Il deantropocentrismo
Il problema del genere umano?
Ritengo sia l’imago dei.
Comunque, l’istinto, la propensione a sentire le cose, il mondo e la vita in posizione antropocentrica.
Il sole che girava attorno alla Terra?
L’uomo al centro del creato.
Il mondo in funzione del Signore della Terra?
Lui, da prendere a calci in culo o nelle palle?
Tale atteggiamento che perdura nello sfruttamento d’ogni cosa, per il suo piacere, senza comprenderne il significato profondo.
Io penso, vivo, mangio e respiro.
Tutto come fosse logico, naturale e dovuto da una Natura assoggettata all’umano molle esistere?
Il residuo imago dei che, se in tanti più non è, l’eredità nell’inconscio, nelle volontà espressive, tanto ci persiste e insiste.
Chi siamo? da dove veniamo? dove cazzo andando?
Scrivendo deantropocentrismo, intendo l’atto del pensare una cosa, desiderare, agire, il vivere nel farlo, in modalità alternativa: a vedere noi stessi, noi al di fuori di noi.
Deantropocentrismo, a non pensare, non volere e non agire in termini meramente Sapiens Sapiens.
Condizione lunare: la visione del mondo laggiù.
La Natura, le specie, forse come attonite di fronte a tanta umana violenza.
La vita la si concepisce quale Entità per ogni essere vivente, la vita per la vita degli altri.
Della Natura, di tutte le specie, fosse il fedele amato cane o la vita sofferente di una specie in via di estinzione.
Io faccio quel che cazzo mi pare?
Il detto frequente del banale insulso infimo idiota.
Io faccio quanto ritengo giusto dover fare! sia il dire.
Quanto ritengo giusto secondo il Buonsenso.
L’autore scrivendo secondo il presunto punto di vista della Natura, della Vita nel suo più nobile e complesso concetto.
Il punto di vista di Dio, presumendolo.
Sapessimo che cazzo ne pensa il tacito vigliaccone...
Poi, Dio è Natura, Natura pure è Dio.
Dio lo sento, lo vedo, lo dico nel respiro dell’universo.
Uomo, pensi, vuoi, agisci e fai?
Pensalo/fallo pure, poi vedilo in posizione di volitiva sana opposizione a te stesso, in te stesso.
Dall’opposizione, a vederti con altri occhi.
Dall’opposizione, a trarne altrui non semplici deduzioni.
Vivi, agisci e fai pure, però con criterio altro.
Tra azione e meditazione, si suppone.
Il problema dell’uomo: non avere altra specie intelligente che opposizione gli offra in dono.
Deve pensarci l’uomo da solo! nell’attesa d’una specie che alzi la testa, di un Dio che intervenga la speranza?
Soprattutto, dura opposizione ad una imago dei del cazzo e non solo.
Il deantropocentrismo come qui proposto, credo abbia le sue basi in Keating/Williams, cinema immortale. *
Da lì, spunto e stimolo, riflessione/ossessione.
Il deantropocentrismo: l’uomo, il suo rapporto col mondo, con la Natura, con Dio.
Per razionale estensione, la revisione dello scibile umano senza eccezioni.
Le religioni tutte comprese, naturalmente, ovviamente.
Il dilemma che qui si pone: deantropocentrizzarci da noi ora o venire deantropizzati da qualcuno, fatidico il giorno.
Così, dall’umano, da Dio stesso o l’alieno del caso: gli uomini domani, non più i ratti allora? Deantropizzati.
Da Keating/Williams, pure la base della nonconoscenza.
Io ne la mia passione cinefila.
Confesso, sono solo il misero granello di sabbia.
Io credo in tutto quello che ignoro.
Di questo consapevole, pure conseguente, cerco altro, in altrimenti e per altrove.
Guardando me stesso, fuori da me stesso!
Gli uomini, il mondo, la vita poi come se dalla luna.
Idealmente io, ben oltre l’orbita di Plutone.
Se oltre Plutone sta lo spirito, di perenne affanno il corpo ancora su questo mondo disperato.
* “L’attimo fuggente”, film di Peter Weir.
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