La lettera aperta al lettore

Pubblicato il 19 maggio 2026 alle ore 18:01

La lettera aperta al lettore

 

Tentativo per concilio di spiriti simili e diversi, affinità bramando, ai fini di nuova umanità: tra la fede in un Dio e la disperazione, c’è solo il mio nome.

In mia solitudine, il cuore sull’incudine come abitudine.

Dichiaratamente agnostico, più spirituale d’altri, tanti?

Sarò preciso, esplicito, coerente (scrivo/presumo e spero).

Dalla complessa e improbabile sfaccettatura, io.

Le rare volte che in chiesa, per radio o leggendo i giornali, discorsi o sintesi di uomini di Fede, le altre religioni pure?

Devo dire, spesso puro buonsenso! all’animo, loro a fare del bene e relativo suo sollievo.

Ognuno la propria Fede! se crede, chi crede creda pure, in sua pace lo sia.

Interferenze con poteri dello stato e diritti del cittadino si dice sovente, in Italia almeno lo si dice.

A volte/spesso, è difficile stabilire quando la Chiesa può dire senza interferire e quando… sì perché è vero che si intromette, facendolo… emanando un senso di temerario sopruso, così nasce il rancore nel mio cuore impuro.

Spiego, non è l’interferire che mi infastidisce.

Potrebbe starci nel continuo gioco delle parti, nella eterna lotta per la vita delle proprie idee.

Le parole che sento e spesso diffondono indiscutibile buonsenso, come vili se accollate ad un Dio nascosto e distante, invece di farlo in proprio nome e opinione.

La saggezza che diviene imposizione, invece di limitarsi a proporre la personale verità o convinzione.

Buonsenso, interferenze o soprusi (quando lo sono), se portati a proprio nome, accettabile, confutabile per quanto impari possa essere a volte il confronto.

Quando a nome di Dio, come la discussione e quale il possibile dialogo nel dibattersi del cuore cittadino?

Il religioso lo dico letale quando pone l’uomo al centro dell’universo, il mondo a girargli intorno, l’uomo pure ad immagine di Dio.

Il religioso, l’avversario micidiale per ogni forma di vita, tale lo è tutto l’uomo! se poi pure ad immagine di Dio…

Così, io sono ostile, rancoroso, vendicativo a momenti, pur essendo laico, spirituale, agnostico, la nonviolenza.

Poi lo so che sbaglio, esagero, e mi pento.  

Uomini di Fede che propongano ce ne sono, quanti quelli che si impongono? Dio, nella notte del mio cuore lo cerco, non trovo nessuno, mai!

Non contro, solo contrario alla religione che non ponga la Natura al centro e l’uomo al suo servizio, cura e dedizione, per amore della Vita di tutte le Vite.

Oggi, siamo allo sfruttamento selvaggio, senza rimorsi, privi di rimedio, senza penalità anche?

Io sono lo spirito addentro il libero carcere del mondo.

Si tenta di conciliare l’impossibile nel sempre possibile, solo che volontà lo voglia, così curando se stessi.

Sono per ore di scuola di Storia delle Religioni, più avanti andando, per Scienze Mistiche, a chiederci: perché crediamo? chi siamo? Dio ci ascolta? chi e perché è Dio?

Non mi basta la possibilità che Dio mi possa ascoltare, non la vita oltre la morte, il mondo è brutto e Dio assente.

Cerco Dio, anelo incontro! possibile confronto, il dialogo per la Terra tutta, in esso il conforto.

Quante battaglie e quante morti in nome di Dio, quale fosse il Dio del momento.

La faccenda dell’Inquisizione, tutte le sue infamie…

Dio lo cerco quale possibile amico, la guida, il compagno di strada.

Siamo il soffio di un momento ne l’immensità del tempo.

Qui e per ogni altrove, il punto di vista dannato nel suo dirsi: io penso quello che penso, lo scrivo, mi sento vivo.

Chi siamo, da dove veniamo, dov’è che andiamo?

Pare di saperlo senza saperlo affatto, il sospetto intenso, il Verso Diverso poi, inclemente, a dirsi avverso a qualsiasi sintomo di stanchezza, di sonno o d’altro cedimento.

Perché abbiamo e lo sentiamo il bisogno di Dio?

Del tenere testa ai sensi di Dio, come la necessità del Suo respiro interiore a noi vicino, a dirsi come fosse l’istinto d’un figlio ad un simbolico padre?

Del figlio, l’istinto del ribelle nel percorso dell’uscire per riuscire a dirsi al mondo, ribelle a l’autorità di tanto padre, sia dove sia e chi il tale padre, l’aria immaginaria?

Ecco, l’intelligenza, il vero peccato originale: l’uomo sul piedistallo, la Terra nella merda!

In consapevole e pure possibile convivenza, conciliare lo vorrei: l’uomo tutto in ogni suo umano frutto, Dio, Patria, Famiglia! il motto tradizionale?

Parole che ho fatto mie: il Dio che non conosco e mi sfugge, la Patria la Terra tutta per quanto sfruttata, la Famiglia il genere umano, le specie tutte, la vita per l’universo?

O Chiese! quale sia la vostra Fede, il suo dono che a me non si svela… il nostro sapore, il mio pensiero, la vostra Fede, l’intero scibile umano! siamo pari ad un singolo granello di sabbia da universo compreso e non assediato.

Questo dice e dichiara la filosofia della nonconoscenza.

O atei! Dio lo negate, pari voi a chi lo diffonde, provate ad avere la prova provata di quanto asserite, per dimostrarlo dovete morire, senza poter tornare a riferire.

O agnostici! voi ignorate, vostro si può dire l’universo perché sapete di non sapere, lo ammettete almeno.

Non siete prigionieri o come oppressi da quanto sapete, liberi lo siete di andare incontro all’infinito, laggiù nella vostra anima.

O Dio! io che… quale amico, guida o compagno di strada?

Senza di te, l’uomo a rischiare l’incompiuta, il suo sentirsi dentro.

Dio lo cerchiamo per completarci, a lenire il senso di solitudine cosmica che ci affligge, inconscio collettivo, agognate intime rive di un altro mare?

Inganni, illusioni, fallacie e sogni, meravigliosi sogni e delusioni al mesto risveglio, per quale Dio oggi, uomo!

Se l’uomo è buono e giusto, il vero Dio è solo secondo noi, dell’uomo buono e giusto chi cazzo se ne frega?

Dominante, il senso della tenebra nello spingerci verso la luce, più è tenebra, più aneli la luce, la verità a cercare.

Nel cammino, là dove inciampi, per caso, per Dio o per destino, a poterti poi volgere al tuo specchio, per altre indomite e nuove domande?

Se in piena luce vivessi tutte le tue vite o le tue ore, che faresti o uomo, nel tuo cuore, di vita come domo?

Io sono nell’infinito, presago di ogni possibile sorpresa, avventura o ardito gioco di parole, nella aggregazione di ogni nozione, la cavalcata selvaggia, ecco.

L’infinito, la mia anima che se percorrere e camminare vorrai… prosegui! poi lo saprai.

Conciliare chiese, atei e agnostici, tanto, tramite la non conoscenza a conciliare, Dio l’eterno latitante.

“Ho bisogno di un segno!” * come dice la canzone.

“Per sapere che tu sei qui” * nel capire dove.

Sempre che Tu ci sia, qui o altrove.

Dio è buono, Dio provvede! dicono.

Beh, sono solo parole.

Nell’attesa, preferisco muovermi io.

“Aiutati che Dio t’aiuta!” questa la migliore battuta di ogni possibile vita.

C’è un faro nel nostro cuore, sapete, la nebbia, la tenebra poi… tuttavia un faro, sia pure di luce esangue.

Non è detto che sia Dio, forse siamo solo noi.

Il faro cercatelo nello sguardo altrui o scrutate il profondo del vostro cuore.

“Il mio faro è quello vero, il tuo è fasullo!”

Qualcuno a suggerire o proclamare, comunque a dire.

Stronzate! pretese! chi lo dice? oh Dio, dove cazzo sei?

Porgici una coperta per il freddo che assedia il nostro cuore, basterebbe il tocco di un po’ d’amore sai?

Non sei in onda, non è la frequenza giusta questa?

Martin Scorsese (L’ultima tentazione di Cristo), tante polemiche, adunate e processioni di sdegno e dolore?

A parer mio, nell’opera, più senso e più attrazione che in una qualsiasi predica di stimati Uomini del Signore.

Scorsese, più di tutti, mi ha avvicinato a Dio, senza Dio poi, né altro esito accettabile.

Sempre e comunque per conto mio! (perché io sono io)

O Chiese! la nonconoscenza ecco, ci osserva nella sua sempreverde curiosità, cogliendoci nelle nostre voglie.

Siamo volti all’universo oppure avvitati al nostro ego?

Forse, solo chiusi e più reclusi dentro quel poco che sappiamo.

O atei! a voi l’indagare, tramite la nonconoscenza, dal vostro granitico granello di sabbia.

Che cosa e quanto c’è, chi e come là fuori?

Universo, l’ignoto attende e vi vede per come vi precede.

O agnostici! voi lo sapete che quella seducente intima stella non è più bella di quella dell’altro, l’intensità o la verità della luce di ogni stella sta in chi la vita la guarda, nel come considera e ascolta nel cuore del suo cuore.

O Chiese! la nonconoscenza, il suo dono interiore, il fondamento del possibile dialogo come del suo spirituale proteso verso le infinite probabilità.

O atei! quale possa essere volto e sostanza della nostra intima verità, come sentita, a non arroccarci a noi dentro, quanto a proporci a confronto, l’interagire con tutte le altre verità, lo stato di dialogo nel nerbo della nonconoscenza.

L’uomo è vita e la vita è cammino come è dolore, solo l’amore può lenire le ferite tutte della vita.

O agnostici! forse che… la vita, l’universo è Dio?

Dio il creatore, l’universo e la vita la sua opera immane, oppure Dio è la vita stessa, multiforme, nel respiro di fondo dell’universo?

Qui, chi se lo domanda e non sa, crede d’intuire e dubita, sempre e comunque non lo sa.

La nonconoscenza lo scibile umano lo relativizza: noi a prendere poesia e saggezza, verità che lo sia poi, lo è secondo voi, per noi solo la appetibile seducente soglia.

Perché chi a portarci Dio con la forza, Vaffanculo!

Invece, a proporcelo con grazia, lo accetteremo tra di noi, lo considereremo come dirà la nostra percezione.

Probabilmente, senza capire Dio moriremo.

Probabilmente, da vigliacchi, là sull’ultimo respiro, ad un Dio presunto, non certo, sentito da disperati solo perché alla fine giunti e… allora, il capo lo chineremo?

Codardi come, la paura del nulla? I credenti invece…

Vigliacchi qui sulla Terra, il mio è Dio, non il tuo!

Possibile debba dividerci l’orgoglio del Suo Esatto Nome, invece che ad unirci l’intimo spirituale d’ogni simile e diverso e più affine, in tale fatta io l’incline.

Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?

Il viaggio senza fine nella notte dell’umanità addentro.

Spirituale, agnostico, apro la via e sia come sia.

Nel farlo, l’unico premio: il consapevole essere come voglio essere, l’andare altrove.

Vaffanculo ad ogni possibile Paradiso se il Do ut Des fosse la sua filosofia, la vita e l’anima oggi a comprare per comprare.

E’ giunta l’ora di affrontare Dio, il Suo mistero.

Noi siamo il problema, in noi la soluzione.

Siamo alla ricerca delle chiavi dell’universo.

Dio quale amico ambito, guida o compagno di strada e vada come vada… che accada!

O Dio, mano nella mano? dimmi, andremo lontano o un passo solo appena e poi l’oblio su di noi?

In verità, cosa siamo oggi, ben poco a cogliere! delle anime smarrite? tutte, anche quelle devote?

A prescindere, l’uomo! la nonconoscenza a smuoverlo dal trono del Nulla e giocarlo nell’infinito, oltre la sua culla.

Teso ad ignote misteriose agognate rive di un altro mare.

 

Venezia, Dotazione 14/8 – S.Elena 17/9/2011

*Parole di una canzone tradotta da Giulia Salvi (su Virgin Radio), non ricordo chi a cantare (lei lo disse).

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