori e tutte le manifestazioni di senso.
Pane al pane… senza ipocrisie, non altri celati volti, non secondi fini, perché io sono io! essendo il Gatto Nascosto nel senso della doppia mia personalità.
In perenne e diffusa contraddizione, pure di estrema coerenza nel fondale di tutti i miei fondali.
Senza pace o non una fine, senza tregua la ricerca.
Compatto, coeso e coerente (incredibilmente) solo grazie alla sindrome paranoica?
Sopravvissuto come per miracolo, l’aspetto del barbone alterno, lo spirito del vagabondo, il corpo sedentario, l’animo ad altri insostenibile forse, sono in piena condizione poetica, ne tengo grande licenza (ben argomentata peraltro).
Marco Giacinto non sarebbe d’accordo?
Bisogna... si deve parlare, lo spendersi... a parlate parole?
L'orrore ch'è mio, solo mio?
Vaffanculo al Verbo Radicale, oggi rincoglionito, preda delle sue memorie.
Il prode Giacinto che pure è Padre (adottivo da me adottato, il bastardo per nascita).
Il Giacinto invecchiato ne l’inesorabile fluire del tempo, sempre eguale a se stesso?
Il Padre cui devo buona parte delle mie energie interiori, rigorosamente Vaffanculo per una fottuta questione personale, addentro il rapporto tra Padre e figlio scapestrato.
Io a modo mio, sto bene con me stesso oggi (sono stato male una vita, poi sopravvissuto!)
Detesto e tengo distante il genere umano, io che scrivo per uccidere altro cuore pure volto allo scopare idealmente col lettore/ice de le mie cose tante?
Sono scrittura di suggestione e d’attrazione, vero, sincero, interessante?
Io sarò il vostro problema!
Democrazia, Trasparenza, Responsabilità i miei altri fondamentali.
La nonviolenza l’agonismo, la Legge il mio copione?
Nonviolento non lo sono, di violenza… forte, tutta interiore.
Violenza è fatica, l’alzare la mano… la fatica la aborro, il semplice contatto umano pure mi ripugna?
Meglio scrivere il verso, è più semplice, è facile.
La forma mentis decisamente radicale, non più radicale e solo di sinistra io oggi.
L’essere di sinistra pure sentito quale limite e camicia di forza, aspirando io all’universo come al segreto della vita.
Nato bastardo e… per questo, mia madre puttana?
In nome di mia madre, tra riscossa, rivalsa e riscatto, il lato mio femminile.
Mio padre chi sia lo ignoro, altri padri ho preso e adottato, rubandoli all’immaginario collettivo.
Cinematografico immaginario soprattutto, il cinema mi ha salvato la vita… lui, come fosse un grande album di famiglia.
Io sono il cinico romantico per propria definizione.
Cinico a difesa della mia ipersensibilità, romantico quando all’attacco delle cose come sono e come vanno, di merda!
In presunto stato di dialogo o nei suoi limitari, sono la più molle gelatina a disposizione d’ogni altrui, non la controllo la conversazione, le sento e non le sento dentro le parole, il muro interiore che si alza, il black-out che si affanna ad oscurare, io che le cose o le risposte solo dopo molto! quand’è tardi ormai, a volte le comprendo dopo anni, mai la battuta pronta a ribattere nelle questioni, incapace d’un discorso, io che niente… di niente! in uno stato di guerra perenne (GFG) o comunque scontro di relazione, come a dire: così la controllo la situazione, se ci si batte su propri argomenti (mie idee, proposte).
Fossi pure assediato da un nugolo di polizia, preti ed altri più influenti ufficiali della religione, popolo vario o in braccio a psichiatri con la bava alla bocca, facendo quello che sto facendo, scrivendo secondo la legge, come fossi lo spirito stesso delle leggi, la controllo la situazione.
Sono l’esibizionista riservato e molto altro.
Sono pure l’amico platonico a prescindere, possibile per chiunque.
Importante, il platonico ribadendolo: senza consumare il rapporto, lo detesto proprio il genere umano.
L’uomo lo vorrei annientare al totale (nessuno escluso, io pure dentro) e non potendolo fare, l’uomo a volerlo salvare, da una Daniela mutato di segno?
Sono la vita e sono la morte, ne la possibile teoria della legge del più forte, se il più forte si dice interiore e non nell’alzare le mani.
La legge del proprio cuore, risponderò sempre prima alla mia coscienza.
Di seguito e rigorosamente, alle leggi in vigore, se non in conflitto con la coscienza (in ogni caso, d’ogni mio verso il responsabile, alle proprie scelte il conseguente).
Il resto del mondo, idealmente Vaffanculo! etico e responsabile.
Io sono Hyde preferibilmente, la carogna (quando scrivo).
Se la carogna per voi non fossi, badate… lavorerò, mi sfiancherò a tal senso e fine.
Tutto e il contrario di tutto! io sono l’universale.
Nel mio lato maschile, io nel parlare, nelle discussioni o nel falso dialogo, ecco che…
Per dire e per significare: io lo prendo nel culo da tutti (il maschio nel suo incapace perché alzare la voce è maschio, vero?), tuttavia da rimembranze di madre pure stimolato, a redimere, ne lo scrivere duro, nel mio lato femminile forte e più irriducibile, non la dò a nessuno, nemmeno a Marco Giacinto.
A Legs Weaver poi ispirato, la gradevole, così a dirmi nel mio lato femminile.
E Vaffanculo ad ogni cazzo di potere, della vita o senso del cazzo.
Sono Don Chisciotte e Sancho Panza pure, Noi Siamo UNO!
Io scrivo e mi batto, l’altro sgobba e paga le bollette?
Don Chisciotte il folle al mondo contro, Sancho che tira avanti, protegge e tutela l’Ideale d’ogni mio ideale, il più fido scudiero?
Noi Siamo UNO!
Poi, sarei in condizione amletica conclamata, lo sarei da tanto che…
Però, una volta sparate le mie stronzate, non le ritratto e non recedo, quel che è scritto è scritto, il testo il mio copione come fosse, la Parte da recitare nella vita.
Per quanto folli, assurde o improbabili le sparate, a loro attenersi non è difficile, vai sul set della vita e, copione in mano, vivi e reciti, difficile sia lo scrivere la sceneggiatura (con tutti i suoi colpi di scena), secondo la l’esigenza del copione di ferro.
Ho le mestruazioni a volte/spesso, il mio lato femminile che scrive le sue cose quando le scrive nervose in ogni suo umore.
Simile e contrario a Marco Giacinto Pannella, contrario e più simile.
Disadattato, asociale, scostante e solitario.
Maldestro e pure imbranato, altrove l’estro (genio e talento).
Il megalomane offeso dalla vita che quando scrive si compie, si realizza e vive, solo se redige?
Io tengo psichiatra.
Sono pazzo, non nella ridicola misura che conoscete e tutto il resto a cagare!
Io sono diverso, pazzo di minoranza perché voi più di me e tanto di più lo siete.
Voi, i pazzi di maggioranza che della minoranza dispone, nei limiti di legge e regolamenti.
Beh, sia tutto da definire e da ricredersi, a che aspro sia il confronto.
Eventualmente, vi darò il TSO di minoranza (già fatto scrivendo e non vale? nessuno mi legge?)
E come vada vada! che tutto accada.
Comunque io per la mia strada.
Voi, tre azioni le potrete fare: andare a cagare! giocare a quanto da me proposto (il gioco del mondo), altrimenti… stare a guardare quel che so fare.
Non ho amici e l’averne proprio non ambisco, un Padre presente forse?
Oggi, sono in splendida forma, piena condizione poetica.
Da mesi, da anni, scrivo come mai scritto prima.
Scrivo come non molti hanno scritto prima d’ora.
Penso quello che penso! e lo scrivo, scrivendo solo quello che penso.
Sono il figlio di puttana d’ambizione! in nome di mia madre certo, ci tiene a ribadirlo il suo bastardo! troppo tardi forse, a morte sua ormai avvenuta.
Pure la dolce tua metà possibile, se sei cuore umano sensibile?
Io sono Lavapiatti lento lentissimo e spesso ripreso?
Era una copertura, Sancho Panza a proteggere Don Chisciotte!
Io sono l’opposto: intrattabile, irrequieto, irriducibile (là dove scrivo, la parola scritta vive).
Non parlo mai, non mi lamento e disprezzo quelli che lo fanno a piene mani, io che non chiedo e, nel caso, preferisco prendere, fosse pure il sottrarre/rubare?
A dare altro in cambio, il mio cuore, le mie idee e tutto?
Favorevole ad una Rivoluzione Radicale, interiore e neocopernicana, immediata e drastica, pure traumatica.
Poi, la Grande Riforma! del genere umano, per mentalità, per senso e stile di vita, più sul meditato.
Rivoluzione, cambiare il mondo senza mutare l’uomo dentro, lo stesso stronzo di prima poi sul trono a regnare ancora, nella sua arrogante idiozia, questo servirebbe a qualcosa?
Lavapiatti per 17 anni, la fatica, il dolore del riflessivo, la non-sopportazione là dove tutto si vuole veloce, l’anelito del licenziamento serale continuo e pure rimandato, costretto a restare dalle esigenze del vivere?
Il Lavapiatti, come qualsiasi altra condizione umana o particolarità, la subisci o ne fai il tuo vanto, il profondo motivo d’orgoglio, di riscossa, di rivalsa e riscatto.
Il Lavapiatti la mia chiave di volta, il puntello e la prova di forza.
Le mie vie alternative, di alternative altre la ricerca.
Sono l’incazzato che, per disperazione, vorrebbe uccidersi o lo sterminare tutti gli altri almeno, invece uccidendo e facendolo scrivendo, uccido legale, uccido bene! brutale spesso, a volte elegante.
Io che porto la morte, posso pure comportare la vita là dove stenta e macilenta.
Vi sfugge? Non capite? Non riuscite ad afferrare…
Non chiedete a me, sarebbe inutile, chiedete a voi stessi che a porle dentro di sé le domande… le risposte… così solamente, le vere risposte a farsi.
Ho impiegato trent’anni per la mia ricerca, avendone la predisposizione.
Voi e quanti altri, nemmeno cinque minuti di banale riflessione?
Invito: se non capite, ma intenzionati lo siete, chiudetevi in una stanza nuda, meglio… fatevi rinchiudere! a non lasciarvi facili vie d’uscita alla vita alla prima tentazione di sortita, spoglia e nuda la stanza e chiusa.
Voi e il problema, quindi riflettete e dateci dentro! impegnatevi allo spasimo, nessun diversivo in voi o a voi attorno.
Nessuna via di fuga, se non il precipitare ne l’abisso a voi dentro.
Poi, se al primo rumore esterno vi distrarrete, cali di tensione e di concentrazione…
Il grido interiore che vuole approfittarne: non ce la faccio! non ho tempo! non resisto!
A tanto sarete persi e avrete smarrito l’occasione di vera risposta vera.
Chiedendolo invece a me o a qualcun altro, la risposta di merda che dice e nulla dice.
Tanto varrebbe chiedere che ora è, giusto?
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