Il giuramento del Lavapiatti
Io, Lavapiatti di sesto livello.
In questo giorno di merda sentito, al suo colmo,
nel mezzo del destino di nostra vita,
presumo e spero,
uscendo definitivamente forse
dal fitto di una selva oscura, anima mia insicura.
Ora, come al culmine del mio pensiero,
il giuramento redigo, lo rivedo, espongo:
a tutto me stesso “Giuro il mio cuore!”
“Poiché si va a chiudere il poema, così,
io/Lavapiatti di sesto livello,
non ritratterò e non arretrerò di un centimetro
nel proprio pensato, affatto,
non di fronte a le intemperie del mondo,
del tempo o della vita, quali esse siano.
La Legge sia il vigore interiore a tutte le ore.
Poi, la legge scritta nel mio cuore.
Quale che sia l’altrui ragione, io sarò!
Quale che sia l’altrui alibi, io sarò!
Mi propongo e voglio rispondere d’ogni cosa.
Comunque io: il Responsabile, a prescindere.
Ai sensi de l’opinione pubblica, dell’orgoglio presente
nella propria autostima per quanto ambigua,
ai sensi della Legge in voga pure nel tuo cuore?
La Legge scritta nel Libro dell’uomo per tutti vive.
Io sono il mio fottuto problema, ancora e sempre?
In me, giace ogni ambita disperata soluzione.
Ai sensi de l’umana evoluzione, vivrà ogni questione.
Parola di Lavapiatti, bruciata o esaltata come sia…
Parola di Lavapiatti! (di merda, però la sua Parola)
Nel mezzo del destino di nostra vita, la mutanda dice:
non temerò alcun clistere vorrà farsi avanti, ad insistere.
Se trema la mutanda, solo trema perché fottere
è il suo tema inibito, pure insoluto sul divano.*
Da tempo si vive, si dice, non ci si vuole irrisolti.
E’ aggirando l’argomento, con idee e fantasie a raffica,
riflettendo e sempre e più ancora meditando,
teso a l’escogitare nuove rose ne le proprie pose,
che lo scrivere arduo… facile, viene come viene.
Così l’ingegno s’ingegna, volto in ogni altro impegno.
A tutto campo, così svagando/divagando
ci si intende, malintenzionato e più ammodo,
il dilagare addentro il frutto veramente proibito:
il cuore vasto de l’uomo in ogni uomo fatto.
Del Lavapiatti, qui la sua sputata Parola.
Sapete, quel che si teme è la vita! mica la morte.
A sensi ed impeti de la pubblica opinione, io giuro!
D’ogni onere ai sensi dell’onore intrinseco, io giuro!
Nella problematica autostima, tra colpe e dolori tanti,
presago di una futura propria sorte,
la più dura che sia, financo la provvida morte, io giuro!
Giurando come intrigato, d’affanni trastullato?
Ai sensi della Legge! legge quale che sia, lì vivendo,
dibattuto nel cuore d’ognuno, tra le pagine
dell’uomo che vige, così io giuro! ansioso e sornione.
Ai sensi d’una incoercibile animosa umana evoluzione,
io giuro in ogni mio palpito più impaziente
per l’accadere del bussare a questo cuore d’ogni nutriente.
Di Amleto l’imperterrito sentire, il dolore dolente,
come fosse suo il demone della riflessione, io
vile antico di stanca inesausta folle virtuosa dannazione,
ne l’altrui sì prode a me volto com’è teso,
ne lo spirito redatto del Libro presente, questo io giuro!”
A periodi, sono in perenne
stato di grazia.
Lavapiatti di sesto livello, io in nome mio.
Nota. Il problema del sesso l’avrei risolto col libro “Il canto del Verso Diverso”, chi si ritroverà a leggerlo forse comprenderà.
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