
Manifesto di Sangue
Sangue, sangue e pensiero! che ancora il sangue?
Il sangue da tempo è stato versato, nella mia anima.
Copiosi i torrenti di sangue, nel tempo.
Però, nessuno mai se ne accorge. Io non lo dico?
Io non rivelo, non spiego, perché non di voce?
Qui scrivendo, di vivido sangue scintillante.
Il dito, lo intingo nel mio verosimile di sangue.
La pagina, il verso è indelebile pure nella tua anima?
Cattivo voglio essere, certo diverso, indocile comunque.
La notte, turbare voglio il dolce ambiguo sonno altrui con fantasmi e demoni, di meraviglie e d’orrori, a segnare i percorsi dove io già fui, ora ben oltre.
Così, vivendo nei labirinti più oscuri d’una mente, mentre alla stregua di una pessima evoluzione lo Vil Male oggi influenza, ne l’involuzione, cuori/tetti/regole e coscienze, conseguenze.
Dunque, il sangue ha intrapreso il percorso amaro a me dentro, anelando prendersi il controllo di tutto.
Come avvilente la vita quotidiana, la televisione ottunde il profilo dell’uomo nell’uomo.
Ne lo Vil Male, l’unico senso che vale è l’apparire?
Dunque, sangue e pensiero, poi ancora il sangue.
Quale amico platonico (inteso nel non consumare), non più intento (come mai davvero il solo attento) al mero guardare, nel partecipare alla vita ora ch’è ora, a scendere sul campo della vita, a giocare una Partita.
Lacerato, ferito, sofferente, come fossi io il colpevole?
Portato non al dividere, quanto ad unire l’umano tutto…
A dare e non l’arraffare, a sanare e non lo spezzare.
Improbabilmente, per puntare un giorno alle stelle.
Come è in tutti: io sono il problema, in me la soluzione.
Dolente, le ferite tutte aperte! a momenti più frequenti,
l’inquietudine d’una solitudine in sua abitudine, a fremere come un orso stimolato, causa un fisico di merda, il Gandhi lo preferisco e come vai vai! e sai!
L’orma che è mia, a lasciarla nella coscienza del mondo?
La vita... il suo dolore, da sempre è il mio dolore.
Per reagire, prima bisogna subire tanto, altri non a sapere?
Io ipersensibile, animo poetico, a tutto ricettivo, teso a sopravvivere sotto psicologiche violenze altrui.
Violenza, tale per altri non lo sarebbe, essendolo per me.
Tutto è soggettivo, tutto è relativo. In ogni vivo, poi...
Che di più ferale de lo Vil Male per il poeta che io sono?
Morto dovrei esserlo da tempo. Invece, mi tengo e scrivo.
Nel fatto del sopravvivere, la propria espressiva violenza?
La capacità interiore che si dice e scrivendo si manifesta.
Infatti, questo il mio Manifesto di Sangue anela.
La lama affilata del verso, altro cuore cerca e ricerca, poi a ballare sulla lama del rasoio la danza dell’avvoltoio?
Io sono il verso che uccide, per come incide Lui vive.
Le indecisioni, gli errori e l’errare vano di tutta una vita?
Lavapiatti, ormai come se da dolenti generazioni, al diavolo i cuochi! come i camerieri, pure i titolari tutti.
Io che tendo ad unirlo, non a dividerlo l’uomo oggi.
La legge de l’ispirazione? Io sono il corposo Libro del Bene e del Male lungi dall’essere chiuso/concluso.
Poi, dato che…
Sanguino! e più sanguino! più scrivo.
Volevi sapere da dove viene l’inchiostro, eccolo!
Qui ed ora, quale Manifesto di Sangue che si espande…
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