Lettera a Mister Hyde
Ehi, Mister Hyde, Jekyll l’hai lasciato in cucina?
Beh, lasciacelo!
Fallo, anche se è la malinconica metà della tua realtà, non in tutti sostenibile.
Perché se Jekyll si sfianca e si guadagna la vita…
Bada, pure per te che scrivi, lui a farlo, a logorarsi.
Jekyll che ti permette di tenere distanti i tuoi tiranni nell’ora cruciale.
Scrivi, questo è quanto conta.
Mister Hyde che, per come scrivi, uccidi?
Fossero pure solo dei pensieri arrendevoli… uccidi!
La poesia, arma a doppio taglio.
Se da una parte la lama è sporca di sangue, dall’altra parte canta la vita che il Verso Diverso può consegnare a chi, vita, senso e speranza ancora attende?
Da tempo che è tempo.
La vita, la morte, come sarà… dipende.
Dallo Stato dell’Uomo oggi.
Da chi attraverserà la strada del tuo Verso, a dipendere.
Il Lavapiatti un mistero!
Il fatto che tu ne abbia uno ad avvolgerti, tu lo celi affinché non ti si pongano compromettenti imbarazzanti domande.
Il mistero, perché dovresti poi spiegare e spiegare, lo spiegare come e quanto?
Ai curiosi, ai postulanti, agli psichiatri, alla polizia forse?
Tu che fai tutto nell’animo di spessore.
Là dove sei Hyde di rigore, secondo la Legge.
In te la Legge, il respiro della Legge.
Mister Hyde, tu stai scrivendo la Legge?
Tu che vorresti parlare e svelare, ci provi pure! di volte stravolte.
Per comunicare, per dire, per apparire altro da quanto appari nei secoli della vita?
Tu che non ci riesci, non concludi, non vai sul dunque e sempre poi ci rinunci.
Evitando lo svelare, mistero restando.
Poi, il mistero tale lo rimarrebbe comunque perché…
Umanamente, ci sono possibilità di diradarti?
Uno psichiatra che ti indaghi, dovrebbe approfondire, a conoscerti tutto e…
Quanto tempo, quanti anni ci impiegherebbe?
Dimmi, è meglio prima morire?
Così, la fine.
Il cuore in pace, si potrà finalmente incominciare a scavare in te?
Tu che lo fai, lo scavare.
Poi, non sai se serve, se porta a qualcosa.
Il tesoro da scoprire, la questione…
Tu, vorresti essere svelato, risolto infine.
Tu che più pensi e più scrivi, più ti infittisci?
Quindi, così vai camminando la Via dei Titani.
Lo fai con fare imperterrito, per niente impacciato.
Non maldestro, solo se lungo la Via vai, mentre dentro sei tutto un sommovimento.
E ci pensi, ancora è che pensi! e scrivi, poi… il mistero?
Stai scrivendo pure ora, per diradare o per ingarbugliare e infittire?
Ingarbugliare, sciogliere magari… lo scavare… a che cazzo serve?
Scavare e scavare ancora! mentre sei a secco, senza un quattrino?
Un finanziamento per i tuoi scavi non archeologici ci vorrebbe…
Sei a corto di tutto, di speranze di vita, di contanti, fossero pure i pochi euro bastanti a recarsi al bar o comprarsi un sigaro?
Il sigaro che ti permetterebbe concentrazione e ti terrebbe lì, sul delitto.
Come il brandy o il rhum, a trattenerti/mantenerti sul posto, delittuosamente a scrivere.
Sigari e alcool, non dovrebbero dare razionalità e senso di pensiero al tuo intenso.
Te lo dicono, l’umano pure te lo spiega.
Poi è così che funziona, invece.
Sigari e alcool sono vitali a Mister Hyde, non la forza, non il vigore, però di intensità e sprone, implicitamente la giusta concentrazione.
Comunque, si può fare anche senza.
Alcool e sigari, sono la compagnia nell’atto di scrivere, la radio musicale accesa, la dolce Cleo accanto.
Ehi, Mister Hyde, chi sei?
Chi, dentro di te? Lo sapremo mai? Lo saprai tu infine?
Ti guardi dentro come se fossi allo specchio, cercando indizi rivelatori, spiegazioni plausibili, pagine le più inverosimili, straordinarie e folgoranti pagine e poi?
Il mistero continua, si protrae, più si infittisce più si scrive che poi cammina, di pari passo, con la più totale insolubile incomunicabile indicibile sensazione.
Tu che la faresti la mossa politica o la scelta importante, solo al fine dello scrivere il testo possibile, se bello, interessante, se ispirato.
La mossa o la scelta finalizzati allo scrivere la poesia, la canzone o l’opera, tu sei Hyde e sei nel delitto, ispirazione permanente.
Tu sei il Radicale Oscuro, finché verrà la luce del sole ad ucciderti.
Poi, sei Hyde sì, per tutti sei ancora Jekyll, il docile tranquillo mansueto insignificante Jekyll.
Invece, sei Hyde! cazzo.
Hyde dal verso ancora insanguinato.
Hyde dalla poesia affilata.
Hyde dal verso più difficile e più intenso.
Hyde, d’incanto il canto del Verso Diverso?
Se gli altri vedessero Hyde nella sua completa figura, ne rimarrebbero affascinati e rapiti o, come inorriditi, si ritrarrebbero distanti, preoccupati, spaventati?
Perché le possibilità sono entrambe, elevate, di pari pari percentuale al contempo.
Tu, se ti coglie l’ispirazione…
Certo, poi devi uccidere, la legge de l’ispirazione.
Così, devi fermarti dove capita per prendere appunti, per poter poi uccidere in seguito, con calma, perizia e criterio.
Vai a casa e ti fermi all’Irish pub lungo la strada per…
Per un caffè? una coca? un brandy?
No, per uccidere!
Che lo devi fare subito! avendone l’urgenza dentro.
La musa ti brucia, il verso che preme per uscire.
Tutto è finalizzato all’accendere il fuoco del tuo verso, vero?
E’ Jekyll che ti permette di scrivere tutto quello che vivi, il tuo inesorabile è dall’Ostaria da Rioba mantenuto in vita.
Che cosa chiedere di più ad un verso insanguinato?
Certo, tu gli lavi i piatti, ci vivi là e ci dai dentro, scrivendo pure folle e duro tra le sue mura, ne le pause.
Ostaria da Rioba, sul posto avendoci scritto dei libri interi, considerato, valutato, approfondito, ripensato, riscritto e riscritto ancora, infine definito e reso al mondo il delitto in versione presunta definitiva.
L’Ostaria da Rioba fondamentale, esistenziale per Mister Hyde che poi ti rompe, perché lì sei Jekyll e basta!
Tu che vorresti essere visto come Hyde, sempre e solo Hyde, la carogna degli altrui audaci sogni.
Tu che uccidi molto bene ora, avendo affilato e affinato la tua lama, avendoci impiegato una vita, così ora.
Uccidi bene sì, uccidi legalmente, uccidi col crudele sorriso sulle labbra, uccidi ripetutamente ogni volta che uno ti legge, uccidi con rigore, pulito, efficace, efficiente, responsabile, con senso morale alto e conclamato è che uccidi.
Dimmi, lo fai pure ineccepibile?
Sei l’esito della tua vita difficile, ai limiti dell’impossibile.
Sei il verso che uccide.
Certo, porti la morte come puoi dare la vita.
Sei a doppio taglio e dipende, sei cinico e romantico.
Come tu faccia, essendolo nello stesso corpo, nel medesimo pensiero, non lo sai nemmeno tu.
Vorresti, cerchi, scruti, indaghi e mistero rimani.
Non sei nato per dialogare, non il parlare, non lo spiegare.
Sei nato per uccidere! scrivendo.
Jekyll ti ha tirato su, ti ha tenuto in vita a questo: affinché tu ti trovassi e fossi oggi a tuo senso.
In te, la forza eversiva della vita.
La forza della vita nelle leggi e nei fatti della vita.
Sai, è proprio quando la palata di terra cade sulla tua bara, la sepoltura, che ti riscuoti, ti rialzi e torni alla vita, nel tuo grido di forza e canto interiore.
Venezia, Dotazione 14/ 8 – S.Elena 20/1/2012.
Nota. Jekyll e Hyde due personalità dello stesso personaggio in un romanzo di Robert Louis Stevenson.
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