Della Difesa/dell'Accusa

Pubblicato il 2 aprile 2026 alle ore 21:45

Della Difesa/dell’Accusa

 

Quale Arringa della Difesa/che in realtà mira all’Accusa/…

 

Onorevole giuria, sopravvissuto nonostante ogni nonostante di vita, con dignità ammettiamolo! il mio cliente è persona asociale, anomala, decisamente strana.

Schiva, scostante, controversa, i suoi segreti se li tiene, logisticamente tacendo, scrivendoli se ci riesce, quando riesce: addentro il tempo di un altro tempo.

Il mio cliente vive secondo il proprio personale codice di vita, intimamente.

In prima battuta, il mio cliente risponde alla sua coscienza, in seguito è alla legge in vigore che si volge.

Il resto del mondo, idealmente a quel paese.

Il resto del mondo che pretende, esige e cosa è disposto a concedere alle ragioni altrui?

Nel caso vi sia conflitto tra la propria coscienza e la Legge, il mio cliente ri-go-ro-sa-men-te risolverà la questione nel solco tracciato della Legge in vigore, eventualmente la disobbedienza civile.

Se il mio cliente avrà a contestare la Legge, è anche spontaneo cultore della Legge.

La Legge uguale per tutti.

E’ adeguandosi al Libro della Legge, nello Spirito delle Leggi, non piegandolo alle nostre relative esigenze, che si fa forte e sostenente la spina dorsale.

Ne la legge del più forte, il più forte dentro (nel cuore del proprio cuore), si cerchi la giusta risposta, la onorevole equa sentenza.

Se noi siamo il problema, in noi vive la soluzione.

L’attesa protratta, è per il cuore onesto, sincero, non annebbiato da subdoli diversivi.

Il cuore che la intraveda, la approcci e la colga, la bramata soluzione, vivendola.  

Il mio cliente lo sa, lo scrive, questo lo vive in sé da tempo.

Il mio cliente, l’animo suo come Libro non da chiudere troppo presto, alle sue prime pagine ancora, da leggere con curiosità vivente e onesto criterio di giudizio.

Il mio cliente è incazzato con il mondo, con la vita.

Problemi, molteplici, continui, di sempre, gli rendono la vita difficile, irrobustendone però la spirito che non ama, non pensa, non vuole cedere o rompere le fila, non il mollare alla prima, seconda, terza o ultima disperazione di passaggio.

Il mio cliente, non mollando, intende resistere oltre ogni accanimento della sorte.

In verità, disumano è il suo insistere nel mantenere la posizione.

Un poliziotto, un giudice, uno psichiatra, lo suggerirebbero al mio cliente: cedi, molla, rompi, sfogati! in realtà, intendendo “Parla!”, parla finalmente.

Il mio cliente si tiene tutto dentro, metabolizzando ogni dolore, trasmutandolo in oro di vita interiore, scrivendoci libri da offrire ad ogni altro cuore possibile.

Il mio cliente viveva nella tenebra, nel dolore, nel vicolo cieco, la strada senza uscita.

In realtà, una luce ora c’è nel suo animo, tenue, flebile, tuttavia di luce: viene dal suo stesso cuore, accesasi per disperazione la luce, il cuore, a giustificare la sua sopravvivenza nonostante tutto.

Vi spiego, il mio cliente da anni coltiva l’arte nell’evadere il proprio intimo labirinto, salendo di uno o più gradini la sua posizione, la propria condizione poetica, la visione delle cose, del mondo, dell’uomo.

Salita di uno o più gradini la scala della vita interiore, il mio cliente è in grado di scorazzare per le selvagge praterie della sua anima come fosse un mondo tutto da esplorare ancora, a farlo con criterio, onestà d’intenti, con equilibrio.

Se l’urlo della sua anima dolente grida sovente, senza implorare, privo di lamento esagerato o mal meditato, sia pure giustificato, l’urlo nella notte del suo cuore che chiede “Più luce! più luce per favore!”, la voce interiore ribatte e reclama “Più cuore, prego!”

In quanto, come detto, dal suo cuore solamente la luce viene, così onorevole giuria…

Se il mio cliente incontrerà altre strade senza uscita, il problema, il travaglio, nel suo cuore frugherà invece del petulante bussare alle porte dei cuori altrui, lo sviscerare il suo animo, spaccherà ogni ragione in quattro scrutandone il residuo esile bandolo, si sfiancherà all’estenuazione tentando di stanare Dio ove si nasconda, ma la scoprirà l’uscita in se stesso perché questa è la sua dote naturale professionale in cui egli pone perizia, genio e talento.

Noi siamo il problema, in noi la soluzione.

Se una porta si dice chiusa, si aprono tutte le altre per implicite possibilità.

Se tutte le porte chiuse tuttavia restano, si apriranno le porte dell’universo?

Dell’infinito dentro.

Questo è quanto è avvenuto nel mio cliente che delle cavalcate selvagge, nel suo mondo interiore, libero, senza limiti o confini, ne ha fatto il preferito passatempo, non indolore, non privo di profitto morale, non esangue nel suo criterio.

Il mio cliente vive in un mondo tutto suo: i sogni, le nuvole, il futuro, le utopie…

Tace, però la realtà non la evita, la contesta e la combatte come può: con la riflessione, la fantasia, la poesia, scrivendo ed ancora scrivendo, inesauribile vena in piena.

Il mio cliente è dichiaratamente pazzo, però pazzo di minoranza.

Il mio cliente ritiene la società in cui involontariamente vive quale associazione a delinquere, senza una logica peraltro, più che delittuosa poi, folle, veramente folle in tutte le sue evidenze: il folle collettivo.

Questa Società Disturbata, il mio cliente le darebbe il TSO di rigore, immediato, di assoluta irrevocabile urgenza.

Il mio cliente, questa società malata non potendo confinarla nel luogo sicuro, onde proteggersene, vorrebbe essere rinchiuso lui tra quattro esplicite mura: la società malata, disturbata, rigorosamente chiusa fuori, a non molestare, a non rompergli i coglioni!

Non potendo fare nemmeno questo, non essendone in grado senza il contributo delle autorità preposte all’opera, non volendo ancora forzare la unica giusta soluzione, il mio cliente la studia questa società come un naturalista l’animale, il medico il male, lo psichiatra il pazzo in tutto il suo furore, non sempre sapendo che cazzo fare.

Il mio cliente non conosce a menadito la legge, non la medicina, non i fondamentali della psichiatria, tuttavia fa quello che fa con notevole profitto filosofeggiante, redigendo le pagine del proprio cuore, giorno dopo giorno lo spirito coltivandolo.

Purtroppo nessuno lo sa, il mio cliente che fa, come risponde all’altrui ignoranza?

Fa questo! fa quello e fallo svelto! dice l’uomo a lui attorno?

Il mio cliente “Sto cazzo!” intimamente ribatte e scrive, cammina a sé avanti, poi incede con qualsiasi tempo della vita.

Date le dimissioni, del Lavapiatti non più gli onori/oneri, tuttavia permanendo nel suo cuore, quale Lavapiatti, per la propria eternità.

Per dire, i diciassette anni impiegati come? con profitto, di ispirazione!

Il mondo così com’è, inutile a tutto, il mondo che futilmente vive, il mio cliente lo fugge, poi si ferma! eh no, fuggire a che pro? lo osserva, medita, lo confuta, ne scrive, lo avversa porgendo il proprio intimo, eretto in personale umore, inteso per alternativo a tutte le alternative.

Certo, il mio cliente da sempre è sulla difensiva.

Della sua sofferta Difesa poi ne fa il più duro feroce atto d’Accusa, questo stesso Libro, rigorosa Accusa, a questa società per corrotta e per vile sentita.

D’Accusa, umanità ormai dedita al vano vivere nel consumare le cose che costellano la sua vita, distruttiva filosofia per la vita che rimane dove Natura ancora resiste.

E’ il gioco del Cavaliere de l’Eclisse quello che osa il mio cliente che soffre e patisce finché vivacchia in difesa, dimostrando il proprio talento quando sposta il gioco in attacco, nella partita interiore, ai sensi del non sempre esprimibile Gioco del Mondo.

 

Nessun Luogo, S.Elena – Tavoli liberi 18/8/2013.

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