Monologo di Amleto dinnanzi a Bengt Ekerot

Pubblicato il 2 marzo 2026 alle ore 11:57

Informazioni

Monologo di Amleto dinnanzi a Bengt Ekerot

 

Essere o non essere, il consistere forse?

Questo, il senso o la meta del mio dolente anelito fino ad una vita addietro, come era la vita.

Percorso di eternità un metro, audace, spavaldo, di verso impavido, il corpo caduco, anche se non tremo, un pensiero, già io temo?

Cosa è più nobile e grande al cuore dell’uomo?

Lo spremersi e struggersi, il dannarsi, spendere la vita

nell’illuso tentativo del comunicare, a farsi capire, a spiegare (in qualche arcano modo), il tentare, l’animo teso nel carpire un qualche spiraglio?

Oppure, il tacere per sempre nel sopportare cosa si possa sostenere, come reggere lo possano qualsiasi umane spalle e cuore forte?

Fino alla fine, perché a tutto c’è sempre una fine, forse.

Anche se non tremo, già io temo?

Parole e parole e parole e coltelli e lame affilate come?

Ditelo voi, umani o lettori della mia sorte.

Tutti hanno interessi e ragioni (le sentite per proprie) che per indomita scioltezza tendono a soffocare le altrui.

Il timore certo di non essere compreso, il frainteso?

Quale tumulto, quale tempesta portarsi dentro, sballottato

sulle onde di mille pensieri, alte fino al cielo le onde, a toccare Dio con un dito di rabbia e non trovarlo, Dio?

Spiegare, tentare! e non trovare fiato, a morirne quindi?

A morire dentro, l’atroce senza voce, mai il dire aperto?

Anche se non tremo, già io temo.

Tanta l’esitazione finale, l’indecisione, l’irresolutezza?

Tali e di spessore i miei demoni, tali al punto che, pur gemendo e parcheggiando il segreto malaffare,

vorrei riscattare, rimediare e vivere infine la vita.

La partita che onorare possa il residuo di vita.

Vita, a renderla degna d’essere vissuta! nel significato.

Inutile e priva d’ogni valore oggi, la vita senza reato?

Un senso a questa insipida, il freddo dell’anima!

Perché già io temo? indugio? esito? all’esasperazione.

Di questa vita, il vile insulto al senso della vita stessa?

Di fronte alla morte come fossi, scrivo: cara, dammi una partita senza fine, contro tutto e tutti.

L’anelito di chi Questo Me possa comprendere infine.

Alla luce della luna, severa maestra, la partita notevole?

Io cerco la grande disfatta o la memorabile vittoria che sia.

Ambiguo, la quotidiana la dico quale sorte peggiore.

Anche se non tremo, già io temo! pure ne gemo.

Nel vortice di incomunicabile cuore, alla morte ci si vorrebbe d’incontro, la vita cercandola nel cimento.

Considerando che di morte si dice questa vita assurda

che più che muore, le consuma le poetiche ossa, offrendole a l’anonima fossa del suo sentito per vile.

Una partita lunga una vita, col mondo profondo.

Il giocare nel tentativo folle davvero del comunicare?

Io che più non temo, forse spero.

Io che ci credo, supponendolo almeno.

 

Nota. Bengt Ekerot il nome dell’attore che impersona la morte nel film “Il settimo sigillo” di Ingmar Bergman.

 

 

Aggiungi commento

Commenti

Non ci sono ancora commenti.