L’ambiente è la mia religione
L’ambiente è la mia religione, tangibile.
Visibile, fattibile, dal dire invitante.
Natura come fosse Dio.
Perché… anche se non è opera di Dio,
colei il senso più vero d’ogni Dio?
Di un Dio le propone le pur discutibili prove.
Il contenitore di vita che ci consente
di fare le nostre stronzate tutte,
deplorabili responsabili irresponsabili.
Poi, come vive tutto relativo,
l’ambiente pure, però l’uomo come?
Più spirito e meno religione, io a dirlo.
La Natura è puro spirito.
Stimolati, intravedere il nostro in Lei?
Non l’avere o il profitto, vano essere che
non consiste, però insiste oltre il pudore.
Il respiro dell’universo è Dio!
La manifestazione di quel Dio.
La Natura, in Lei lo spirito.
Noi stiamo ammazzando Dio!
Dicendoci però al servizio di Dio.
La parola all’Angelo Sterminatore.
Con rigore di spessore, alla ricerca
del proprio equilibrio?
Propongo la Nuova Stagione dell’Amore.
In nome di un Dio che non conosco
Si cammina a fatica, avanti
nel proprio strazio,
duole il corpo, duole l’anima?
La vita è più stanca.
Poi, lo scrivere che non arranca.
Ecco, mi tiene in piedi.
Chi o che cosa mi regge?
L’orgoglio, il carattere, l’incapacità
del cedere e mollare?
Per tutti i lavapiatti della vita
si scrive ancora,
proprio non si intende flettere la schiena.
Quindi, cammino e tiro avanti.
In nome di un Dio che non conosco.
Lo intravedo/ne scrivo, spero e dispero.
Dio lo sospetto (la Natura).
Tuttavia, misterioso permane! poiché io ignoro.
Umile rigoglioso granello di sabbia.
Ostaria da Rioba center
Dove io lavoro (chissà perché?)
Qui, dove spesso l’idea mi nasce,
in fervido crescendo anche,
sono nelle mie poetiche grazie?
“da Rioba” fondamentale poiché
il lavoro lo detesto, la fatica tanta,
il mio fisico praticamente andato ormai?
Pure il lavoratore non adatto, io.
Almeno non per questo lavoro.
Eppure, non fossi qui manodopera,
la rabbia non sarebbe vera rabbia!
Poi, se il dolore altrove lenito assai,
la fantasia stimolata non più di tanto?
Rientro a casa… e mi ritrovo…
Una famiglia di egiziani? A questo…
La vena poetica fluente, non fluente.
Piuttosto il fiume in piena, a dire.
Qui, dove non vi è balsamo che possa!
Il lavello sofferente, la mente andante,
imperterrito tenace il camminante.
Davvero: di riscossa, riscatto e redenzione.
E crea, crea, crea! crea ancora.
Preghiera dell’Incazzato Nero
Preghiera, a Gesù Cristo
che a noi ritorni,
per dire la merda che siamo.
Successo, Soldi e Sesso?
Privi di criterio, ad ogni costo?
Tesi al profitto per il profitto?
Il senso della vita ripugnante, oggi.
Oh ritorna, però da Incazzato Nero!
Sii quale specchio al temerario
che agisce in tuo nome, te offendendo,
noi pure quando ce lo impone,
dietro a te celando il suo miserabile disegno.
Sii implacabile col vile.
Sii acido muriatico sul lercio.
Forse già adesso, da subito!
Tirare l’acqua, disinfettare il cesso?
Qui, impera l’uomo di merda.
Dei ceffoni, per favore.
Tali e violenti, senza sconti,
da far voltare la testa?
La frusta su quest’anima volgare e molesta,
ipocrisie e finzioni, stronza la sua manifesta,
priva di senso, di rigore, senza cuore.
Sii un cazzo in culo di furore autentico.
Sii la verità non come la si pretende.
Sii verità in come l’universo ci sente.
Sii l’Incazzato Nero nel tuo mistero.
Il Gioco del Mondo
Gente maledetta gente, tipo infestazione?
Vite alle feste dedite/sollecite,
le spensierate famigerate vacanze,
sollazzi, gozzoviglie, pinzillacchere?
Anime consegnate a droghe varie,
comprese le Religioni e Santa Televisione?
Tempo perso su giochi insulsi/deprimenti?
Da autore permanente, io: perché?
Il senso di tutto questo scialo me lo chiedo,
risposte oneste non vedo. Alternativo,
quale svago proporrei il Gioco del Mondo.
Problemi, affanni, guai e pensieri,
dal dolore del mondo attivati,
il dannarsi in una umana soluzione?
Depresso, anche causa inviti pressanti
a vivere la vita come si vive,
ecco, qui lo ostento il mio vivo diversivo.
Più sano/più saggio, omaggio alla vita,
voi per altre ansie e angosce?
Voi, a fuggire la paura che incute:
il pensiero del dover pensarci davvero.
Il Gioco del Mondo, nel profondo,
è tutto il mio mondo,
il mio tempo, il puro pensiero.
Non altri balocchi privi di sbocchi.
Dottore/giardiniere/custode
Ricapitolazione/riconciliazione/rifondazione.
Lavoro per tutti! lavoro ce n’è!
Per i tanti almeno, nell’ottica
del dottore/giardiniere/custode
di questa Natura che noi
offendiamo con esasperante continuità.
Le nostre colpevoli vite, tutto di tutto esigenti?
Lavoro per tutti! non per lo sconcio profitto.
Per guadagnarsi da vivere, con onestà ambientale.
La consapevolezza, ne l’EcoSapiens addivenuto,
che lo ammette il proprio orrore: il vivere insano
che Natura usa e consuma, corrode e uccide.
Alternative cercando, sagge, oneste,
distanti dalla follia di questa vita folle.
Non per un profitto, per il vivere altrimenti.
Non con la sopportazione per il compito
che si deve e poi lo si odia,
perché si deve! per amore delle buone ragioni.
Il senso della vita lo chiede.
La vita alle corde, l’universo… alle porte?
Vangelo chiama Vangelo
Come fosse dialogo arduo ma suggestivo,
possibile, Vangelo chiama Vangelo!
Là dove l’umana di tante pretese,
tra pie ipocrisie, arroganze varie,
profitti di vile avere, così io scrivo.
Autore, da antiche nozioni ormai vaghe,
perse molto nella memoria,
lo spirito tra l’indocile e il ribelle,
ecco: la Nuova Stagione dell’Amore.
Vangelo chiama Vangelo?
A confronto, a conforto d’una solitudine
che cosmica si sente,
il proprio fiato non indisponente.
Vangelo chiama Vangelo!
A filosofico sostegno
del proprio umore e suo contegno.
Sappiate, nella notte del proprio cuore,
ognuno è solo col proprio batticuore.
Il preludio
Cleo, dolce amata Cleo!
Quattrozampe di nuova vita.
Nel tuo sguardo, io colgo l’amore.
Ispirato da tanto sentimento, l’acceso,
il dolente civile pensiero:
quanti i cani maltrattati, quanti gli abbandonati?
E perché no i gatti, anche. *
L’uomo preferirebbe parlare dell’uomo?
Lui a dire: lascia stare e pensa a noi.
No, la Natura è la mia natura ormai.
Pensarci… certo che ci penso! l’uomo…
Ci penserei di più, meglio e con successo,
se non vivessi ne l’umano groviglio.
O forse è così proprio perché si sta come si sta?
Io penso/penserò all’uomo, sempre.
Però, il distacco per favore: condizione lunare.
Comunque, medito la Natura/la Vita tutta.
Per la Natura, per ogni uomo (privo di privilegi).
Il preludio della Nuova Stagione dell’Amore?
Teso/inteso a sanare/ad unire/al dare tutto.
Lo spezzare/il dividere/l’arraffare giammai.
Sotto Cleo-ispirazione scrivo, scrivendo azione.
* Io per esempio: a 24 anni abbandonai per strada un gatto su suggerimento di mia madre, miagolava fortissimo, anche di notte, forse era sufficiente il veterinario, oppure aveva fame, eravamo tutti affamati. Io leggevo, guardavo, i libri di cucina di mia madre, come se potessero saziarmi.
Il gatto mai aveva visto la strada, immaginate! stronzo io.
Punti di vista
Dio ha creato l’uomo a propria immagine?
Gli animali, i frutti degli alberi in sua funzione?
Certo, possibile.
E tutto da dimostrare.
Le prove ai tribunali della ragione.
Perché a questo cuore, al filosofo che ci pensa,
pare una stronzata di merda! tutta umana.
L’uomo che inquina, sfrutta, stupra,
consuma, usura, devasta e tutto uccide?
Io la vedo così, rifletteteci:
se Dio ha creato la vita, le specie, il Paradiso…
Se Dio ha creato…
Sulla Terra, il diavolo poi vi ha seminato l’uomo.
Reazione a catena
Il dolore è dolore, più si dice, più è puro,
più evolve, più l’animo lo eleva?
Incontenibile, insopportabile, indicibile.
Poi, nel sopravvivere del vivere,
pure utile il dolore
se stimola, smuove, se ingiunge al reagire.
A fare qualcosa, nel fare del reagire.
Poi lì ristare, però avendo fatto
anche se come vano il fatto?
Il senso del fare/reagire a confluire
nel senso della vita stessa,
nel gioco intrecciato dei destini del mondo.
Cercando una possibile reazione a catena
al senso/dissenso della propria vena.
Il dolore utile, anzi fondamentale.
Se sai cosa fare o scrivere, tutto a reagire.
Se deciso sei, tu, Natura a sorreggere.
Se sai cosa fare o scrivere…
Diversamente, ti sconvolge e tutto ti travolge.
Evoluzione
Perché poi il Buonsenso è detto tale.
Preteso, urgente e pure impervio, Buonsenso.
Chi lo definisce poi nel suo Buonsenso?
Regole, norme di comportamento e vita.
Tutto è soggettivo! tutto è relativo!
La legge è la Legge, ma chi la scrive?
Chi incaricato del suo duro compito?
Chi addivenuto alla sua fatica e onere?
Infine, tutto si innova/progredisce nel tempo,
nel suo inesorabile fluire, chi e come.
Il Buonsenso è la necessità del nostro tempo,
adeguata a coscienza e conoscenze
del proprio disperato evo?
Qui, io a porgere il mio di Buonsenso.
Il mio personale accorato ispirato contributo
per il barbaro tecnologico, a che si evolva.
In ognuno, il proprio canto vive e spera,
in attesa di essere speso alla causa.
Secondo punti di vista e cognizione.
Siamo tutti iscritti nel continuo divenire.
Culi di piombo
“C’è una gerarchia nel creato, prima viene l’uomo.” *
Culi di piombo, in loro funzione si dichiara, intende,
lo si pretende ogni bene, ogni vita di Natura?
Arroganza imperdonabile, dialogo impossibile.
Culi di piombo, quello di Giovanardi
l’esempio esemplare?
Culi di piombo! a calci divelti
dal centro e dal censo delle cose,
onerosi i culi di piombo, al senso
d’ogni uomo, al mondo, alla vita gli onerosi.
Poi, tanto uomo ha il suo Dio
dove lui (l’uomo) è lui, il centro del creato,
e le altre vite di Natura che cazzo sono?
La caccia, vivisezione, inquinamento…
Per Giovanardi è chiaro: a piacere umano.
A smuovere, a svellere! i culi di piombo,
la nonconoscenza il mio dono all’uomo.
Il Vangelo del Buonsenso sia il mio dettato.
* Frase presa da un post su Facebook, proveniente da www.tempi.it
Aggiungi commento
Commenti