La Corresponsabilità Morale

Pubblicato il 2 marzo 2026 alle ore 17:51

 

La Dichiarazione di Corresponsabilità Morale

 

Sia ch’io sia il muratore, la casalinga, lo spazzino o d’altro prestigio, purché compreso nel Quinto Gradino della Scala, chiamato sono da indole morale.

Fossi pure il Lavapiatti che tanto scrive e così vive!

Poiché distratto, cittadino in altro impicciato o perché non conto un cazzo, per impotenza, isolamento, assenza, manifesta stanchezza o quale altra ragione di colpa non abbietta, solo non detta e che non discolpa…

Io da solo con i miei problemi che poi ci pensino gli altri a tutti i problemi del mondo, tuttavia… io, qui sono!

Così, oggi mi chiamo, mi dichiaro colmo e Corresponsabile Morale dell’attuale Male, io nelle mie responsabilità.

Perché se ci avessi pensato, in mio addivenuto pensiero, se prima mi fossi attivato, come ora?

Se i problemi non li affronti subito, tu negli occhi che son loro, a guardarli/scrutarli/analizzarli/risolverli, spendendoti nella ricerca di tutte le verità...

Ecco, prima o poi: come ad imploderti nel buco del culo i problemi che la coscienza lacerano e devastano, così noi d’altri rimedi che non sempre risolvono, non prima… poi!

Corresponsabili siamo! tali ci pretendiamo, chiaro richiamo nostro alle coscienze tutte in tanto reagire.

Se non partecipi del Bene, sì corresponsabili del Male.

Noi che non contiamo un cazzo, corresponsabili e colpevoli (per la nostra competenza) ci diciamo: noi, Quinto Gradino della Scala delle Responsabilità, la scala tutta la reggiamo, la chiamiamo a raccolta detta Corresponsabilità Morale, la non tacitabile e sì espressiva forza nostra.

Così reclamandoci, a meglio poter delineare la politica dei primi tre gradini della Scala che c’è tutta! a poterli inchiodare sul trono che scotta, perché anche se non conto un cazzo, io faccio parte dell’Ultimo Fottuto Gradino!

La scala io tutta la reggo! in coscienza.

In verità, a volte non riuscendo nemmeno a reggere me stesso, esausto.

 

Cercasi, cercasi: altre severe Corresponsabilità Morali.

Non altri ad accusare, non il traccheggiare, non a giustificarci che non serve ad un cazzo.

Invece, noi ad accusare noi stessi! con forza e vigore, nel nostro cuore: la politica del dirsi responsabile dei fatti in chi non conta un cazzo?

L’aspirazione del poter dire qualcosa, incidere, forse a poter dirimere, politica possibile per chi il Quinto Gradino Ultimo lo dimora.

Democrazia, tutti siamo nel profondo i fottuti responsabili.

Sì, perché… a vita destati: cazzo! sono il Corresponsabile Morale, noi perdinci!

Così, io pure! (io nel mio, quale autore)

 

L’Azione di Corresponsabilità Morale

 

Il prezzo, la forza, la risorsa della Democrazia?

Se corresponsabili impossibilitati nel Bene, a poterlo essere nel Male?

In quanto tali, la possibilità de l’agire in tal senso.

Tale dichiarandosi, azione che dovrebbe condurre a meglio delineare le altrui responsabilità decisionali e, al contempo, l’Atto d’Accusa a noi! a non lasciare solo l’Uomo nelle sue pubbliche e non semplici colpe.

Perché noi sì, quali interessanti corresponsabili morali.

A volte, pure gli inconsapevoli mandanti.

Dunque, a determinarci delle altrui responsabilità politiche, l’opzione psicologica di chi conta relativamente, spesso non conta un cazzo.

L’Azione di Corresponsabilità Morale in forte analogia (da quella l’ispirazione) con l’Azione Popolare d’ambito legale, attivata da qualche tempo in Veneto, in precedenza pure a Roma.

Comunque, iniziativa individuale o di gruppo che possa essere, l’Azione CM a cercare forza, sostegno e condivisione, complicità ideale alla propria sentita e confessa colpa, a farne l’azione politica di chi vorrebbe in qualche modo dire il suo dire, pure ad influire.

L’ispirazione vera (di fondo, non quella d’accensione del motore della Azione CM) viene da lontano, anni settanta.

Il brodo di coltura in cui è cresciuto il germe attivo, una scena del film “I tre giorni del Condor” di Sydney Pollack, anno 1975.

Il suo finale, da questo autore mai dimenticato.

La situazione è risolta, tutto è finito bene! dialogo finale.

Certo, tutto quello che è accaduto, da condannare lo è, assolutamente.

Cliff Robertson però considera: l’idea in sé non era male (più o meno, a memoria), aveva le sue ragioni.

Prevedeva ipotesi, possibilità, cosa e come fare, insomma, poteva servire alla causa!

Robert Redford si indigna.

Cliff Robertson (riassumendo): l’idea guardava al futuro perché sì, quel che è male è male, però domani?

Domani, chiedilo a chi starà ore in coda per fare la dannata benzina, l’inverno pure al freddo?

Nel film, dietro c’era il classico petrolio.

Perché il problema si presenterà domani, è oggi che bisogna pensarci e fare, a prevenirlo con accortezza e decisione.

Il dialogo finale (dopo che Redford a ribattere come tutto sia finito in mano alla stampa) a dissolversi nel suggestivo canto natalizio a chiudere.

Idealmente, l’autore avrebbe fatto quel che bene ha fatto Redford: rendere pubblica la vicenda.

“Ma lo stampano? Sei sicuro che lo stampano?” l’altro.

Peraltro, l’autore non può non condividere il ragionamento di Cliff Robertson, a dire che è sensato (non che avrebbe approvato quanto successo).

Il politico lo sa, intuisce, annusa l’avvenire, agisce di conseguenza, è il suo mestiere.

Viene pagato per questo, per assumersi le responsabilità.

Deve prevedere quel che penserà la gente.

Meglio, quali saranno le altrui esigenze nel domani.

Non solo per l’adesso (che è evidente), per il domani che verrà, e noi?

Sì, perché noi siamo così oggi, idealisti, altruisti, generosi, di sentimenti e idee largamente condivisibili.

Dite, come lo saremo allora, noi al dunque.

Come, nel mutare dei fattori, delle circostanze che saranno, l’aggrovigliarsi dei problemi?

No, non adesso, domani! quale sia allora il tuo pensiero sull’insorto problema, d’altro le vite?

Quando veramente messo alla prova il tuo carattere, il tuo cuore, il senso del giusto o del contrario suo.

Perché se più non ti conviene...

Tu, a pensarla diversamente da quanto oggi?

Forse, pure a maledire quanto fatto dall’esercizio del potere, nel fatto giustamente, con il plaudente e convinto tuo consenso, oggi?

Nel domani, ad imprecare perché... oggi, non è stato vile, non infame, non squallido, non criminale pur di fare l’interesse del tuo domani?

Oggi sei giusto, saggio e ragionevole, ad esserlo solo perché non sperimentato, non messo ancora alla prova sul campo di battaglia che il tuo cuore ingenuo è tanto.

Il politico sa, intuisce, annusa, ha tutta la documentazione.

Le conosce le sue maledette puzzole, agisce in razionale conseguenza a quanto coglie nei giorni del futuro.

Che sia giusto o sia sbagliato, se non il reato, non è qui in discussione, lo fa in previsione di quello che noi domani, forse l’oggi ammazzandolo in più voci.

L’Azione CM, nel senso e nel costo della Democrazia.

A delineare, accusare, smuovere, precisare, tutto e tutti a coinvolgere, come pure a non lasciare solo chi con l’onere suo, ne le conseguenze tutte delle decisioni prese e fatte.

 

La Scala delle Responsabilità

 

   Siamo tutti Responsabili

 

Primo Gradino/la responsabilità politica.

Il governo, quello che decide perché vede più lontano e vede tutto, almeno così dovrebbe.

In grado di decidere perché provvisto di dati, tutta la debita documentazione, la conoscenza della situazione?

Il Primo che esiste, vive e si dice al fine del buon governo, prendendosi le proprie responsabilità del caso in tutte le sue conseguenze, quali che siano (a volte/spesso nemmeno le riconosce, le rifiuta o le nega).

Il Primo Gradino che costretto è a prevedere e prevenire quanto, come e quando sarà quel che sarà.

A farlo in nome di tutti, comunque siano i tutti nei tutti.

 

Secondo Gradino/la responsabilità politica.

Di chi all’opposizione.

Il suo mestiere che dovrebbe e potrebbe comunque influire, non sempre sa o riesce, a volte pure non lo vuole?

Capace o no, nel dialogo con chi al governo eletto nella pubblica arena.

 

Terzo Gradino/la responsabilità politica.

Dei cani sciolti o dispersi, i non apparentati.

Non contano un cazzo! come vano il loro sogno del poter incidere?

Certo, il qualcosa da dire! senza esiti, per quanto d’aneliti.

Il Terzo riservato pure per elementi della maggioranza, d’opposizione, d’altra difficile collocazione che sia.

Fuori da ogni coro, il loro dire potrebbe anche dirsi d’oro.

 

Quarto Gradino/la Corresponsabilità Morale.

Di giornali, giornalisti, i media in genere, intellettualità varie.

Di chiunque possa concorrere al fare pubblica opinione, così a giocare il proprio cuore.

Siano essi i contrari o favorevoli alle decisioni prese.

 

Quinto Gradino/la Corresponsabilità Morale.

La gente comune, il cittadino, per gruppi o nell’individuale, persi e ritrovati o ancora alla ricerca della propria coscienza umana…

Pronti o tardi di riflessi e d’opinione, benestanti o malmessi, fossero pure i più infimi toni di questa Società Disturbata, perché in Democrazia, il suo prezzo, la sua forza, la sua spina dorsale, tutti siamo corresponsabili delle decisioni intraprese e definite all’apice, il Primo Gradino.

Noi, nelle nostre competenze, per quanto limitate, d’altri pure irrise, infine dischiuse, per altri battiti sofferti d’altri ancora eluse.

Se il Quinto Gradino, in effetti, non conta un cazzo, tuttavia è l’ultimo gradino della Scala delle Responsabilità, su di esso ella poggia, si mantiene e così regge l’onere di qualsiasi decisione.

 

La Dichiarazione di Corresponsabilità Morale

 

Sia ch’io sia il muratore, la casalinga, lo spazzino o d’altro prestigio, purché compreso nel Quinto Gradino della Scala, chiamato sono da indole morale.

Fossi pure il Lavapiatti che tanto scrive e così vive!

Poiché distratto, cittadino in altro impicciato o perché non conto un cazzo, per impotenza, isolamento, assenza, manifesta stanchezza o quale altra ragione di colpa non abbietta, solo non detta e che non discolpa…

Io da solo con i miei problemi che poi ci pensino gli altri a tutti i problemi del mondo, tuttavia… io, qui sono!

Così, oggi mi chiamo, mi dichiaro colmo e Corresponsabile Morale dell’attuale Male, io nelle mie responsabilità.

Perché se ci avessi pensato, in mio addivenuto pensiero, se prima mi fossi attivato, come ora?

Se i problemi non li affronti subito, tu negli occhi che son loro, a guardarli/scrutarli/analizzarli/risolverli, spendendoti nella ricerca di tutte le verità...

Ecco, prima o poi: come ad imploderti nel buco del culo i problemi che la coscienza lacerano e devastano, così noi d’altri rimedi che non sempre risolvono, non prima… poi!

Corresponsabili siamo! tali ci pretendiamo, chiaro richiamo nostro alle coscienze tutte in tanto reagire.

Se non partecipi del Bene, sì corresponsabili del Male.

Noi che non contiamo un cazzo, corresponsabili e colpevoli (per la nostra competenza) ci diciamo: noi, Quinto Gradino della Scala delle Responsabilità, la scala tutta la reggiamo, la chiamiamo a raccolta detta Corresponsabilità Morale, la non tacitabile e sì espressiva forza nostra.

Così reclamandoci, a meglio poter delineare la politica dei primi tre gradini della Scala che c’è tutta! a poterli inchiodare sul trono che scotta, perché anche se non conto un cazzo, io faccio parte dell’Ultimo Fottuto Gradino!

La scala io tutta la reggo! in coscienza.

In verità, a volte non riuscendo nemmeno a reggere me stesso, esausto.

 

Cercasi, cercasi: altre severe Corresponsabilità Morali.

Non altri ad accusare, non il traccheggiare, non a giustificarci che non serve ad un cazzo.

Invece, noi ad accusare noi stessi! con forza e vigore, nel nostro cuore: la politica del dirsi responsabile dei fatti in chi non conta un cazzo?

L’aspirazione del poter dire qualcosa, incidere, forse a poter dirimere, politica possibile per chi il Quinto Gradino Ultimo lo dimora.

Democrazia, tutti siamo nel profondo i fottuti responsabili.

Sì, perché… a vita destati: cazzo! sono il Corresponsabile Morale, noi perdinci!

Così, io pure! (io nel mio, quale autore)

 

L’Azione di Corresponsabilità Morale

 

Il prezzo, la forza, la risorsa della Democrazia?

Se corresponsabili impossibilitati nel Bene, a poterlo essere nel Male?

In quanto tali, la possibilità de l’agire in tal senso.

Tale dichiarandosi, azione che dovrebbe condurre a meglio delineare le altrui responsabilità decisionali e, al contempo, l’Atto d’Accusa a noi! a non lasciare solo l’Uomo nelle sue pubbliche e non semplici colpe.

Perché noi sì, quali interessanti corresponsabili morali.

A volte, pure gli inconsapevoli mandanti.

Dunque, a determinarci delle altrui responsabilità politiche, l’opzione psicologica di chi conta relativamente, spesso non conta un cazzo.

L’Azione di Corresponsabilità Morale in forte analogia (da quella l’ispirazione) con l’Azione Popolare d’ambito legale, attivata da qualche tempo in Veneto, in precedenza pure a Roma.

Comunque, iniziativa individuale o di gruppo che possa essere, l’Azione CM a cercare forza, sostegno e condivisione, complicità ideale alla propria sentita e confessa colpa, a farne l’azione politica di chi vorrebbe in qualche modo dire il suo dire, pure ad influire.

L’ispirazione vera (di fondo, non quella d’accensione del motore della Azione CM) viene da lontano, anni settanta.

Il brodo di coltura in cui è cresciuto il germe attivo, una scena del film “I tre giorni del Condor” di Sydney Pollack, anno 1975.

Il suo finale, da questo autore mai dimenticato.

La situazione è risolta, tutto è finito bene! dialogo finale.

Certo, tutto quello che è accaduto, da condannare lo è, assolutamente.

Cliff Robertson però considera: l’idea in sé non era male (più o meno, a memoria), aveva le sue ragioni.

Prevedeva ipotesi, possibilità, cosa e come fare, insomma, poteva servire alla causa!

Robert Redford si indigna.

Cliff Robertson (riassumendo): l’idea guardava al futuro perché sì, quel che è male è male, però domani?

Domani, chiedilo a chi starà ore in coda per fare la dannata benzina, l’inverno pure al freddo?

Nel film, dietro c’era il classico petrolio.

Perché il problema si presenterà domani, è oggi che bisogna pensarci e fare, a prevenirlo con accortezza e decisione.

Il dialogo finale (dopo che Redford a ribattere come tutto sia finito in mano alla stampa) a dissolversi nel suggestivo canto natalizio a chiudere.

Idealmente, l’autore avrebbe fatto quel che bene ha fatto Redford: rendere pubblica la vicenda.

“Ma lo stampano? Sei sicuro che lo stampano?” l’altro.

Peraltro, l’autore non può non condividere il ragionamento di Cliff Robertson, a dire che è sensato (non che avrebbe approvato quanto successo).

Il politico lo sa, intuisce, annusa l’avvenire, agisce di conseguenza, è il suo mestiere.

Viene pagato per questo, per assumersi le responsabilità.

Deve prevedere quel che penserà la gente.

Meglio, quali saranno le altrui esigenze nel domani.

Non solo per l’adesso (che è evidente), per il domani che verrà, e noi?

Sì, perché noi siamo così oggi, idealisti, altruisti, generosi, di sentimenti e idee largamente condivisibili.

Dite, come lo saremo allora, noi al dunque.

Come, nel mutare dei fattori, delle circostanze che saranno, l’aggrovigliarsi dei problemi?

No, non adesso, domani! quale sia allora il tuo pensiero sull’insorto problema, d’altro le vite?

Quando veramente messo alla prova il tuo carattere, il tuo cuore, il senso del giusto o del contrario suo.

Perché se più non ti conviene...

Tu, a pensarla diversamente da quanto oggi?

Forse, pure a maledire quanto fatto dall’esercizio del potere, nel fatto giustamente, con il plaudente e convinto tuo consenso, oggi?

Nel domani, ad imprecare perché... oggi, non è stato vile, non infame, non squallido, non criminale pur di fare l’interesse del tuo domani?

Oggi sei giusto, saggio e ragionevole, ad esserlo solo perché non sperimentato, non messo ancora alla prova sul campo di battaglia che il tuo cuore ingenuo è tanto.

Il politico sa, intuisce, annusa, ha tutta la documentazione.

Le conosce le sue maledette puzzole, agisce in razionale conseguenza a quanto coglie nei giorni del futuro.

Che sia giusto o sia sbagliato, se non il reato, non è qui in discussione, lo fa in previsione di quello che noi domani, forse l’oggi ammazzandolo in più voci.

L’Azione CM, nel senso e nel costo della Democrazia.

A delineare, accusare, smuovere, precisare, tutto e tutti a coinvolgere, come pure a non lasciare solo chi con l’onere suo, ne le conseguenze tutte delle decisioni prese e fatte.

 

La Scala delle Responsabilità

 

   Siamo tutti Responsabili

 

Primo Gradino/la responsabilità politica.

Il governo, quello che decide perché vede più lontano e vede tutto, almeno così dovrebbe.

In grado di decidere perché provvisto di dati, tutta la debita documentazione, la conoscenza della situazione?

Il Primo che esiste, vive e si dice al fine del buon governo, prendendosi le proprie responsabilità del caso in tutte le sue conseguenze, quali che siano (a volte/spesso nemmeno le riconosce, le rifiuta o le nega).

Il Primo Gradino che costretto è a prevedere e prevenire quanto, come e quando sarà quel che sarà.

A farlo in nome di tutti, comunque siano i tutti nei tutti.

 

Secondo Gradino/la responsabilità politica.

Di chi all’opposizione.

Il suo mestiere che dovrebbe e potrebbe comunque influire, non sempre sa o riesce, a volte pure non lo vuole?

Capace o no, nel dialogo con chi al governo eletto nella pubblica arena.

 

Terzo Gradino/la responsabilità politica.

Dei cani sciolti o dispersi, i non apparentati.

Non contano un cazzo! come vano il loro sogno del poter incidere?

Certo, il qualcosa da dire! senza esiti, per quanto d’aneliti.

Il Terzo riservato pure per elementi della maggioranza, d’opposizione, d’altra difficile collocazione che sia.

Fuori da ogni coro, il loro dire potrebbe anche dirsi d’oro.

 

Quarto Gradino/la Corresponsabilità Morale.

Di giornali, giornalisti, i media in genere, intellettualità varie.

Di chiunque possa concorrere al fare pubblica opinione, così a giocare il proprio cuore.

Siano essi i contrari o favorevoli alle decisioni prese.

 

Quinto Gradino/la Corresponsabilità Morale.

La gente comune, il cittadino, per gruppi o nell’individuale, persi e ritrovati o ancora alla ricerca della propria coscienza umana…

Pronti o tardi di riflessi e d’opinione, benestanti o malmessi, fossero pure i più infimi toni di questa Società Disturbata, perché in Democrazia, il suo prezzo, la sua forza, la sua spina dorsale, tutti siamo corresponsabili delle decisioni intraprese e definite all’apice, il Primo Gradino.

Noi, nelle nostre competenze, per quanto limitate, d’altri pure irrise, infine dischiuse, per altri battiti sofferti d’altri ancora eluse.

Se il Quinto Gradino, in effetti, non conta un cazzo, tuttavia è l’ultimo gradino della Scala delle Responsabilità, su di esso ella poggia, si mantiene e così regge l’onere di qualsiasi decisione.

Aggiungi commento

Commenti

Non ci sono ancora commenti.