Cercasi Nancy Olson
Cerco una sceneggiatrice (uno sceneggiatore sia pure).
Per scrivere, insieme/in collaborazione, sceneggiature cinematografiche su input di miei soggetti (una ventina e più).
Soggetti altrui? Niente da fare, ne ho già troppi io.
Tu, da questo testo, da tutti gli altri miei, a valutare mie parole e proposta.
Il cinema è la grande passione, esplicito, probabilmente al cinema devo la vita, secondo logica, dovrei essere sceneggiatore (più d’altre inclinazioni letterarie).
A vent’anni, volevo essere giornalista o sceneggiatore.
Per il giornalista, troppa fantasia e non ci ho nemmeno provato (non seriamente).
Per le sceneggiature, ne scrissi una nel marzo 1989 (Premio Solinas, senza successo, non sapendo minimamente come si scrive).
Altri tentativi, a più riprese.
Frustrazioni causate dai continui passaggi da maiuscole a minuscole e viceversa, dai rientri, a sbagliare sempre (solo questione di abitudine e continuità).
Alla fine, Vaffanculo! ho tante altre cose da scrivere (tante veramente).
A questo, ad aggiungersi ancora i dubbi, in alcuni passaggi, su come si scrive la sceneggiatura e tutto rimandato sine die che tanto…
Cercavo una sceneggiatrice/ore.
Miei i soggetti, mia la collaborazione nella stesura.
Tuo il lavoro sporco, lo scrivere effettivo al computer (in ambito sceneggiature mi irrita), più l’apporto tuo professionale, le idee e la fantasia, a completare o riscrivere pessimi passaggi, i miei vuoti o momenti che possono essere resi meglio da altro pensiero o altro punto di vista.
Le sceneggiature è meglio scriverle almeno in due, l’uno a coprire le buche dell’altro?
Per capire se quello che sto proponendo è serio o solo sogni/illusioni di un patito di cinema, con talento come soggettista, per decifrarmi, potete curiosare sul mio Blog (quello che c’è).
Se il materiale lo ritenete interessante, razionalmente e per deduzione, pure i miei soggetti potrebbero essere validi e degni di un accanirsi nella stesura delle sceneggiature?
Audacia e buonsenso, criterio e forsennato vigore, nei miei soggetti?
Vorrei precisare e sottolineare, evidenziarlo, i soggetti, quel che ho pronto, scritti più da vero e concreto sceneggiatore che da semplice soggettista, poi impossibilitato in questo curarsene.
Perché Nancy Olson?
Beh, va bene anche un maschio virile.
Comunque, a Nancy Olson il mio cuore.
Nancy è l’attrice non protagonista di “Viale del tramonto”, di Billy Wilder.
Dopo la metà del film, William Holden si trova a scrivere con Nancy (nel film Betty Schaefer) una sceneggiatura a quattro mani (da quelle scene, il Cercasi Nancy).
Scrittura proficua e lavoro felice, visto che viene anche l’amore, poi infranto.
Il film l’ho visto tra il 1988 e 1989 (un periodo particolare della mia vita), avendolo già visto da bambino, pure allora molto impressionato
Però, oltre vent’anni fa, data anche l’atmosfera complessiva che tutto prendeva… una Daniela?
Suggestione, fascino, ispirazione.
Proprio da quel film, la mia sceneggiatura per il Premio Solinas 1989.
Scrivendola in modo orribile, non sapendo affatto come, il soggetto molto bello (da riprendere la sceneggiatura e riscriverla).
Billy Wilder, il film come indelebile e pure Betty Schaefer/Olson.
Così, cerco Nancy! pure un maschio o l’arzilla ottantenne potrebbero essere OK, se idee e talento, professionalità e tempo per scrivere.
Ripeto, importante, il lavoro sporco (il digitare sulla tastiera che io…), le capacità a completare i miei vuoti o ripensare e riscrivere meglio là dove io non vado bene.
Tutto questo in prospettiva, quando non avrò più problemi di situazione.
Il lavoro, i soggetti ci sono! garantito sulla mia parola che, per la storia della mia vita, qualcosa è che vale.
I proventi della sceneggiatura da dividere a metà, miei i soggetti e mia la partecipazione alla stesura, comunque tutto a metà.
Probabilmente, il mio guadagno lo cederò a qualche associazione ambientalista, politica o impegnata sul sociale, i soldi non mi interessano più di tanto.
A me importa lo scrivere la storia, la possibilità che qualcuno un giorno possa vedere il film.
Io l’idealista, il patito di cinema, il cinefilo fon-da-men-ta-li-sta, il soggetto non per Soldi e Successo, il Sesso solo se necessario alla storia.
Lo sceneggiatore scrive i copioni e conta relativamente, spesso non conta affatto.
A volte, lavora su commissione (non sarà mai il mio caso).
Comunque, chi conta è il regista che il film lo fa e spesso il copione lo stravolge, come se lo riscrivesse da capo.
Poi, anche il regista conta relativamente.
L’unico a contare è il produttore che ci mette i soldi, il titolare dei diritti.
Anche il montaggio, chi le prende le decisioni in questa fase, il momento cruciale dove si seleziona e si butta via, come si compone l’opera, così viene.
La linea dura… lo sceneggiatore a contare di più nel film?
Lo sceneggiatore che scrive, se non su commissione, la bella storia, un racconto degno di miglior trattamento e poi… spesso, la narrazione fatta a pezzi/altrimenti?
Con buona ragione a volte, lo ammetto, sovente pure con pessimo criterio artistico.
Lo sceneggiatore non sia mai a poter dire: o si fa così o niente (ovvio e banale, non è questo che voglio).
Solo a poter contare un po’ di più, del rispetto per la storia da lui scritta, se la storia la considerazione la merita (mica sempre).
Il lieto fine obbligatorio, scene di sesso o di violenza non necessarie, a volte nemmeno in relazione con la trama?
Il titolo modificato per attirare lo spettatore è fuorviante?
Il produttore, nel suo diritto, a pensare agli incassi, al maggior numero possibile di spettatori più che al buon film, ci mette il sostegno monetario senza di cui il film è impossibile.
L’opera pure quale prodotto di una industria più che l’esito della propria cultura, della personale fantasia e del proprio libero convincimento?
E’ vero che spesso l’ego dello sceneggiatore tende a sopravvalutarsi, ad imporre un lavoro che non è all’altezza del possibile film, non come proposto almeno.
Come lo scrittore che manda all’editore il libro, pretendendo di non apportare alcuna modifica alla pubblicazione, se dall’editore consigliata (il mio caso, uno dei primi libri, io l’imbecille).
Da consigliare sempre (a tutti, a me stesso soprattutto): l’osservare il proprio lavoro con sguardo critico e animo a tutto considerare come da fuori di sé, dall’alto, in una visione complessiva.
L’autore a scrivere sì, non sia la sua soggettività a dominare utilizzo e prosieguo dell’opera.
Il momento più importante, in ogni settore creativo, quello in cui si sceglie quanto sia da tenere e quello che è da buttare (gettando via altro in seguito), giusto vero?
L’autore comunque a mantenerla la presa sul proprio lavoro.
Necessario lo scorrere del tempo a poter vedere la personale produzione con occhio diverso?
Sì, siamo arroganti noi autori e creatori, la nostra opera a difendere ad ogni costo, anche quando è indifendibile.
E’ pure vero che, di una buona sceneggiatura, il produttore tenda a farne uso e sopruso, a beneficio delle sue casse presunte.
E’ il suo diritto! ci mette il necessario finanziamento e vi pare niente?
Vi paga e mette in scena quello che avete progettato, non è affare da poco.
La linea dura della sceneggiatura, a mantenere la bella storia.
L’autore non conta un cazzo, a voler contare!
Con autocritica, non troppo protettivo, ragionevole padre del proprio pargolo in fiore.
Lo sceneggiatore a non ambire al denaro più di quanto gli serva.
Lo sceneggiatore a puntare all’opera che duri nel tempo (se ne è capace), il lavoro che tra qualche decennio (nelle sue speranze, nella sua immaginazione) un bambino a vederlo con sguardo incantato, il suo cuore a dirsi: da grande farò lo sceneggiatore! (l’attore, il regista, perfino il produttore! avendo i soldi e non il talento, l’ambizione di partecipare a tanto cinema?)
Lo sceneggiatore a rinunciare al più facile guadagno, al soldo sicuro, il cospicuo e subito?
Il capitale dallo sceneggiatore immesso nel film, la sua sceneggiatura.
Perché la sceneggiatura è il vero capitale di partenza (il soggetto veramente, io soggettista).
E vada come vada!
La linea dura durissima, lo sceneggiatore a scommettere sul suo lavoro, su se stesso, sul proprio criterio.
In tali considerazioni, se sceneggiature ne scriverò (in collaborazione), disposto a morire e garantito! non a svendere l’eventuale prodotto del proprio ingegno, a meno che mi si convinca che altrimenti è meglio.
Nemmeno disposto a cedere, alla cieca, i diritti d’autore di eventuali romanzi (presumibilmente domani scritti), quale sia la cifra proposta per l’acquisizione.
Vaffanculo ai soldi! alle tentazioni, alle esigenze di liquidità tutte.
Un possibile bambino che arrivi a pensare “Voglio fare del cinema!” come io da bambino appeso alle altrui meraviglie, che di più appagante al proprio cuore?
Da considerare che quasi tutti i miei soggetti sono fortemente impegnati, pure di possibile risvolto commerciale (il quasi, ora lo metto per precauzione).
Impegnati perché sì lo sono, se non proprio sempre, belle le storie, forti i personaggi, quello che dicono o che fanno le caratterizzazioni.
Il lieto fine non raro e nemmeno triste, preferibilmente teso al finale aperto.
Il possibile risvolto commerciale solo perché, da sempre, da bambino, appassionato dei generi (gialli, fantascienza, spionaggio, thriller e quant’altro).
I miei soggetti, una miscela non sempre ben amalgamata, però interessante.
Cercasi Nancy Olson con idee e talento, non per campare o un lavoro come un altro.
Per fare del cinema! il bambino come incantato da sempre, teso all’emulazione.
Cercasi disposto, idealmente/metaforicamente, pure a morire per quello che scrive.
Insomma, a soffrire, non a svendere (se crede in quello che scrive).
A difendere il proprio lavoro, con razionalità, con criterio e buonsenso, cercando l’equilibrio e coerente tensione nella storia che va a vivere.
E vada come vada! la storia si abbia a scrivere, il possibile accada.
Disposto a questo, altrettanto farò su tutto quello che scrivo (poesia, teatro, narrativa o altro).
Io che di sceneggiature ne ho scritta una sola tanti anni fa, scrivendola orribile.
Soggetti tanti eccitanti, al punto da poter sperare in una tensione febbrile del collaboratore/ice.
Io che (al momento) ho tre euro in tasca e raramente vado sopra i dieci-venti euro.
Sono sempre senza soldi? spendo il minimo per trarne il massimo.
Tutto a fare con una paga da lavapiatti, da solo, da ignorante?
Così io, sostanzialmente.
La parola del produttore da prendere sempre come un buon consiglio (come per il mio lontano primo editore), pure suo il diritto sulla proprietà, però il lato intellettuale.
La linea dura della sceneggiatura meglio attuabile se l’opera valutata/pagata con un minimo di quota di partecipazione alla produzione (comunque relativa in sede di considerazione), l’autore in grado (così finalmente nel suo diritto) del poter dire una parolina all’esecutivo, laggiù lontano, sul set di lavorazione.
Eventualmente, pure l’autore del copione presente sul posto? (come altrove)
Cercasi idee e talento, professionalità, amore per il cinema.
La fantasia la dote necessaria sempre per chi scrive, quale il settore in cui opera.
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