Lettera ad un pensiero di Polizia di Stato
Come fosse la confessione di un mitomane trasversale
Oh, pensiero di una Polizia di Stato che non so come iniziare a raccontarti…
O cuore mio che, nella notte del mio cuore! nel cuore della notte, nella notte più addentro ancora vaghi, la notte dell’umanità come fosse! dei tempi come sono, come vanno e come saranno?
Pensiero, sai, sono un frutto maturo sull’albero della vita.
E cadrò da quell’albero, di questo in attesa: a nutrire l’anima di chi questo frutto coglierà nel suo senso e suo verso.
A raggrinzire e marcire poi, nel più o meno breve volgere del tempo nelle coscienze, le loro quotidianità, se di normalità e banalità quel frutto sarà nel suo inoltrarsi.
Il Primo Sangue, da tempo ch’è tempo è stato versato nella mia anima e poi ancora! e ancora e...
In quanto tale, nessun reato a dirsi? l’insistere spudorato e non a dirsi?
Constatazioni e riflessioni, dalle iniziali ferite delle prime rime a quelle più tardive che...
Oh pensiero, resistenza ad oltranza, in coscienza, senza il minimo indizio di una possibile supplenza.
La resistenza a questa società dei consumi, dell’apparire, dello spettacolo, sia il mio Primo Reato Massimo, ogni sua conseguenza in me conseguente, scienza penale d’ogni bene e d’ogni male, stato d’animo d’autore.
Nella notte del cuore, nel cuore della notte, camminando nella notte dell’umanità...
L’anelo di questo esile, robusto, irrisolto stelo, alla strenua ricerca di una Legge severa e di tutto valore.
E che di meglio del rivolgersi ad un pensiero, fosse pure mera immaginazione, di Polizia di Stato l’ambizione?
E la domanda: come, come avvicinare, attrarre o comunque interessare quel distante dalla personale mia realtà, sì quel recondito pensiero.
Confessione redigendo, come fosse scritta sul giornale della propria anima: il regno dei dubbi mai dissolti, di delitti e impunità senza nome, di misfatti, ragioni, intime reazioni, di un istinto di legge nel suo continuo divenire e versioni molteplici di vita, complesse ed aggrovigliate.
In attesa: impazienti d’un cozzare contro ogni altra ragione, a prevalere o soccombere, purché il cozzare sia, conosciuto e riconosciuto l’impeto del conflittuale, scritto su di ben altro giornale, la più grande anima del genere umano?
Niente compromessi, trattative, stati supini o subalterni, opportunità, convenienze o altri cedimenti di sorta in sorte.
Il Primo Sangue da tempo versato.
Il Primo Reato Massimo, sì intenzionato.
La resistenza come fosse il fatto altamente espressivo.
La violenza interiore, quando costretta e ridotta/sublimata nei versi dei testi, quale modalità di comunicazione cui si indulge, stimolata da diversi fattori, altre volte indotta dalle proprie intime carenze d’organico, io nel dirmi chiaramente.
Non so di te Polizia di Stato, so di me, come l’incedere del mio umore.
Prima, ad allargare un fossato già preesistente, nello spirito del renderlo incolmabile, insanabile, irrimediabile frattura dell’esistente, la scrittura quale unico, residuo e relativo ponte su quel baratro senza nome.
Ora, nell’essere e nel porgersi ad altra umanità, a tentare di colmare quel dichiarato stato.
Colmarlo, solo al fine dello spostare il fronte in avanti, addentro il cuore stesso del genere umano, quale sia il suo petto su ogni mio verso schierato.
Il sedicesimo poema già vive, * in attesa di conclusione e d’agguato vive.
Nei miei motivi, mie argomentazioni, miei versi, le mie diverse armi.
O pensiero, immaginazione di Polizia di Stato, mi dichiaro responsabile d’ogni verso come d’ogni mio confuso sentimento, conseguente ne le conseguenze tutte, quali che saranno conseguenze.
Se portato in giudizio, fossero pure giuria, avvocati e giudici d’ogni incompetenza...
Non chiedo attenuanti, solo il massimo della pena.
Il massimo, in ogni sentenza come sentenziata, a serrare ulteriormente le fila in animo già detto per compatto, coeso e coerente.
Non chiedo attenuanti, lo esigo il massimo della pena.
A significare: mi decido nel fare le cose a modo mio, a mio criterio e responsabilità sempre, conseguente.
Non pervenendomi altra segnalazione utile, questo immodesto scritto?
Il nulla fare, il nulla agire, come rinchiusi nel cesso dei propri interessi e convenienze, il nulla fare... quale vera imperdonabile colpa a dirsi?
Come tale, significarsi dovrebbe ne la più grande, complessa e controversa coscienza dell’uomo.
Come se a questa sintesi riconducibile fosse l’intero genere umano, a condurre alla ribalta il non-senso di quel Nulla Fare, nella resistenza a produrmi, Primo Reato Massimo, nel nobile fine del trascinare l’uomo tutto in tribunale, a narrarlo nella mia arringa difensiva che di un atto d’accusa feroce, impietoso, abbia l’umore e la sostanza.
Io nel mio fatto quando fatto sarà fatto: da esibizionista riservato quale sono.
Non voglio attenuanti, spero nel massimo della pena.
Sono alla ricerca di possibili attenti interessati lettori, critici, provocatori d’ulteriori emozioni per nuovi Versi Diversi.
La legge non la conosco, d’istinto in me la ospito, a me appresso la comporto.
Codice morale, codice tutto personale.
Le tavole della legge scritte lo siano nel mio Libro del Bene e del Male.
In me infitte che a studiarle, ad approfondirle non riesco, meglio riuscendo nell’impresa del raccontarle al mondo come sono per quel che sono: di tutto spessore.
Se la Legge io fossi, sarei rigido e severo come il marmo?
Invece, sono un cuore alla sua ricerca, un autore.
Di uno scontro di relazione l’anelito ora e sempre, nel senso della Legge.
Io a suggerire il Gioco del Mondo! ecco come.
Partecipazione! partecipazione! partecipazione! epocale singolare tenzone?
Nel possibile d’ognuno dalla propria condizione poetica, come io da par mio bene so fare: con dolce intima feroce violenza nel cammino addentro il proprio cuore.
Empiti di rivoluzione, interiore e neocopernicana rivoluzione a tutti gli effetti detti, nel sentirsi dell’uomo quale Uomo Nuovo.
Non il mio cuore quanto l’umanità, idealmente, alla sbarra: nella vertenza più grande per ampiezza di senso e di portata.
Domanda che sia: in tua coscienza, sì perché... chi e come sei! come, a te dentro?
D’Inferno, tra tumulto e perenne tormento, così a te mi vendo: d’intenso.
Qui, attese le prese di posizione, a che non siano effimere.
In speranza e Disperanza, il pensiero ad una auspicabile Polizia di Stato.
Venezia, Dotazione 14/ 8 – S.Elena 9/1/2011.
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