
Di questo colpevole
Queste le brutte azioni da me compiute, più che avvilenti.
Tuttavia, una considerazione.
Se una persona come me, autrice delle vili gesta a seguire, se riesce a pensare e scrivere quello che ho scritto io, senza nascondere le sue infamie, è possibile per ogni colpa, quali esse siano, espiare i suoi peccati, a trovare riscatto e redenzione.
1) Pensieri suicidi, non il coraggio di farlo davvero la seconda volta (la prima nel 1978).
L’uccisione del mio pappagallo, estate 1998, un Lori delle Molucche.
Non riuscivo più a starci dietro, la depressione, periodo di ferie estive.
Sono stato un vigliacco, d’altronde altri a definire così i depressi.
Avrei potuto affidarlo a qualcuno che ne avesse cura, non l’ho fatto!
Il gesto più orribile da me portato, a volte affiora alla coscienza! e sono dolori.
2) L’abbandono per strada del gatto di mia madre e mia sorella.
Di famiglia il gatto, la richiesta di mia madre.
Miagolava fortissimo la notte, bastava andare dal veterinario?
Forse aveva fame? Come tutti noi, peraltro.
Un gatto che aveva sempre vissuto in appartamento, mai vista la strada.
Un trauma che posso soltanto immaginare, il gatto visto in seguito, con una zampa zoppicante.
3) Una crudeltà a venti anni, avevo preso un topo con una gabbia-trappola.
Versai dell’alcool sul fondo della gabbia e gli diedi fuoco.
Ricordo come rimasi affascinato a guardare il movimento del topo dal basso verso l’alto e viceversa. Non so se tale mossa fosse l’espressione del suo dolore o se fosse l’effetto del fuoco a muovere il suo corpo. Non ricordo, ho solo questa immagine in mente.
E’ giusto uccidere i topi? Uno piccolo piccolo… C’è modo e modo, io ho scelto quello più crudele.
4) La morte di un usignolo del Giappone, probabilmente per fame, non gli davo il mangime giusto, era un insettivoro, non un granivoro.
5) La molestia effettiva verso due donne, in autobus.
A Trieste, una signora, la mano sul culo, ricordo impresso in memoria, però l’autobus semivuoto, la protesta pacata della signora, nessuno che l’abbia difesa, mi pare improbabile ora (a momenti).
A Roma, una ragazza, l’autobus stracolmo, io a masturbarla senza sue proteste.
Il fatto che lei sia scesa dopo dieci minuti, lamentandosi per il caldo, come un invito a seguirla, non cambia il gesto partito come molestia.
Una terza molestia verso una ragazza nella sede del Partito Radicale, a Roma.
Un momento non impegnato, Livia era sdraiata lungo il tavolo al centro della stanza, ascoltando una conversazione, il culo in bella vista.
Non seppi resistere e gli diedi una bella manata.
Con parole misurate Livia mi rimproverò e mi fece vergognare per il gesto.
6) Telefonate moleste da cabine telefoniche pubbliche.
Lavoravo già, fortemente depresso, frustrato anche, le telefonate ad una decina di persone, come un tentativo di sentirsi esistere, placare le frustrazioni, arginare la disperazione.
In effetti, dopo aver compiuto l’atto, mi sentivo meglio, senza pensare a chi disturbavo.
Anzi, le loro proteste mi istigavano a continuare: se non rompevo, non esistevo?
7) Una spaccata notturna ad un negozio di macchine da scrivere a Trieste, senza portare via niente, spaventato dal rumore provocato.
8) Avere vissuto per quattro anni a Venezia con i soldi di mia nonna, provvedendo alle spese, però intaccando il libretto di risparmio in banca (23 milioni del 1987).
Paranoico, costretto (da me stesso) a scrivere nei bar, più bar nella stessa giornata anche, i dischi per una colonna sonora per una sceneggiatura cui ero impegnato, poi una seconda, la macchina per la videoscrittura, libri, i soldi sono finiti in due anni.
Finita la paranoia (1991), ho continuato a vivere con la pensione della nonna, tuttavia depresso al massimo per provvedere puntualmente alle spese per mangiare.
8) La mia prima dichiarazione dei redditi presentata solo nel 2000 o 2001.
9) Piccole ruberie a bancarelle, musicassette o altro. Furti anche a grandi magazzini, pantaloni, sandali e cibo, a Trieste, altro a Roma.
10) Ho sottratto alcune volte soldi dal barattolo delle mance in osteria (da due a cinque euro), rimediato cedendo i diritti d’autore di alcune mie opere (da vedere se queste vendono, se ci saranno diritti d’autore da girare).
11) Un pugno nello stomaco ad un ragazzo alle medie, a Forni Avoltri, una sberla ad un ragazzo più grande di me alle professionali a Trieste.
12) Ho lasciato più volte delle cose presso il luogo dove il mezzo della Nettezza Urbana si fermava per permettere agli spazzini di fare il proprio lavoro, come fosse una discarica.
13) Il non provvedere alle pulizie casalinghe, lasciando tutto il compito alla famiglia Gaber, coabitante.
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